Creato da woodenship il 23/08/2010

delirio

una spirale

 

Lavacro

Post n°670 pubblicato il 19 Settembre 2022 da woodenship
 

Mai l'avrei immaginate così fisse

d'avercele a strapiombo nella mente

In un rimbombo continuo di nubi

agostane che si squarciano in lampi

tuoni e turbinare atro d'impazzite 

fronzute  alme, fiondanti rami cionchi.

E pioggia, tanta pioggia: un diluvio e più 

a lavar delirio  d'ogni lordume

in quell' oltre settembre in mille piazze

dalle folle incarognite assassine.

 

 
 
 

Conchiglie in polvere

Post n°669 pubblicato il 12 Settembre 2022 da woodenship
 

... ma che tu sappia: cosa rimugina

il mare, quando risacca che quasi

pare distratto, arrivando a lambirti,

I piedi sprofondando nella rena,

languido di sospiri in trasparenza?

 

Forse che ti voglia, ego, tutta per sé

in spregio all'alba generosa e vasta

o al tramonto prodigo di luci e ombre?

Allora vorrei tanto che sapesse:

 

del suo moto acquoso farò mio modo

di professarti il mio amore liquido.

Si che, nell'esser tu di giugno aria

in fiore, sciolga fremiti e sussurri 

s'un talamo di conchiglie in polvere. 

 
 
 

Al pesce discente

Post n°668 pubblicato il 30 Agosto 2022 da woodenship
 

Questa poesia è vecchia, ti giuro!

Sebbene all'oscuro si possa credere che,

appena adesso, mi si sia appresa addosso,

questa poesia di rosso che è più che una fisima,

è nata già vecchia di rima. E, in tempi non sospetti,

ne studiavo giochetti allo specchio, nell'andarsene dei giorni

che già, da uno spicchio di tetto, mi girava nei dintorni: nelle travi

s'udiva tarli rosicare e segatura d'ignavi sotto i piedi;

vedevo crepe, muffe e iattura di pavimenti sconnessi.

Parimenti non lo avrei mai creduto che, con me

potesse invecchiare. E, come me sperduto,

un di morirà tra ragnatele spesse,  ne sono sicuro .

È nell'ordine delle cose che sia così. E tu lo sai:

dopo un po' non ne ricorderai che le ondine dei tremori,

I calcinacci, i crolli, il demolirla di un piccone;

lo sfarinarsi di emozione nel farsi polvere,

presto soffiata via dal vento degenere del nuovo.

Infine che non avrà più nulla di me è certo

e la scaccerai fastidiosa sensazione dalla culla.

Dimmi, cosa più degradante di neuroni

che s'atrofizzino protrusioni, sì da esser tale pappa

da non rispondere ciccia a domanda che strippa?

Umilianti questi acciacchi alle piastrelle;

in bagno i rubinetti incrostati di pianti

dalla ruggine corrosi; come dagli scarichi

gli strascichi di calcare dalle perdite. Credimi:

deprime la poesia che invecchia fuor di "Dite". 

Dopo tanti anni mi capita rileggerla fantasia

che mi sento ancor giovane. E incanutita la penso

 la vedo, la interpreto attutita: calva ad inseguire carovane

che lente sfilano verso mete esotiche lontane.

Mi sfinisce in tutta la smemoratezza che mostra

per sentimenti fattisi strisce decrepite d'intonaci,

per gli infissi che spifferano arie di mattanze

per versi sofferte istanze dagli eremi di monaci,

per le strofe appese alle finestre dai vetri opachi

per metafore che guardano ad un mondo privo d'attese

per assonanze affettivamente di rivo ormai così distante...

dovrai promettermelo: quando muoio sul serio,  

devi bruciarla d'imperio con la mia carcassa

e ne illustri ceneri di miserie e lucori per abissi lacustri.

Chissà che, un pesce di lago nel suo essere discente,

arrivi a ricordarne, silente, il mio averla agognata immortale

per tutta la vita e più, ravvisandola pur nel gesto brutale. 

 

 
 
 

Nel nero di pece

Post n°667 pubblicato il 23 Agosto 2022 da woodenship
 

Basta rimuginare in greppie

lo sguardo torni  agli sfilacci

nubi che nuotan come seppie

simili in rimandi ai brogliacci!

 

Or ch'eventi  volgono al peggio

grosse gocce di pioggia

bucano asfalto nel meriggio

sfoggiando in strada arte dell' uggia:

 

basta rimuginare in greppie

meglio non voti altri tipacci,

tipi da pescar come seppie

tanto buoni a imitar pagliacci!

 

Garbuglio brutto che non dico

s'è fatto tempi che non  scrivo:

cespuglio non certo ludico

dalla fogna sbuca abusivo.

 

 

 

 

 

 
 
 

Tredici miliardi e mezzo di anni luce luce

Post n°666 pubblicato il 15 Agosto 2022 da woodenship
 

Mi pare assai strano che, per dire di me,

tu debba parlarmi d'altro.

È un po'come se mi mostrassi una foto,

densa di quei baluginii di galassie poste

a tredici miliardi e mezzo di anni luce da noi,

invitandomi ad ascoltarne il pulsare degli astri

attraverso le ere. Eppure dovresti saperlo 

che io più non sono in vena,

e i corpi celesti forse languono già spenti  

al pari del ruggito silente, eco antica,

dal mio cuore che si è  fatto buco nero.

Così lontano è ormai dalla nebulosa

che scintilla  vitale  l'accese stella

in questo e non in un'altro universo d'una vita diversa.

Ti prego, allora, non parlarmi d'altro

se vuoi dirmi di me: piuttosto taci.

Guardandoti negli occhi potrò vederci di me

parabola di cometa che va e che torna.

 

 

 

 
 
 

Poesia che s'accoscia

Post n°665 pubblicato il 03 Agosto 2022 da woodenship
 

 

Vero è amore che non prescinda dal modo poetico con cui lo si approccia. 

Così amorosa è poesia che s'accoscia:

un dolore

un sollievo

un delirio

una prova di forza

un latrare alla luna

un amare pietre che ti macinano il cuore

un dimenare di fianchi 

un incollarsi di labbra ad un fiocco di farina sputato nella notte.

 
 
 

Inspiegabilmente

Post n°664 pubblicato il 26 Luglio 2022 da woodenship
 

Ci sono persone che, apparentemente, riaffiorano alla mente

solo per morire. Per anni son rimaste in un cantuccio

nella memoria,  obliate nell'abisso in fondo ai pensieri.

Poi, d'un tratto, eccole rifarsi a galla ad aprirti il cuore

con parole che evocano condoglianze e pur speranze

rinnovando di sé un volto empatico

che tale rimarrà per un pezzo e più. 

Fino a quando, inspiegabilmente, sprofondando di nuovo

dove stavano, ci resteranno per sempre, inspiegabilmente.

 
 
 

Haiku di luglio

Post n°663 pubblicato il 19 Luglio 2022 da woodenship
 

Volger di luna

 

non è lucciola un lume

 

di luglio è inerzia.

 
 
 

z

Post n°662 pubblicato il 11 Luglio 2022 da woodenship
 

Non è che non avrei nulla da dire.

Da dire ne avrei di cose, aspre o dolci.

Ma è che  affatica stare al suolo

per farti capire quanto sia arido.

Allora resto qui: guardo e ci penso

come ossuti siano i rami di quercia

che ci vortica d'intorno calura

velo invitante a giocarselo un ruolo

sudati sul panno brullo del parco:

non è che il diavolo ci meni serio

per perderci indefesso a carte con noi.

Sentilo come scrocchia mazzi di foglie:

solo ci gioca, con stoppie e picche,

lasciandoci a essicare che la mano

sia buona e la scommessa gli renda.

 

 
 
 

deglutendo viscere

Post n°661 pubblicato il 28 Giugno 2022 da woodenship
 

Ha un che di ferale il pasto

la bestia lo consuma sul campo

con ingorda bramosia:

la senti uggiolante che strazia

che strappa, mastica, oscena deglutendo viscere.

Madri di stessa lingua li hanno partoriti

gemelli un tempo fratelli

crescendoli a latte e vodka.

Ora è la bestia a farne cibo

dopo che, l'uno contro l'altro messi

si sono cavati gli occhi.

 

 

 

 

 
 
 

Haiku mora

Post n°660 pubblicato il 21 Giugno 2022 da woodenship
 

 

 

S'affaccian more

Nere tra foglie e spine

Selvaggio il rovo

 
 
 

Riverberi a notte

Post n°659 pubblicato il 13 Giugno 2022 da woodenship
 

Con davanti tanta vita, è un peccato

non averci niente da fare d'altro 

che dispute tra ghibellini e guelfi:

gente di cui non ricordo che i nomi

così lontani nei corridoi di scuola.

 

Si che borbotto qualcosa infelice

più simile a smorfia d'ignoto: ma tu

non farti derubare degli occhi dal sole

potrebbe farne riverbero fatuo

miraggio che perduri nella notte.

 
 
 

Dai sogni trasudano ombre

Post n°658 pubblicato il 31 Maggio 2022 da woodenship
 

Tra brande aleggia come fosse a messa

rincorsa al rosario che esonda in vocio

ipnotico brusio: non si è in chiesa

e scricchiola il sudario tra le dita

pur se è forte il dolore e non si grida

nel rinvenire  per alcuni istanti .

Odore d'incenso si spande in corsia

suggestione dalla smorfia di luce:

da tele trasudano ombre intessute

a lutto. Prima ancora ch'è morte

già è un brulicare di vermi a ricamo

degli zigomi sporgenti dal muro

grigio di labbra e feritoie gli occhi.

Coro dolente dall'altoparlante

zittisce astanti, ghirlande e corone.

Nella camera che non arde a vita

una vita ondeggia flebile e goffa

fiammella di cero danzante al gelo:

è il canto che viola agonia e sconforta

già che nella  mente ogni lume spegne

come fosse meno atroce andarsene

nenia oscura a denti stretti nel buio. 

 
 
 

╚ fola

Post n°657 pubblicato il 24 Maggio 2022 da woodenship
 

È fola che la natura sia buona

e l'essere umano cattivo. A desco

si hanno i quattro cavalieri dismessi.

Qual nesso possa esister, tra tal fatta

d'ospiti bizzarri, non sarà certo

un disquisirne ad animar convivio:

a tavola, l'uno seduto accanto

all'altro, si tacciono spunti e offese.

Ci sta la morte impudica assisa ad est;

ai quattro canti presiede la peste;

la guerra gigioneggia punto e a capo;

campeggia carestia a centro tavola;

si brinda col sangue e a ovest ci si blinda...

È fola che la natura sia buona:

in questo universo che sa di zolfo

pure le anatre han da essere cattive!

Vedi femmine stuprate da maschi 

che, Infoiati, voglion sopravvivere 

accecati germani reali, al punto

da sacrificare nidiata che, trascurata,

pigola esposta ad ogni pericolo.

 

 

 

 
 
 

Eneide(Transumanze abissali)***

Post n°656 pubblicato il 18 Maggio 2022 da woodenship
 


Schiuma d'onde senza più patria è mare

che risacca, senza pace muggendo

di fame: flusso che rifugge guerra

è sospinta marea che evade e invade 

con un passato in cerca di un futuro.

In livore grigio perla si scioglie

da atomo essenziale a unità monade

ed infine ad umanità nomade:

stenta galleggia sospesa e, in fondali

stivata nell'angustia di identità,

alla deriva va appesa a relitti.

E, pensosa, si fa il ventre rigonfio

d'attese e acqua di mare. Eccentrica aria

da disperso per deserti, sbarca Enea

il figlioletto per mano, su spalle

ha il padre: corrente che avvolge e allenta,

 dischiude i capelli e li volge al bianco

lungo gli argini, dove stanno i vecchi

dando spettacolo che sa d'antico.

 

02 Aprile 2012 woodenship

***riletta

 
 
 
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Video lettura della poesia"Dimmi"

da parte di Klara Rubino,

poetessa

https://youtu.be/l2BZnGiKHk0

 

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