Creato da woodenship il 23/08/2010

delirio

una spirale

 

Un dì in corsia

Post n°525 pubblicato il 17 Novembre 2019 da woodenship
 

Sono qua seduto da ore ed ore, qua:
sulla penna puntando inchiostro denso
ritagli agnostici pensando, non atei.
Senso cerco al lercio che sfugge e stona
calando sudario su decomposta carne.
Banale si dirà: ma cosa più assilla
di un tacere che sà di eterno?
Ciò sempre mi rilascia nella mente
viva del rosso di una tuta, una scena.
Non un sogno: appena un dì per corsie
ruzzolava portantina con su un vecchio;
ceruleo l'incarnito, eppur teschio vivo
scolpito e tondo, a capo d'ossa aguzze
gli zigomi e fosse gli occhi vitrei;
appena sotto i crateri delle guance
altro abisso è bocca: spalanca sul nulla.
Eppur vivo, è d'un verso sdentato e buio
d'universo, ch'è meraviglia non ghiacci.
Seppure ancora vivo, sebbene stento,
coprendo senile oscenità col conforto
d'una risposta, non farebbe opera buona
Essa
donandogli del degrado e del sipario calante
la ratio?
Copricapi avulsi ci si montano idee strane
in testa e che ci si avvitano in quota al punto
da non starci più in vita, anche se sorride
Ella
...  sì, la Morte sorride, anche fosse a bocca asciutta
bella e giovane, sempre
Lei
sorride.
_
Attirandone a sè il lettuccio, per l'ospedale lo mena
spoglie esibendone ancor vive, non appassite del tutto.
Giovane e bionda
Lei:
radioso il sorriso
volontario narciso, sembra dirlo senza farsi beffe
quanto sia bella e giovane
Lei
al confronto con lui: vecchio, allo stremo
ormai solo ricordo per l'eremo d'un loculo.

 
 
 

Crampi d'autunno

Post n°524 pubblicato il 12 Novembre 2019 da woodenship
 

Tra sfarzi di luci e sbalzi di stormi

migrante fortuito è il colore: anch' esso

ballerino, danza per aria spoglia

avvizzito sfuma di foglia in foglia

sfrigolio andando a sfarinarsi in terra.

Cromaticamente deformi i passi

come crampi che contraggano nervi

pittando polpacci con acuti spasmi .

 

 
 
 

"Perchè non parli?"

Post n°523 pubblicato il 05 Novembre 2019 da woodenship
 

Se ti è impossibile perdonare oltre

il mio silenzio d'accigliato vecchio

che s'allarghino sfavillii a cascata

magmatici di sovrumana pietà.

 

Ma ciò dovesse esserti impossibile

allora, come mi hai spremuto, pensa:

brezza d'anima urlante grezza, estratta

dal marmo  passione, mito ispirante.

 

Riducendomi in frammenti spigoli

imprigionanti, così ti sei reso

merito: a memoria, giustizia in sogno

sillabando, mi hai vissuto e lisciato;

 

sibili di vento auscultando in petto;

di tra le vesti, con scalpello, sferza

hai mutato in carezza, scroscio in pioggia;

sentite emozioni in incavi ad arte

 

selvaggia, sì che mi hai scolpito integro

ingrigito senza pari di beltà

in mano le tavole delle leggi.

Scultore, ordunque non colpirmi ancora!

 

Paradosso dell'artista in tumulto:

nei comandamenti scritti col sangue

è che il non esserci dovrebbe esserlo

più sconvolgente dell'esserci. Quando

 

scalfenti di lingua ferrea, tra i denti

alterne, ci schizzano frasi appese

restando, perchè mai giungono a verbo

da lapidi quindi svaporii mai incisi.

 

Allora hanno da essere dirimenti, pensa

le parole che abbiano a caderci di bocca

marmo da plasmare. Lo sai, però mi chiedi

ugualmente di farti eco alla tua coscienza

 

... è che tu, così intento nel creare con scienza

hai fatto sì che altro rumore o urlo di gola

 mi uscisse, se non dal ferro a filo di vene

voce inibente nell'inseguire candore.

 
 
 

Confessione

Post n°522 pubblicato il 29 Ottobre 2019 da woodenship
 

Esiste il buio perchè esiste il reato

esistiamo in chiaro perchè c'è legge.

Siamo in pena perchè, per un senso alto

l'etica ci sparge per tanti versi.

 

Si che mai ti dissi di quella volta

in verità, nemmeno adesso ne avrei

ragione a farmi reo confesso agli occhi

ammettendo qualcosa che mi rode.

 

E' colpa, sai, che non ritengo tale

ma va così in certi giorni balordi

che ti ci senti in dovere di aprirti

e fustigarti serio a più non posso.

 

Dunque ora ti dico di quella volta:

ero giovane e libera la strada;

a tarda ora lui sembrò freccia, prima

poi un sasso sotto la ruota. Con altri

 

era che si inseguiva: stagione sua

ma anche mia. Ci rimase sull'asfalto

lui, metafora di metastasi oggi.

Fu strale il gatto nero attraversando

 

sotto il giogo di un'estrazione a sorte

mi pose, come autore di misfatto.

Devi sapere, anima mia, che la vita stessa

all'occasione sa farti criminale

 

dalla pena inconfessabile: capita

a tempo, di coincidere punto a punto

diventandoci l'uno sull'altro grumo

inscindibile e di logica privo.

 

 
 
 

Cantilena

Post n°521 pubblicato il 22 Ottobre 2019 da woodenship
 

Indefinita sul quadrante è l'ora

all'orizzonte affaccia luna smilza

falce affila distanze in linee scisse

chè, l'allontanarsi solo, è aria certa:

 

partitura per aghi di pino ieri

così discreti nello sfuggire note

quanto resinosi scoccati dardi

infissi amori a cuori aperti e nudi.



 
Adesso insiste mormorio di rivo

cantilena dal motivo pietroso

che la corrente ruzzolante porta:

non mi lasciare, non mi lasciare alma!

 

Riverbera col tono altro dei prati

nenia sommessa al chinarsi di steli

prima di sfocare passi nel bosco

che sfumino lo spezzarsi di rami.

 
 
 

Testamento

Post n°520 pubblicato il 15 Ottobre 2019 da woodenship
 

Ci sono stato messo

al mondo, credetemi

e quando vedo un altro

farci festa al posto mio

vorrei non restarci oltre

non mi interessa esserci

e condivider cosa.

 

Starci al mondo affatica

di più ancor se si è in dubbio

se frutto d'uno sbaglio:

succede averci frutti

che non si vorrebbero

che fan torcer budella

quando ne mangi abbaglio.

 

Così, quando vedo altri

sempre al posto mio, assiso

prima che possa farlo io,

mi piglia il non esister

sì che fuggirei lesto

verso il mare profondo

come granchio a ritroso.

 

Ma ci sono e qui resto

pur sempre fuori posto

ringhiante e sospettoso

irrituale e molesto

pronto a pagarne il costo

sulla linea scontroso.

 

Sappiate che la veste

non ci tengo sia rossa

nè che il vento reciti

de profundis pietoso

che non verrò a far parte

della vostra confusa

d'ossa accrocchiata d'estri.

 

Sappiate che son ricco

d'ogni palmo di nulla

d'ogni striscia di niente

che vi intesterò tutto

anche queste nuvole

adesso in cielo grasse

e pure il girasole

 

dalla radice in aria

lì dove siete adesso

lì dove non sentite

lì dove non vedete.

Vado via e senza un cenno

di croce, perchè, a spalla

ho già a galla una croce.

 

 

 

 

 
 
 

Alle volte, altre vite

Post n°519 pubblicato il 09 Ottobre 2019 da woodenship
 

 

 

... no, non separarti dalle mie ali.

restami avvinta come sognassimo vortici

e fossimo frutto di un sogno: amanti

strattonati dalle correnti in quota

plananti speranzosi di quiete

nel sonno profondo delle vette

...

alle volte me lo chiedo, sai, se siamo

noi stessi un sogno d'altri

Qualcuno che apra gli occhi quando noi

li chiudiamo, realizzando ciò che noi non

realizziamo; riflettendo una luce che noi

non percepiamo. Se non quando, infastiditi

spalanchiamo le palpebre stupendoci

per una natura che non conoscevamo,

ovvero quella di chi ci ha sognati

poi facendo sì che divenissimo realtà

che ci abbia di loro tutti gli amori

e di noi i ritorni forse avvenuti

di loro gli addii senza rimpianti

di noi le lacrime inconsolabili

di loro la secchezza straniante

per noi assassina in grani di sabbia

in loro uggia di brillanti che imperla la guancia

...

Al risveglio che mi resti tra le ali

orizzonte mi sei che ti abbraccio.

 
 
 

La libertà non è illusione

Post n°518 pubblicato il 06 Ottobre 2019 da woodenship
 

La libertà non è illusione, bensì uno stato di natura: l’essere umano, come tutte le specie, nasce libero. 

La libertà non fa mai il paio con sicurezza.

Mentre la sicurezza fa il paio solo con illusione.
La sicurezza è solo illusione,
perchè in natura non esiste sicurezza,
nemmeno se ci si rinchiudesse tra quattro mura corazzate.
L’unica sicurezza che esiste è quella che moriremo.
Il resto è solo ricerca di altra sicurezza: velleitarietà
di un bisogno indotto dall’istinto di sopravvivenza.
Dunque, chi parla di sicurezza ad ogni costo,
sta solo cercando di ingannare, di vendere paura,
al solo scopo di trarne un vantaggio personale,
sottraendo all’individuo la libertà di avere paura.
 
 
 

Col sole negli occhi

Post n°517 pubblicato il 01 Ottobre 2019 da woodenship
 

Vero è che al supermercato fa freddo

nel corridoio dei surgelati stando.

Sono freddi in gastronomia anche i piatti

pronti: indigesti, li senti con dita

raggelate rapprese ai vassoi, freddi

come i sorrisi alle casse. Lo so

sembrerà bizzarro: sì di fragile

salute, amarlo pure se letale

questo freddo, brivido impersonale

che ti si arrampica su per la schiena;

fa sì che, suggerendo brina, arrivi

alito condensato alle tue labbra.

Alla cassa tu che digiti perle

lumìe dai codici a barre di merci.

Tra te e me, uno scontrino salta in lungo

correndo parallelo nastro bianco

fin sulla mia mano incoerente estrema:

il conto ha saldato col cuore vivo

tingendoti di rosso sangue le unghia

già sapendo che non esiste resto.

L'amore spicciolo non si concede

più di tanto: latitando nicchia

rincantucciato, acconciandosi serio

alla bisogna, per quanto ci riesca

miope, nel mantenere distanza

mai a sufficienza giusta, con la vita

vissuta amore col sole negli occhi.

 

 
 
 

Un cozzo che rintuzza (ritratti)

Post n°516 pubblicato il 24 Settembre 2019 da woodenship
 

Tanto ilare e giovane la si nota

e poi lo scatto dritto a testa bassa

contro parete: un casco le hanno messo

in testa, si che l'impatto è di piuma

ed è tutto da rifare. D'andare ha

e lei ci va: una smorfia, poi di corsa

sgangherata fino allo schianto. Forse

che con livide risa a fior di labbra

e la botta di fronte, anche il dolore

si spenga lì a mente, in materia grigia.

Allora galileiana ci riprova

che s'è persa al monte; e a saperla di chi

la colpa per non averci più un figlio

di qua dal muro con sè, come pure

un marito. Convinta più non chiede

se oltre il muro ci stanno loro, così

compatti al cozzo che rintuzza bolla

dura di silenzi. Solo ci va, aspra

contro tramezzo, rimbalzando molla.

 
 
 

Vilsonetto lisergico(shakespeariano)

Post n°515 pubblicato il 18 Settembre 2019 da woodenship

 

Di giraffe mi dicevi ad Amsterdam

e dei tanti hare Krishna in Vondelpark

sorridenti e di vesti non certo dark

per strada così eleganti, in Piazza Dam;

 

di anche non dare retta ad elefanti

nè di fare banda con corvi matti

dalle piume in fiamme avvampanti a scatti

pur se rosa sono tutti lestofanti.

 

Ma dell'essere o non essere a tema

secondo il tuo dire e senza ignominia

sorridendo amaro pel tuo anatema

 

Foca saggia mi reciti litania:

cosa si vuole che sia per stilema

l'essere o non essere, se non ironia?

 

 
 
 

Ippisadicamente (6)

Post n°514 pubblicato il 10 Settembre 2019 da woodenship
 

... impennandoti, imbizzarrita furia

per assurdo fiammeggiante di sguardi,

mi accusasti di esserti biecamente

nell'anima entrato, per iscrivermi

magister al tuo registro segreto

degli istinti, quello in cui ammanettata

sei schiava. Ma io che "Venere in pelliccia"

leggevo compreso: percuotendoti

glutei, ingiurioso sadico, sul collo

linguistica insufflavo a denti stretti

serio suggerendo arie da dressage

estetica asserivo del bondage.

Perfezione di nodi, in ardui modi

raffigurandoli in seta frusciante

raffinati nel proporre motivi

sulla pelle tanto eccitanti, come

nella psiche così rasserenanti

da ricomporre con mano i capelli

all'indietro tirandoli briglie oro:

trovavi eccitante che ti frustassi

che ti strizzassi, del seno inebriante

fieri di vento, i rizzi capezzoli. 

Percepir piacere dal vizio umilia:

più umiliati fa dissennato orgasmo

d'un tanto di sesso per verso alterno.

Così a furore di mente scalciasti

che ci abbracciavamo; sì che, zoccoli

su barriera incespicando, cademmo

all'ultima siepe ostacolo, in aria

sospese lasciando fluttuare voglie

di un "noi", emozionalmente finito oltre,

dalla morbosità disarcionato.

 
 
 

Solo questione di corna

Post n°513 pubblicato il 07 Settembre 2019 da woodenship
 

Solo questione di corna

L’altro giorno riflettevo sulla crisi politica agostana che ha riservato sorprese a non finire. Non starò qua a riassumere tutto quanto accaduto, bensì mi limiterò ad osservare che ho avuto la netta sensazione che, ben pochi, abbiano compreso i motivi di questa crisi politica, scatenata dalla mozione di sfiducia presentata dal vicepresidente del governo, il leghista Matteo Salvini.

Ancor meno si è capita la reazione rabbiosa del suddetto vicepresidente Salvini. Ho provato ad indagare anche presso i suoi sostenitori, oltre che tra i suoi detrattori, ma senza cavarci un ragno dal buco: ognuno presenta le sue ragioni e la questione pare inestricabile. E, come capita spesso in politica italiana, sembra che siano tutti innocenti e tutti vittime.

Ma, se me lo si consente, vorrei provare a semplificare la vicenda. Mi si perdoni se potrà sembrarvi eccessivamente semplificata. E’che, a banalissima questione di corna, la ridurrei. Adesso mi spiego: c’è una coppia, Salvini e Di  Maio, che hanno deciso di mettere su casa. Si sposano con regolare contratto garantito da un terzo di nome Conte.

La vita familiare procede tra strappi, ma senza mai rompersi, per quasi un anno e mezzo. A questo punto, uno dei due coniugi, Salvini, stufo dell’unione e, a suo dire, dell’inconcludenza dell’altro, decide di divorziare. Di Maio, sentendosi tradito e non volendo acconsentire al divorzio, ricorre al garante del matrimonio, ottenendone soddisfazione e riconoscimento. Al che il garante l’autorizza a cercarsi un altro coniuge.

E qua cominciano i problemi per Salvini che, andato per tradire, rompendo l’alleanza, si ritrova a sua volta tradito, perchè Di Maio decide di mettersi in comunione con il peggior nemico sia di Salvini che dello stesso Di Maio, ovvero il PD. Comunemente, nelle storie di coppia, la cosa minaccerebbe di finire nel sangue: si sa il senso di possesso in genere è molto forte. Se poi ci si aggiunge la sensazione d’essere stati traditi, allora questo si trasforma in risentimento e in rancore.

Dunque ecco volare gli stracci: “Ti allei col partito di Bibbiano!” Accusa il leghista;

“Tu mi hai abbandonato”, reagisce il pentastellato

“Sei incoerente” persevera il leghista”ti sei messo con i pidioti” rincara la dose Salvini

“Traditore!” ulula il pentastellato” mi hai abbandonato da solo a gestire la famiglia, cosa potevo fare se non trovarmi un altro partner per tirare avanti?”

E così via cantando…

Io vorrei soltanto trarre una morale da questa che il buon Goldoni Carlo avrebbe derubricato a “Baruffe Chiozzotte”: Il “traditore” Salvini ha tradito Di Maio. Poi pentendosi, ha cercato di rimediare, scatenandosi in una rincorsa alla moina più seducente, per riportare a casa il coniuge prima abbandonato. Il tradito Di Maio non ha trovato di meglio che rispondere, al tradimento, accasandosi con quel che un tempo era nemico comune, quando erano considerati famiglia, ossia il PD.

E il pubblico? Come sempre finisce per schierarsi principalmente con colui che, mascolinamente, riesce a passare più credibile come vittima, di fatto schierandosi con Salvini. Ma così non comprendendo che: di una mera questione di corna trattasi. Ossia di un traditore che si ritrova cornuto e che, adesso, usa ogni mezzo per rinfacciare all’altro il proprio tradimento e la propria incoerenza ed arroganza, in questo modo nascondendo ai suoi parenti la propria inettitudine, in prima battuta come capo di famiglia, in seconda battuta come leader.

La morale, mi pare sin troppo banale: mai tradire, se non si è sicuri di riuscire a portare sino in fondo il tradimento.

 

Grazie di cuore

 
 
 

Da nord a sud

Post n°512 pubblicato il 03 Settembre 2019 da woodenship
 

Dicono che il permafrost bruci

a nord, raccontando di come

fiamme alte come palazzi

divorino foreste a nord

e ceneri come da vulcano

disegnino di nuvole svolazzi.

 

Dicono di come, fumando

si sciolgano catene di ghiaccio

dalle costrinzioni liberando i morti

dopo millenni all'addiaccio

dormienti nel permafrost

ora desti siano spietati.

 

E che tornino questi, di nero

investiti, per uccidere i vivi

da nord a sud e da sud

verso nord:impazzite le correnti

giù fino all'Amazzonia cattivi

perseguendo dell'odio il mood.

 

 
 
 

A tappeto sessantatre volte

Post n°511 pubblicato il 26 Agosto 2019 da woodenship

si dà un concerto nella sala grande

a cielo aperto si sgola alto il coro.

Assolo sei tu, fitta che risali

lungo scaglie d'ossa e su per i nervi.

Grilli e cicale accompagnano solerti

l'acuto vibrante mestizia.

A tappeto sonoro, le foglie a tempo

crocchiando, ci stanno passo passo:

del tempo trascorso riassumono sentimento.

Ti si dice che sei giovane.

Ma, a sessantatre anni compiuti

come si fa ad esserlo ancora

quando già con l'ali pure cabrando

sessantatre volte s'è sfiorato il tappeto?

Sulla rocca

Un lampione tra tanti s'alluna

come allora ci provi a spegnerlo

a sassate nel corso della notte:

per viali portatore luminoso d'intenti

che ancora li vedo tali

col buio che già si è spento

sessantatre volte.

 

 
 
 
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Video lettura della poesia"Dimmi"

da parte di Klara Rubino,

poetessa

https://youtu.be/l2BZnGiKHk0

 

SO FAR

I'm so far

too far

i'm going more far

like a comet

living the solar sistem

 

 

LADY DAY

 

 

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Per favore, copia e incolla questo post ed inseriscilo in un tuo box. Grazie di cuore._A®

 

 

GRAZIE DI CUORE DIVINA MISTY

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