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personale concezione di infinito
Alla fine, quando tutto era finito, s'era deciso a venire davanti alle Egadi: Favignano, Levanzo, Marettimo. Non aveva disturbato la famiglia perchè il ricordo era ancora troppo fresco e Lui era fatto così; silenzioso e turbato aveva camminato sulla spiaggia ascoltando Face a la Mer delle Negresses Vertes poi, inquietato definitivamente s'era seduto nella Contrada Spagnola, vicino all'Isola Grande. I suoi occhi erano stanchi per l'abbacinante incedere del sole e le sue gambe tremavano. Chissà se se l'era aspettata così la banchina con le sue case che quasi toccavano il mare e il biancore quasi assordante dell'aria con i suoi gabbiani esaltati. Era una promessa che aveva dovuto assolvere comunque fossero andate le cose, e le cose, alla fine, non s'erano messe bene. Rialzatosi s'era incamminato lungo Contrada Giunchi fino a Contrada Dammusello, cercava un traghetto per le Isole, ma s'era ritrovato a vagabondare per le strade di Marsala: era davvero un altro mondo per Lui abituato a Berlino e Amburgo, però gli piaceva, la gente era espansiva e quell'aria di povertà dignitosa lo aveva quasi commosso. Lei aveva abbandonato la città qualche mese prima, s'era trovata un lavoro a Palermo in un pub e Lui si chiedeva come avrebbe potuto resistere con il suo mal di schiena ma tante cose non gli tornavano in quell'addio lunghissimo e spettrale, c'erano parecchie ombre e una serie di omissis. Era arrivata la sera e Lui non aveva voglia di rientrare in albergo, così si era rinchiuso in una trattoria a mangiare pesce spada. Le scariche di buio mescolate al violaceo della terra lo incupivano e gli facevano tornare alla mente qualcosa di primordiale e un'atmosfera plumbea e sgargiante al tempo stesso, come se Poseidone e Mercurio si dessero battaglia per prendere possesso di una Venere demente e un pò scapigliata. era restato parecchio a sgranocchiare mentre i clienti, uno dopo l'altro, si alzavano e si dirigevano verso la porta, resi un pò malfermi sulle gambe dal forte vino locale. Era ben oltre le Due quando anche Lui aveva deciso di darsi una mossa e sganciarsi dal tavolo. Era ubriaco. Resa la lingua sciolta dai liquori aveva avvicinato uno dei camerieri chiedendo se conosceva una certa Vera Sembianti che abitava in Via Virgilio 60. Non c'era motivo per farlo e di certo nessuna ragione logica. Infatti il tizio aveva scosso la testa e gli aveva sorriso. "Io sono meglio" aveva risposto, ammiccante. Teneva una cascata di riccioli neri e il naso un pò lungo e affilato, ma le labbra erano splendide. Aveva avuto quello che si meritava: una sonora lavata di capo per la sua quieta testardaggine. "Un'altra volta..." aveva mormorato e s'era avviato a pagare. Uscendo nell'aria brezzolina della notte si domandava se Lei per caso non si fosse suicidata o avesse messo su casa, per Lui entrambe le opzioni erano carne fresca da disperazione. La sua presenza fantasmica screziava ogni nuvola nera e Lui s'era appoggiato a un muro che dava sulla darsena, piegando la testa di lato. Il traghetto lo avrebbe portato, l'indomani, verso una sua personale concezione di Infinito.