genius loci
Mattina. E la luce filtra attraverso gli squarci di occhi. La si lascia galleggiare facendo finta di nulla e restando con la mente appesa ai granelli di sogni e alle coperte con i disegni di papà Natale. Lentamente si sbattono le ginocchia e la confusione si amplifica, si balbetta con una bocca storta e ci si appende ai riquadri lasciati volutamente in ombra dall’illuminazione turbolenta. Ancora dei minuti. Ancora indolenza e terrore. È sempre questo il passaggio dalla semicoscienza al pieno possesso di sé. Uno spreco di tempo e il rimpianto dello stordimento, non volersi levare per guardare il Mondo che offre il peggio di Sé. Baloccarsi ancora e ritornare in mezzo alle doglie per aggrapparsi a quell’entrata di caverna, fasciati con le ultime doghe amniotiche e qualcuno che ti dà un calcio, come ai paracadutisti e a Te che non trovi nessun appiglio. Allora cominci a girare a vite e capisci che Ti sfracellerai nel mondo. Non c’è riaggiustamento né play backwards. Comunque la morte, quando arriverà sarà bellissima: un riavvicinarsi a vecchi compagni e un eterno sballottamento fra veglia e sonno, senza strizzamenti di palle e doveri.“Ho fatto un sogno pauroso.” Emma ha gli occhi umidi.“Che morivo?”.“Sì.”