Ciak…si gira! Ricominciano oggi le riprese del film: “Il giallo di Cogne”, nelle case degli italiani da circa cinque anni, anche se ancora in corso di svolgimento.Non c’è telegiornale, giornale e radio che non ne abbia parlato…ormai è divenuta una sorta di saga in cui tutti si sbizzarriscono a indovinare chi è l’assassino e qual è l’arma del delitto, sembra di giocare a Cluedo!Abbiamo ricevuto la notizia e da lì si è aperta l’opera teatrale, gli attori?!! Chiunque, senza distinzione di sesso, età o curriculum. Dal Sindaco di Cogne che si lascia andare in previsioni tanto fantasiose quanto improbabili, ai giornalisti che riempiono le pagine dei quotidiani con fiumi di inchiostro. Dai giudici che sembrano avvicendarsi come in un teatrino delle marionette, a Bruno Vespa che ci tiene incollati davanti la TV con i suoi magnifici modellini, stile casa della Barbie. Dai politici che, non consapevoli dell’indipendenza della magistratura dal potere politico, si sentono comunque incaricati di dover dire la loro, a Daniele Silvestri, che ci ricorda il nome di quell’ormai popolarissimo paesino valdostano anche a Sanremo, mescolato a goduriose fritture di Paranza. Dalle casalinghe curiose che fanno per ore la fila davanti al tribunale a zero gradi pur di assistere ad una udienza, ben sapendo che, non avendo alcuna conoscenza giurisprudenziale, non saranno capaci di comprendere nemmeno mezza parola di ciò che si dice dentro l’aula, ai baristi di Cogne sottoposti a continui interrogatori da parte dei giornalisti, come se la soluzione del caso dipendesse dalle persone a cui hanno versato i loro caffé nei momenti immediatamente successivi il misfatto.Curiosità, tanta curiosità…che forse è diventata morbosità. Oggi è ripreso il processo…e quella curiosità era così forte che il Tg5 ha dedicato un servizio di sette minuti al caso di Cogne e una notizia letta, senza nemmeno uno straccio di immagine di trenta secondi, al primo accordo della storia tra cattolici e protestanti in Irlanda. Come a dire: il tentativo di porre fine ad uno scontro che ha causato 4.000 morti vale meno del giallo di Cogne. Io, personalmente, avrei preferito avere qualche informazione sulla fine di una guerra che sulle insinuazioni del Procuratore Generale circa lo strumento utilizzato per uccidere il piccolo Samuele.Ma la curiosità va oltre, non guarda in faccia a nessuno. Non dirò la mia posizione, non voglio fare l’innocentista o il colpevolista di turno. E’ giusto che la magistratura completi il suo operato, ma non deve farlo necessariamente nel frastuono dei giornali e dell’opinione pubblica, può farlo anche in silenzio. Ormai i fatti sono noti, tutti li abbiamo ben chiari, ma in tutta questa foga di conoscere chi ha inveito contro quel corpo con così tanta violenza, abbiamo dimenticato la faccia, il nome e le sembianze di quel piccolo. Pochi si ricordano il suo nome…ed è questo il vero scandalo. Non è l’arma del delitto, o l’assassino…ormai siamo abituati a certe scene, purtroppo rappresentano la nostra quotidianità.Tutti ricordano gli occhi azzurri del piccolo Tommy, eppure la sua storia non ha avuto tutto questo clamore. Oggi, nonostante anni di battaglie legali e di martellamenti alla tv, in pochi ricordano il viso di Samuele. Come spesso succede, ricordiamo l’aggressore, o potenziale tale, ma non la vittima. Vittima di un’arma e vittima della curiosità morbosa della gente, quindi ucciso due volte.Non importa se è stata Anna Maria Franzoni, non importa se è stato il vicino di casa, non importa se è stato ucciso con un mestolo…la verità non è in un plastico, in un articolo di giornale o in un’aula del tribunale. La verità è fugace, viene dimenticata subito…ma certi volti non si possono cancellare perché farlo sarebbe da vili, da codardi. E a volte il ricordo, vale più della carta ingiallita di una sentenza.Ché voler ciò udire è bassa voglia.Dante