Muore Michelangelo Antonioni, muore una parte del cinema italiano. Ma non è di questo che voglio parlare. Quello che mi ha colpito è la notizia che quel piccolo uomo alla veneranda età di 94 anni aveva perso la parola, a causa di un ictus, da quasi quindici anni.Allora rifletto e penso, perché a volte la vita è proprio buffa. Si…buffa, perché siamo sempre convinti dell’importanza delle parole, di saperle dosare nella maniera più opportuna, della necessità di urlare al mondo i nostri pensieri, di contrapporli con le urla a quelli delle persone che ci sono contrarie e poi arriva un simpatico nonno di 94 a farci capire che non sempre è così.Perdere l’uso della parola, ma continuare a strabiliare il mondo con la propria arte…è una scoperta che mi ha lasciato a bocca aperta. Ho cominciato a pensare al passato, alla storia e mi sono reso conto che la vita è scandita da parole, ma che quelle parole non sono che il contorno a tante piccole immagini mute che segnano il passare degli anni.Ricordo l’immagine del proiettile che parte tra la folla in piazza San Pietro e trafigge la tonaca bianca di Giovanni Paolo II, gli aerei che entrano nelle torri gemelle come un grissino nel burro, Benigni che palpeggia le parti basse di Pippo Baudo, Pertini che esulta per la vittoria ai mondiali dell’82, Madre Teresa che coccola i piccoli bambini malati dell’India, la foto di Aldo Moro con la scritta Brigate Rosse alle spalle, le onde dello tsunami che travolgono la bellezza delle coste orientali, l’autostrada disastrata dalle bombe della mafia sotto il cartello che indica lo svincolo per Capaci, le bare dei carabinieri italiani morti a Nassirya allineate sul pulpito della chiesa, Alberto Sordi davanti al piatto di spaghetti che dice “Te me provochi, io me te magno!”, la luce della camera di piazza San Pietro che si spegne, le campane che suonano e il feretro di Giovanni Paolo II che sfila per la piazza, Armstrong che pone la bandiera americana sulla luna, Clinton che spiega pubblicamente le sue colpe per una fellatio nel suo ufficio, il muro di Berlino che crolla sotto i colpi di piccone dei tedeschi.Perché nei miei ricordi non ci sono le parole?! Solo il silenzio accompagna queste immagini indelebili. Allora è vero…è possibile che a segnare la vita non siano sempre le parole, ma soprattutto le immagini che restano come un marchio sulla pelle. Le parole possono rappresentare un valore aggiunto, ma provate a chiedervi se avreste provato la stessa sensazione nel sentire raccontare lo spegnimento della luce della camera di Giovanni Paolo II la sera della sua morte, piuttosto che vederlo con i vostri occhi. Quel semplice momento non avrebbe avuto lo stesso valore, la stessa forza.Caro nonnino…stavolta ci hai fregati! Certe emozioni non hanno bisogno di parole…si vivono e basta, in silenzio, come piccoli segreti da custodire in fondo al cuore. Tu l’avevi capito…io no. Le emozioni vere spezzano le parole come piccoli fuscelli in preda al vento, e non si possono fermare.E in un mondo che sembra il supermercato delle parole urlate, il silenzio acquisisce un valore nuovo e più profondo, arricchisce una sensazione e la rende migliore. Viviamo di momenti muti, silenziosi e il lento scorrere del tempo ce lo ricorda…tic tac tic tac tic tac…è la giostra delle sensazioni. Tieni la bocca chiusa e gli occhi aperti.Paolo da Certaldo