Tra le mie parole...

Al detenuto nel braccio della morte...


Caro amico,sei lì, nella cella ad attendere il tuo momento, il tuo momento di gloria. Colpevole di aver ucciso, di aver tolto la vita, di aver commesso il reato più efferato di cui un uomo possa coprirsi.Te ne stai in attesa a pensare a ciò che hai fatto, a ciò che lascerai qui, a ciò che ti sei giocato in un momento di ordinaria follia. I brividi salgono su per la schiena, le gocce di sudore scendono dalla fronte, l’aria si fa improvvisamente pesante, tetra, oscura. Tutto è grigio…un’attesa spasmodica per sentire l’ago che lentamente entra dentro e il siero che si libera tra le vene fino a perdere conoscenza, a non sentire più dolore, nulla.Hai giocato con la vita, l’hai maltrattata e annullata e ora è il tuo momento. Tocca a loro, fare a te ciò che tu hai osato fare a qualcun altro… perché?! Non so, non chiedermelo; forse un perché una ragione non c’è. Ti hanno insegnato che gli errori non si replicano, che la vita è pur sempre una vita e come tale va rispettata. Tu te ne sei dimenticato, per un momento…ora è il loro momento. Ti faranno fuori, perché tu sei un assassino, devi pagare. Poi si ritireranno nelle loro belle chiese a pregare Dio e il perdono, a commettere i loro piccoli peccatucci quotidiani, ma tu l’hai fatta troppo grossa. Devi pagare perché hai ucciso…ma solo tu. Nessuno pagherà per i corpi degli iracheni trucidati a migliaia per cercare delle armi di distruzione di massa che ancora non ci sono; nessuno pagherà per le migliaia di bambini afgani che non sorrideranno più chiusi nelle loro bare, nessuno pagherà per tutti quei cinesi che saranno massacrati per esprimere liberamente il loro pensiero. Perché quelli sono reati necessari…il tuo no. Mi piacerebbe che con te fossero giustiziati tutti quelli che autorizzano una guerra, quelli che autorizzano il lancio di una bomba, quelli che, presi da manie di protagonismo pensano di poter governare il mondo con il terrore ed i fucili. Anzi no, non lo vorrei…perché io non sono come loro, credo nella vita, anche quando mi volta le spalle. Vorrei che loro pagassero come te…perché hanno ucciso e continueranno a farlo anche con te giustificati solo da un errore che tu hai osato commettere.La chiamano giustizia…ti tolgono la vita perché tu l’hai tolta a qualcun’altro, come nella più truce legge della giungla. Quel valore della vita che tanto vanno osannando improvvisamente scompare, per un secondo, per il tempo necessario ad infilare un ago in vena…perché tu non sei una vita. Tu sei un numero, uno schifoso numero. L’ora si avvicina, tra un po’ è il tuo momento. Farai la tua passerella, la tua ultima sfilata, legato con catene e lucchetti. Entrerai nella stanza…le tende si apriranno e lo spettacolo inizierà. Una prima iniezione per stordirti, una seconda per bloccare polmoni, cervello e cuore. Tutti gli spettatori ad osservarti, a guardarti mentre esali l’ultimo respiro. Poi lo spettacolo finisce, il sipario si chiude, il corpo inerte trascinato fuori, ma in fondo non importa, perché è il corpo di un assassino.E con quel siero maledetto non muori solo tu…muoiono gli ideali, i pensieri, millenni di civilizzazione, muore l’evoluzione del pensiero umano, muore la concezione di giustizia, la razionalità, la dignità dell’uomo…uccisa e martoriata un’altra volta. E con loro muoiono anche gli uomini…tutti quelli che tacciono, tutti quelli che, come me, pensano che la gente cambi e che ogni volta muoiono con quell’ago.Parole, solo parole le mie…parole che si perdono nel vento…come la tua vita, quella che verrà giustiziata per fare giustizia. I morti non tornano purtroppo, ma i pensieri restano e in quel momento è come se quell’ago entrasse nella mia pelle… a uccidere i miei pensieri, a uccidere un po’ di me.  Se uno uccide un uomo è un assassino; ne uccide un milione, è un conquistatore; li uccide tutti è un dio.Jean Rostand