Dicembre…mese di chiusura, mese di ricordi. I TG cominciano a propinare lunghi resoconti di quello che è stato: foto, immagini, momenti di vita vissuta che rappresentano un anno. Io no, perché come scrissi tempo fa non amo i bilanci, preferisco scrutare e pensare alle linee direttrici del futuro, imparare dal passato per costruire il futuro.E allora succede che il giorno della vigilia di Natale trovo su “La Stampa” una foto dal titolo particolare: “Gesù Bambino a Kabul”, la guardo, la osservo attentamente e capisco che quella è l’immagine che rappresenta meglio di qualunque altra l’anno passato e, insieme, quello che deve ancora arrivare. Vorrei la neve che cade copiosa e che, lentamente, copre ogni cosa. Vorrei la neve su ciò che è stato e che non deve ripetersi, la neve sulle violenze, sulle guerre, sul dolore. La neve che rende tutto terribilmente uguale, la neve che leviga le differenze e porta tutto sullo stesso piano, la neve bianca che dà al mondo un’immagine diversa, l’immagine della purezza, della bellezza, la neve che è un preludio a qualcosa che rinascerà quando tutto sarà sciolto. Non più vecchie sterpaglie, buchi di bombe, ma erba verde e rigogliosa, erba di pace.Al centro lui, il simbolo del futuro ma anche del passato. Il bambino che cammina sulla neve senza pantaloni e con un paio di ciabatte in mano. Il simbolo della povertà, dell’infanzia violata, della disuguaglianza sociale, il simbolo della guerra infinita. Ma insieme e con la stessa identica forza il simbolo del futuro, di ciò che sta crescendo, di quelli che guardano al mondo con occhi nuovi, di quelli che affrontano le intemperie e il freddo con l’incoscienza di chi ancora non sa di cosa è fatto il mondo. Coloro che si tolgono le ciabattine e camminano in punta di piedi, non consapevoli di essere il seme del futuro, il piccolo germoglio della società che verrà, di quello che sarà. Un grosso peso sulle spalle, perché l’eredità di un anno e molto di più non è leggera; una responsabilità che nessuno vorrebbe ma che quel piccolo, così come tutti i bambini del mondo, si trovano inevitabilmente sulle spalle.Ti guardo, ti osservo ancora…e capisco che non voglio guardare al 2007. Non voglio fare un bilancio di ciò che è stato perché è ancora troppo doloroso, pensare che siamo stati capaci di ridurre te e la tua esistenza in quel modo…è qualcosa che non va celebrato. Preferisco scrutare il tuo assoluto coraggio e sperare che quello rappresenti il futuro, voglio credere che quei piccoli piedini cammineranno su erbe rigogliose e che quelle piccole manine cominceranno a posare i primi mattoni di un futuro diverso, migliore. Sei l’anno che vorrei, l’anno che spero, l’anno che desidero con tutto il mio cuore. L’anno della rivincita contro chi crede che tutto vada sempre e solo in un’unica direzione e non esista alcun modo di cambiare rotta: l’anno del cambiamento. Sogni, piccoli grandi sogni di un semplice blogger. Voglia che la neve si sciolga e lasci spazio al verde, voglia di camminare su un prato nuovo, voglia di guardare al mondo con gli occhi di un bambino. Sogni per un 2008 diverso…ma sempre sogni. Ci voglio credere e confido in te, in quel tenero sguardo e confido in tutti quelli che, come me, non hanno ancora voglia di smettere di sognare.Buon 2008 a tutti!Trovo che la cosa importante nel mondo è non tanto dove stiamo, quanto in che direzione stiamo andando.Oliver Wendell Holmes