Tra le mie parole...

Il senzatetto mancato


Un anno di scrittura, un anno di post. E’ stata la settimana in cui il mio blog, come si dice da queste parti, ha compiuto un anno. Non ci avrei mai pensato, ma è così.Non voglio auguri, ho sempre pensato che gli auguri si facciano alle persone e che, invece, il più grande augurio per un pensiero, per un’idea sia quello di non essere dimenticata, di non morire tra gli sgangherati labirinti della memoria.Crescere, cambiare, mutare sono le parole d’ordine del tempo che passa, degli anni che continuano a trascorrere imperterriti. E ogni tanto il pensiero si rivolge al passato, a quando da piccolini non ci si poteva sottrarre alla fantomatica domanda: “Cosa vuoi fare da grande?”.Beh, non ho mai amato quella domanda, perché non ho mai amato pianificare troppo il mio futuro. A questo si aggiunge il fatto che la tradizione vuole che si tratti di una tra le domande più scontate alle quali si possa dare una risposta. Bambina: ballerina, Bambino: calciatore. Beh, diciamocelo pure, col tempo anche questi semplici sogni hanno subito una loro evoluzione e la ballerina è diventata la velina e il calciatore…ehm, il calciatore è rimasto lo stesso, perché tanto, nemmeno i bambini sono più scemi, basta impostare l’equazione: calcio = soldi + veline + discoteche e il gioco è fatto!Da piccolo, non avevo le idee ben chiare…andavo da una professione all’altra, ma quella del calciatore era puntualmente scartata a priori, già in quel tempo non capivo la differenza tra serie A e la serie B! Ancora oggi, quando ci rimugino, mi viene da pensare che ciò che vorrei fare nella mia vita è il senzatetto. Si, avete capito bene, il senzatetto…viaggiare per tutto il tempo in tutti i paesi del mondo, non preoccuparsi di niente se non di dover reperire lo stretto minimo necessario per sopravvivere. Una vita senza regole, una vita libera, una vita mia, sotto tutti i punti di vista.Sentirsi sgravato da ogni peso, da ogni responsabilità e dover rispondere solo a se stessi perché in fondo non è un obbligo dover lasciare un segno di se, perché a volte anche le vite all’ombra possono essere meravigliose. Non so, forse è un ragionamento egoistico e per certi punti di vista opportunista, lo so…ma quell’idea mi è sempre piaciuta. E’ un’idea così sghemba che a volte mi fermo a pensare a come sarebbe stata la mia vita se fossi riuscito a realizzarla. E allora comincio a pesare…metto su un piatto della bilancia tutto quello che avrei guadagnato: libertà, spensieratezza, possibilità di conoscere il mondo in ogni suo lato, assenza di preoccupazioni e dall’altra tutto quello che avrei perso: amicizie, famiglia, il lavoro che amo, le giornate passate a guardare il mare. E quel piatto pesa sempre di più, non c’è nulla da fare.Preferisco che sia la mia mente ad essere vagabonda, lascio che ogni tanto si estranei da tutto ciò che la circonda e cominci a volare in un mondo che non c’è. La spoglio di tutti vizi che la costringono a terra e la lascio volare, perché sia libera di andare dove vuole, di portarmi in posti dove non avrò mai la possibilità di andare. Non è proprio la stessa cosa, ma la vita è fatta di scelte e a volte scegliere significa anche sapersi “accontentare” o, più giustamente, saper soppesare le situazioni e scegliere quella più giusta per sé.La mia bilancia ha pesato troppo e ha lasciato a metà il mio sogno…ma ora tocca a voi, che cosa avreste desiderato fare da grandi?!Il saggio muta consiglio, ma lo stolto resta della stessa opinione.Francesco Petrarca