Nei giorni scorsi un "anonimo" motoclicista ha pubblicato su Internet un filmato delle sue mirabolanti gesta: una corsa sul filo dei 250Km/h (diconsi duecentocinquanta chilometri orari) su di un tratto tutto curve, saliscendi e gallerie dell'autostrada Milano-Genova (velocità massima consentita: 80Km/h). Da Internet il filmato è rimbalzato su alcuni telegiornali nazionali, suscitando l'interesse sia della Polstrada che della Polizia Postale (a proposito, ho sempre trovato buffo il nome "Polizia Postale": mi dà l'impressione di un mondo in miniatura in stile Cartoonia, con tanti puffi in divisa occupati ad arrestare i francobolli falsi e le lettere con gli indirizzi scritti in cattivo stampatello): in men che non si dica - a ulteriore riprova del fatto che la privacy in una società avanzata è un optional - i solerti tutori dell'ordine hanno individuato lo Speedy Gonzales de naontri: un casellante della stessa autostrada su cui si è esibito tanto orgogliosamente, che di fronte agli uomini in divisa ha però tentato di negare la sua impresa. Peccato abbia omesso di occultare alcuni piccoli, trascurabili indizi: infatti in casa gli agenti gli hanno trovato tuta, casco e guanti da motoclista, in garage la moto e la telecamerina usata per le riprese, e sul computer domestico il filmato originale, rigorosamente uncut, in tutto il suo splendore - perfino troppa grazia, insomma, per i poliziotti. Che dire? Dopo i malviventi di mezza tacca tuttora convinti (sic) della irrintracciabilità dei telefoni cellulari, i cinematografari fai-da-te tuttora convinti che la Rete sia il regno dell'anonimato e della più totale impunità.
Un genio
Nei giorni scorsi un "anonimo" motoclicista ha pubblicato su Internet un filmato delle sue mirabolanti gesta: una corsa sul filo dei 250Km/h (diconsi duecentocinquanta chilometri orari) su di un tratto tutto curve, saliscendi e gallerie dell'autostrada Milano-Genova (velocità massima consentita: 80Km/h). Da Internet il filmato è rimbalzato su alcuni telegiornali nazionali, suscitando l'interesse sia della Polstrada che della Polizia Postale (a proposito, ho sempre trovato buffo il nome "Polizia Postale": mi dà l'impressione di un mondo in miniatura in stile Cartoonia, con tanti puffi in divisa occupati ad arrestare i francobolli falsi e le lettere con gli indirizzi scritti in cattivo stampatello): in men che non si dica - a ulteriore riprova del fatto che la privacy in una società avanzata è un optional - i solerti tutori dell'ordine hanno individuato lo Speedy Gonzales de naontri: un casellante della stessa autostrada su cui si è esibito tanto orgogliosamente, che di fronte agli uomini in divisa ha però tentato di negare la sua impresa. Peccato abbia omesso di occultare alcuni piccoli, trascurabili indizi: infatti in casa gli agenti gli hanno trovato tuta, casco e guanti da motoclista, in garage la moto e la telecamerina usata per le riprese, e sul computer domestico il filmato originale, rigorosamente uncut, in tutto il suo splendore - perfino troppa grazia, insomma, per i poliziotti. Che dire? Dopo i malviventi di mezza tacca tuttora convinti (sic) della irrintracciabilità dei telefoni cellulari, i cinematografari fai-da-te tuttora convinti che la Rete sia il regno dell'anonimato e della più totale impunità.