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LICENZIARE L’A.D. DI TRENITALIA


LICENZIARE L’A.D. DI TRENITALIAL’amministratore delegato di Trenitalia ing. Moretti ha reagito alla notizia che il governo Renzi vorrebbe porre un tetto alle retribuzioni dei managers pubblici, prendendo a riferimento il trattamento economico del Presidente della Repubblica, che è di circa 300.000 euro all’anno. L’Amministratore in questione, poiché percepisce ben 850.000 euro all’anno (oltre annessi e connessi) ha subito detto che qualora tale misura dovesse essere varata egli si dimetterà dall’incarico, così come con buona probabilità faranno altri managers pubblici, e se ne andrà all’estero ove sarà meglio remunerato per le sue indiscusse competenze. Non entro nel merito di queste, perché non ho elementi per valutarle, né sono in condizioni di sapere quanti altri Stati si stanno facendo, o si faranno, concorrenza per accaparrarselo, perché sarebbe ambito all’estero, ma di certo per quanto mi riguarda, come cittadino di questo Paese in agonia, sento di dover esternare forte il giudizio di condanna senza appello verso le sue dichiarazioni perché è inaccettabile che un cittadino di questo Stato che ha finora svolto un ruolo non solo di servizio economico ma ha avuto anche un ruolo di riferimento sociale non avverta alcun sentimento di appartenenza nei riguardi della comunità, la sua comunità; che dimostri senza esitazioni di non condividerne le difficoltà, e non si senta chiamato al senso del dovere di solidarietà verso tanti suoi connazionali che tirano la cinghia e che non sanno più come fare  per sbarcare il lunario. E’, probabilmente,  il suo, un pensiero non isolato, forse condiviso da parecchie persone, ma questo è un male, perché costituisce una degenerazione del sistema Paese, di un sistema profondamente malato, che forse ormai non esiste già più, per il quale occorre soltanto levare sommessamente e tristemente il de profundis. Un Paese, infatti, è qualcosa d’altro rispetto alla somma di singole individualità impegnate a soddisfare esclusivamente i loro particolari bisogni. E’, invece, un’insieme organico, un organismo vivente, che pulsa e vive con l’anima e il corpo di tutti i cittadini, anche di quelli che la malapolitica si ostina a tenere ai margini, ad escluderli, o a schiavizzarli. Per questo nessun cittadino può sottrarsi alla “chiamata alle armi”, quando l’intero Paese lo esige; quando c’è uno stato di bisogno. Al di là di qualunque colore politico, e anche se si hanno fondati dubbi sull’onestà intellettuale del governo in carica. E’ un obbligo e un dovere che vanno al di là di qualsiasi interesse personale, privato, perché nel Paese è in gioco il destino delle proprie radici, il seno che ti ha allevato e fatto crescere, anche professionalmente. Non è possibile, perciò, battere in ritirata di fronte ai problemi, disertare col poco dignitoso “si salvi chi può”. Per questo, quelle condizioni dell’A.D. vanno recisamente respinte, e che se ne vada pure all’estero, in un’azienda disposta a pagarlo di più, e che lì accumuli tutte le risorse che vorrà se ciò appaghi la sua esigenza di accrescere il suo patrimonio,  ma liberi anche questo Paese della sua presenza perché c’è gente che è convinta che si possa vivere anche donandosi agli altri per l’interesse comune. E credo che l’Italia sia nelle condizioni di trovare un manager altrettanto valido e capace, se non perfino di più, che non abbia come suo fine soltanto quello della remunerazione, ma che si preoccupi anche della sorte dell’intera nazione. Al momento non è dato sapere come si orienterà il governo, ma di certo se non darà il messaggio ai cittadini che in questo Paese si è prima di tutto parte del Paese e poi delle individualità che pensano soltanto a se stesse; se non dimostrerà che questo tempo è diverso da quello andato, dove si viveva di rendite parassitarie; che il debito mostruoso accumulato è da addebitarsi a tutti, anche a coloro che non hanno espresso il loro voto secondo coscienza, ma premiando i peggiori e non i migliori; l’epilogo della bancarotta sarà inevitabile, ma quello che è peggio è che si distruggerà definitivamente quella trama di virtù e valori condivisi che è essenziale per tenere insieme un intero Paese.