Servitori del Popolo

UN MONDO NUOVO, SENZA CODICE PENALE NÉ PENITENZIARI


UN MONDO NUOVO, SENZA CODICE PENALE NÉ PENITENZIARII have a dream, disse nel lontano 1968 Martin Luther King dinanzi al Lincoln Memorial di Washington, ma dopo poco tempo finì in tragedia. Forse è il "destino" umano dei sognatori. Ma questi non finiranno mai perchè sono la continuità del mondo fenomenico che appare, il "reale", con il "mondo quantico". Perciò chiunque "ucciderà" un "sognatore" non distruggerà mai i sogni perché questi sono l'essenza stessa della vita, e quest'ultima senza i sogni finirebbe di esistere.  E così, ora, anch'io, rispetto all'eterno dilemma umano della "giustizia" dico: I have a dream. E qual è ? Lo illustro di seguito. Fin dai primordi gli uomini organizzati in cellule sociali hanno avuto il problema di come "punire" i comportamenti dei propri consociati non in linea con le regole della Comunità. Occhio per occhio, dente per dente - la c.d. legge del "taglione" - è stata una delle tante soluzioni. Poi si è passati alla risposta comunitaria, sottraendo ai singoli privati il potere di decidere la "giusta punizione". E così il compito, nel tempo, è stato affidato ad una "casta sacerdotale di esperti". Nei tempi più recenti, con la nascita degli Stati moderni, il compito di "giudicare" è stato riservato all'istituzione statale, che con i suoi magistrati, con i codici dei reati e del processo, gestisce e amministra la "giustizia". Fin qui, sembra tutto regolare, eppure, a mio avviso, c'è un vizio d'origine, mai affrontato in modo risolutivo, che tuttora permane irrisolto, e che forse non conviene indagare perchè verrebbero in luce tante altre responsabilità, molte delle quali proprio in capo ai governanti: quali sono le cause, tutte le cause, nessuna esclusa, che hanno indotto l'essere umano a trasgredire la regola comunitaria ? Perciò l'istituzione si limita a confrontare il comportamento tenuto dalla persona con le "fattispecie astratte" del "codice dei reati", cioè il "vangelo" che consente di distinguere i "buoni" dai "cattivi", e, mediante un altro codice, il "codice di procedura", ossia il libro della "liturgia", che contiene i "dogmi della formalità, il rituale sacerdotale, decide se punire e come punire. I dati ufficiali riportano che in Italia a fronte di una disponibilità di 50.779 posti i detenuti sono 53.637, mal distribuiti, perché ci sono carceri sovraffollate e alcune semivuote. Mediante i penitenziari la società si "libera" di coloro che "non rispettano le regole", come un tempo, pur con le debite differenze, ci si "liberava" dei "pazzi" rinchiudendoli nei manicomi. Nel mio "sogno" questo metodo è sbagliato. Leibniz sosteneva che "questo è il migliore dei mondi possibili". Io credo, invece, che questo sia "UNO" dei mondi possibili, e non assolutamente il migliore. E che tutto, comunque, si può sempre migliorare, anche se "questo" dovesse essere (almeno per ora) il migliore dei mondi possibili. L'uomo nasce libero, perchè la natura l'ha voluto così, come ha voluto liberi tutti gli altri essere viventi. L'uomo ha schiavizzato altri esseri umani e posto in cattività tanti altri esseri viventi, trasgredendo il "dogma della libertà" (questo si che è un vero dogma!). Gli altri esseri viventi agiscono secondo le leggi universali della natura, alle quali non riescono a sottrarsi, ma non conoscono le prigioni, non condannano alla privazione della libertà i loro simili. Gli uomini, invece, lo fanno, e a cuor leggero, per proteggere se stessi e i propri beni anche quando siano il prodotto di ingiustizie sociali, economiche e politiche. Occorre cambiare verso; cambiare la storia. E cominciare a sognare un "mondo nuovo". Anche se l'alba dovesse sorgere nei secoli futuri. Passando all'attualità, va detto che sono anni, ormai, che il tema della "giustizia" è tra quelli più dibattuti in Italia. Anche in questi ultimi tempi il focus è sulla "giustizia" a causa dell'istituto della prescrizione dei reati che vede le frange socio-politiche etichettate come "giustizialiste" contrapposte a quelle che si definiscono "garantiste". In verità le due fazioni (a cominciare da "mani pulite") non hanno mai avuto posizioni inflessibili nel corso del tempo ed ogni volta hanno adattato le loro scelte a seconda  delle convenienze del momento. Ma non c'è niente di male, in questo, perché è tutto umano (troppo umano, per dirlo con Nietzsche), e soprattutto tipico del mondo camaleontico della politica. E poi, giacché tutto muta nel tempo, sarebbe anche impossibile che a restare immutabile fosse solo il posizionamento politico dei "giustizialisti" e dei "garantisti". In questa fase alcune forze politiche stanno raccogliendo le firme per proporre alcuni referendum popolari in ordine alla separazione delle carriere tra i magistrati giudicanti e quelli inquirenti, sulle modalità di nomina al CSM e altre diverse disposizioni. Il problema, secondo me, è tuttavia un altro, in questa società, ormai in preda al panico, alla follia, e andrebbe affrontato prima possibile. Anzitutto occorrerebbe domandarsi che cosa si debba intendere per "giustizia". Gli esseri umani sono, purtroppo, soggiogati dai "miti" e quando la realtà è dura preferiscono non vedere. E spesso si rifugiano nei rituali, nei simboli, a cui si riconnette una sacralità per fede senza alcuno spirito critico. In questo mare magnum, poi, fiorisce e prospera la spietata logica del potere, quale strumento utile per appropriarsi delle risorse economiche, del prestigio sociale e della venerazione per il proprio egocentrismo e della vanagloria. È perciò solo la lotta per il potere che vede contrapposti i "giustizialisti" e i "garantisti". La "giustizia" non c'entra affatto, e comunque essa non ha nulla a che vedere con la "Giustizia" come ente a sé; come senso dell'essere, sentimento, amore per gli altri e non per il proprio ego. Gli uomini scambiano con la "giustizia" la dura risposta dei "guardiani della legge", quando questa è violata. È invece la "legge", e quindi la "legalità", che in tali casi afferma se stessa, la propria supremazia, per il tramite di uomini a ciò preposti, ossia i magistrati dello Stato. Perciò i Tribunali dovrebbero essere denominati, più correttamente, "Tribunali giudiziari" - ossia sedi dei giudici - e non "Palazzi della giustizia". La "giustizia", infatti, è altra cosa. È un principio e anche un valore che per essere tali devono necessariamente trascendere l'essere umano, le passioni brute e tribali, e restare lì dov'è la sua sede cosmica, ossia nel mondo delle idee. Calata, invece, nella realtà mondana; strattonata dai "giustizialisti" e dai "garantisti" essa cessa di essere un principio supremo e un valore ideale e diventa soltanto un'arma letale. La società non ha bisogno di "giustizia adulterata", passionale, strumentale, nelle mani di folli, bensì di fratellanza, umanità, equità, generosità verso il prossimo prima che verso se stessi. Un uomo che viene privato delle risorse vitali e che per sopravvivere sia costretto ad approvvigionarsi come può, non dovrebbe commettere un "furto", punito dal codice penale, perché questa non sarebbe "Giustizia". La vera "Giustizia", infatti, non consente di privare alcuna persona dei beni necessari per sopravvivere, perciò diventa "ingiustizia" l'attività di punire chi è stato privato delle risorse vitali. L'uomo, come detto, nasce libero secondo natura. Imprigionarlo è una violenza intollerabile. I have a dream: una società in cui non esista più alcun codice penale e neppure le carceri. Ancora oggi tutte le forze politiche si scontrano sui diritti civili, sociali e politici ma nessuna, finora, si è mai posto l'obiettivo di demolire i penitenziari e di "bandire" i codici penali. Eppure non sarebbero imprese impossibili, visto che l'uomo è andato sulla luna, tra poco colonizzerà Marte ed è ormai in grado di mappare tutti i virus letali e contrastarli con i vaccini. Forse, allora, il motivo di non fissarsi tali obiettivi superiori e valoriali deriva dal fatto che, come sosteneva Manderville, nel suo saggio La favola delle api, il delinquente è utile alla società perché grazie a lui molti lavoratori e apparati statali giustificano la loro stessa esistenza. Ma questa è barbarie ! Tipica espressione socio-politica e culturale di un essere che è rimasto nelle caverne, il cui cervello si è inutilmente espanso. L'uomo ideale, invece, deve tendere all'Essere e credere che questi non ami l'uomo in gabbia perché altrimenti sarebbe già nato così. Occorre perciò aprire le gabbie. Destinare a scuole e musei i penitenziari e tutte le aule di "giustizia", e restituire gli uomini alla libertà naturale, affinché questa riconquisti il suo primato assoluto nell'eguaglianza. Lo Stato italiano, rinato con la forma repubblicana, ha conservato gelosamente il codice penale fascista del guardasigilli Rocco. Una vera contraddizione culturale e politica del nuovo Stato, che intendeva affermarsi come altro e diverso rispetto al passato storico della dittatura e che per questo aveva accettato l'ingresso della democrazia. Occorre perciò che le forze politiche attualmente sulla scena, prima del loro avvicendamento con altre forze, inizino uno sforzo culturale per immaginare un mondo nuovo, umanizzato, dove non ci siano più gabbie né reclusi e regni l'eguaglianza nella distribuzione delle risorse perché è soltanto l'equa distribuzione che potrà rendere inutile, insignificante (o marginale)  il codice penale e l'apparato inquirente e giudicante. Nessun altro programma socio-politico avrà mai una tale sacralità né eleverà mai l'uomo verso il sublime. È perciò soltanto la cancellazione del codice penale, delle strutture carcerarie e dell'apparato inquirente e giudicante, la vera e unica "missione" terrena degna di gloria per gli esseri umani, che sono nati per essere liberi e per servire la natura nel suo insieme, e non per essere privati nelle gabbie dei penitenziari della Libertà che la Natura ha generosamente donato. E per cominciare, più in concreto, in attesa che il sogno si realizzi, sarà sufficiente cancellare dal codice penale (e dalla miriade di leggi vigenti) tutti (o quasi) i "fatti" (i comportamenti) che costituiscono reato (sia perseguibili d'ufficio che a querela di parte) e "declassarli" a "fatti civilmente rilevanti", sanzionati con la responsabilità civile, ossia con il risarcimento dei danni, e non più con la reclusione e altre pene limitative della libertà personale. T. R.