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filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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Messaggi di Settembre 2020

VOTARE SI AL REFERENDUM PER LA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI

Post n°1005 pubblicato il 18 Settembre 2020 da rteo1

VOTARE SI AL REFERENDUM PER LA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI

Il 21 e 22 settembre i cittadini italiani dovranno esprimersi  sulla legge di riforma della Costituzione che ha previsto la riduzione del numero dei parlamentari.

Dovranno dire: Si oppure No.

Bisogna confermare o meno la legge approvata dal Parlamento con doppio esame secondo la procedura di cui all'art.138 della Costituzione.  In virtù di tale legge, se confermata dalla maggioranza dei votanti (non è previsto alcun quorum), il numero dei parlamentari si ridurrà a 400 deputati (attualmente sono 630) e a 200 senatori (attualmente sono 315), oltre a ridurre il numero dei parlamentari delle circoscrizioni estere (8 dep. e 4 sen.).

Quasi tutti i quotidiani nazionali, un listone di accademici, diversi politici (tra cui alcuni della prima Repubblica che hanno fatto tantissimi danni alla democrazia) e Comitati per il No stanno disperatamente tentando di condizionare la volontà degli elettori, la cui maggioranza è sempre stata per il SI. 

Le argomentazioni che adducono (anche quelli che in Parlamento hanno votato SI per ben DUE volte alla Riforma, dimostrando, ora, di essere incoerenti e, quindi, INAFFIDABILI) sono quelle di voler difendere la democrazia, la rappresentanza territoriale, il pluralismo e impedire l'avvento dell'oligarchia. 

E' pura mistificazione !

1) La democrazia (peraltro indiretta e non rappresentativa, come si dice) non è in discussione. La Repubblica italiana è definita "democratica" solo perchè contiene alcuni istituti politici che caratTerizzano la democrazia e indicano anche la sua estensione (ossia quanta partecipazione è riservata al Popolo (più precisamente, ai cittadini-elettori): l'elezione dei parlamentari, l'iniziativa legislativa di almeno 50.000 elettori, la richiesta di referendum abrogativo di almeno 500.000 elettori. Il Popolo, perciò, non partecipa più ad alcun processo politico (es. elezione del PdR, dei Giudici della Corte costituzionale, del CSM, ecc.);

2) Anzitutto, non esiste alcuna "rappresentanza" del Popolo (nè dei cittadini) ma i parlamentari "rappresentano la Nazione". Si può solo ritenere che il termine Nazione coincida con quello di Popolo (o cittadini). Certamente non si può dire che i parlamentari rappresentino il "territorio". Questa rappresentanza non è prevista nella Costituzione, nella quale, peraltro, è sancito che i Parlamentari esercitano la loro funzione "Senza vincolo di mandato". Essi perciò sono liberi di fare ciò che vogliono una volta eletti!

3) Il "Pluralismo", inteso in senso politico, sta a significare che occorre garantire a tutte le forze politiche, e quindi ai partiti, di concorrere in modo democratico alla formazione della politica nazionale. La "riduzione" a 600 del numero dei parlamentari non riduce il numero dei partiti. Invero la riduzione di questi l'hanno finora tentata con le soglie di sbarramento con le leggi elettorali. Sono queste, infatti, la "vergogna" della democrazia. E proprio i partiti che oggi si atteggiano a paladini della democrazia sono stati sempre ostili al pluralismo dei partiti e della rappresentanza. 

4) L'oligarchia, ossia il governo dei pochi, in verità esiste già, e  a parte quelli della finanza,dell'economia capitalistica, della scienza e della tecnica, e delle caste professionali e burocratiche, in ambito politico esercitano un evidente potere oligarchico i partiti politici. Sono questi, infatti, che selezionano i parlamentari da eleggere; decidono chi deve essere il Presidente del Consiglio, i ministri e sottosegretari; indicano i cittadini che devono assumere le alte cariche istituzionali; ecc., ecc. E decidono anche per i propri iscritti se far votare Si oppure No al referendum,trattandoli come dei minori incapaci di scegliere con la propria testa, come se fossero degli schiavi anzichè degli uomini culturalmente  liberi.

Tutto ciò premesso, circa, poi, i parlamentari, occorre dire che molti di loro spesso hanno assunto comportamenti da nuovi padroni del Popolo anzichè esserne i "servitori (Etienne de La Boétie scrisse che "non è meglio avere molti padroni al posto di uno solo); e che con le leggi elettorali hanno espropriato le facoltà del libero esercizio del diritto di voto (senza preferenze, listini bloccati, candidature in più collegi e circoscrizioni; ecc.).

La difesa della democrazia, perciò, non c'entra proprio niente! Anzi, la democrazia è la vittima, e proprio a causa dei suoi "rappresentanti" e dei partiti politici che hanno finora governato il Paese. Per questo i cittadini dovranno bonificare il sacro Tempio della Politica, riducendone il numero, per ora, e affidando, poi, il mandato ai migliori, animati dallo spirito di servizo !

Aggiungasi, poi, che il numero dei parlamentai italiani è tra i più elevati al mondo, e che la loro estraneità rispetto alla volontà generale è ormai nei fatti. Ogni eletto, infatti, e come già detto, non ha alcun rapporto col territorio, col collegio, e si cura prevalentemente dei suoi interessi, o di quelli della propria compagine castale, di partito o sociale e professionale che sia.

E lo stesso dicasi per quanto concerne le fonti del diritto e il potere di legiferare. Circa le fonti, ormai le leggi del parlamento europeo (composto di 750 membri, che devono essere considerati come integrativi o aggiuntivi a quelli degli Stati), i regolamenti, le direttive  le istruzioni, a cui si sommano le decisioni della Corte di giustizia, di quelle internazionali e dei Trattati, inondano l'ordinamento italiano. Aggravato, altresì  dalle leggi regionali nelle materie concorrenti a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione. Va altresì considerato che in Italia non  c'è, ormai, più alcuna legge che non sia il frutto di un disegno di legge del governo, oppure di un decreto legge emanato dal governo. È quest'ultimo, perciò, che ha, ormai, il potere legislativo e la maggioranza parlamentare ha il solo compito di approvare o convertire in legge, spesso sulla base del voto di fiducia che impedisce qualunque dibattito (il parlare, da cui parlamentare) ed esclude le opposizioni dalla dinamica legislativa.

Rimangono, perciò, a carico della collettività soltanto i costi di un organo dello Stato che dissipa circa un miliardo e mezzo all'anno. Sia le indennità (circa 20.000 euro mensili a testa), che i fondi per i vari gruppi parlamentari, i portaborse (collaboratori), e altre amenità (ex vitalizi, buonuscita, l'autodichìa, che ha reso parlamentari una casta privilegiata, anche contro la volontà popolare), costituiscono, ormai, un peso socio-economico non più sostenibile. A ciò aggiungasi anche l'ostentazione del potere e dei titoli onorifici che induce molti parlamentari ad agire come aspiranti oligarchi e potenziali sultani. Se questa forma di democrazia italiana sia reale democrazia è facile da capire.  Peraltro la riduzione a 600 parlamentari non creerebbe alcun problema all'attività istituzionale, che certamente ne risulterebbe migliorata sia come celerità che qualità, perché questa dipende soprattutto dalla selezione, per cui se ad essere eletto è un ignorante, poco capace, poco intelligente e anche disonesto il parlamentare non diventerà certamente geniale oppure onesto solo perché è stato eletto.

Finalmente dopo oltre 70 anni di esperienza repubblicana è stata offerta ai cittadini (sicuramente per un errore di calcolo politico di alcuni partiti) l'occasione di ridurre il numero dei parlamentari a 600, che è un numero più che congruo.

L'occasione non bisogna sprecarla, perché non si ripresenterà mai più!

Per questo i cittadini dovranno votare SI, per confermare la legge di riduzione del numero dei parlamentari, per fondare una nuova DEMOCRAZIA, in cui i partiti selezionino  i migliori cittadini, competenti, virtuosi e onesti, e i parlamentari siano i servitori della volontà generale del Popolo Sovrano. 

 
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