Creato da santaguero il 19/10/2004

Viandando

il cammino si fa camminando

 

 

Auguri di buone feste e non solo...

Post n°224 pubblicato il 24 Dicembre 2008 da santaguero

 
 
 

A volte ritornano...

Post n°223 pubblicato il 07 Novembre 2008 da santaguero
Foto di santaguero

Solo chi va via può ritornare...
Non ricordo chi mi ha detto questa ovvia considerazione e non so nemmeno perchè mi rinviene nella mente...come anche non so se effettivamente sono tornato per restarci, se avrò la costanza di scrivere...o meglio la voglia...

Sto bene... solo una zampa fratturata da poco (millecinquecento chilometri in moto tra la la Sardegna del sud e dove mi investono? A 200 m da casa mia, ovvio!!!) e ringrazio tutti voi che da oltre 7 mesi siete venuti qui a cercarmi con affetto e discrezione...

Un abbraccio forte e... chissà!!!

Ps Anche io vi ho seguito (anche se non spesso) e sono contento che ci siate....

 
 
 

Se...

Post n°222 pubblicato il 12 Febbraio 2008 da santaguero

Se mi avessi amato,                           
avresti gridato:
lui è un uomo di merda,
ma posso dirlo solo io
perchè non vi appartiene
lui ha scelto me.

Se mi avessi amato
saresti corsa qui a spaccarmi la faccia
non avresti atteso che gli stranieri mi dilaniassero le carni
io sono tuo
come l'acqua al fiume

Ora è solo troppo tardi
per fermare un tronco senza rami
che la corrente impetuosa
trasporta nel mare di nessuno

 
 
 

L'autunno della storia

Post n°221 pubblicato il 25 Gennaio 2008 da santaguero
 

Li avevo rimossi forse perchè ho creduto che sono stati gli anni delle possibilità non colte, dei fallimenti annunciati e consumati. Anni di impassionalità relativa e di sconfitte brucianti. Millenovecentottanta e a seguire gli altri. Per molto tempo li ho nascosti alla mia memoria. Ma ieri sera li ho faticosamente dissepolti e accarezzati con la commozione di chi ha dalla sua gli anni per poter ricordare, senza essere per forza cattivo con se stesso. Sul telo bianco scorrevano le bellissime immagini della "Signorinaeffe" di Wilma Labate. Le più belle che mai si potessero immaginare per una sconfitta politica epocale. L'amore ai tempi dei 35 giorni di sciopero alla Fiat con il de profundis definitivo delle speranze e delle illusioni immaginate in due decenni. Tutti persero: gli operai, i quarantamila burocrati Fiat che marciarono per mettere fine allo sciopero più lungo mai messo in atto dal dopoguerra e quelli che si amarono pensando di mettere tra parentesi le convenzioni sociali. Si chiuse, nel vento gelido di una Torino autunnale,  un'epoca di travolgente ed appassionante ricerca di destini comuni e di identità nuove. E dal requiem delle lotte operaie, la filarmonica della storia passò immediatamente a suonare la morte definitiva delle culture comunitarie.
Ed io dov'ero? Ero innamorato? Cosa facevo? Nulla, non ricordavo nulla. Poi d'un tratto ecco Stella di mare di Lucio Dalla. Le immagini nella mia mente si ripetono confuse... poi... gli amici, l'estate ad Agropoli con loro invece che in giro per il mondo, la tristezza dell'autunno e l'inconsapevole attesa del... terremoto che verrà ... the time was changing...
la voracità con cui ho consumato i giorni, i mesi, gli anni. Ognuno come se fosse l'ultimo.

 
 
 

Quelli ricchi? Brava gente!

Post n°220 pubblicato il 22 Gennaio 2008 da santaguero
 
Tag: asia

Patong di notte è un formicaio a cielo aperto. Cortei infiniti di persone che sono alla ricerca di se stesse o dell'altro. Tutti insieme come nel vortice di un immenso frullatore.
Le vetrine hanno mille colori. Puzza di sudore rancido e di alcool di qualità infima. Le ragazze si affacciano dai locali affastellati in serie e rimandano a notti di sesso sfrenato.
In giro ci sono turisti dai  muscoli gonfiati da mesi di palestra, ma dal cervello inversamente proporzionato. Sono a caccia nella riserva delle cacciatrici, ma non lo sanno. Ridono sguaiati. Con lo sguardo torvo. Le mani serrate nelle tasche ed i portafogli gonfi.
Vanno e vengono lungo Patong beach. Attraversano il marciapiede di destra per andare a sinistra e poi fanno l'inverso agitando tra le mani una bottiglia di birra. Qualcuno di loro si ferma davanti ad alcune foto. In una, la più grande, è fermata l'immagine di un'uomo che sta annegando travolto dallo tsunami. Si vede che annaspa e che ha ceduto alla forza delle onde.
Il giovane turista dallo sguardo torvo si guarda intorno. Prende tra le mani la foto e paga il negoziante senza fiatare. Poi rivolto all'amico gli chiede raggiante in volto: "ti piace il mio souvenir?"

 
 
 

La guerra del rifiuto

Post n°219 pubblicato il 13 Gennaio 2008 da santaguero
 

Venne il giorno che pioveva monnezza dal cielo. Sacchetti neri slabbrati che cadevano pesantemente a terra e che si accumulavano lungo le strade, i marciapiedi, le piazze. Ma quella strana ed imprevedibile pioggia era comunque intelligente.
I rifiuti non atterravano per nulla nelle discariche che restavano intonse perchè chiuse da anni  a causa della passata pestilenza o praticamente invisibili. Al loro posto i commissari del paese avevano costruito degli strani apparecchi che avevano il compito di trasformare la monnezza in combustibile prima ed in energia dopo. Ma la cosa non funzionò mai.
Il combustibile non fu mai prodotto e la monnezza restò solo impacchettata e conservata a futura memoria nei cimiteri, soprannominati dalla gente, delle balle.
Il più grande inceproduttore di energia elettrica da monnezza divenne col tempo un fantasma bianco circondato dall'affetto di tante parole buone da parte di chi non conosceva la sua mortale inutilità.  
Piovve per anni: 14 anni, sei mesi e 19 giorni senza che nessuno di chi poteva porvi rimedio facesse davvero qualcosa di utile. Fiumi di monnezza, mari di percolato contro cui fu mandato a combattere il più forte esercito del paese. Ma generali, questori e supercommissari nulla poterono contro quella pioggia che in tanti avevano annunciato senza mai essere ascoltati.
I comandanti preferirono duellare contro la gente che moriva già di per sè più che altrove. Fu facile e senza dubbio risolse alla radice il problema.
Quando non restò più nessuno vivo a protestare, improvvisamente la pioggia di sacchetti neri cessò.
A sorvegliare che tutto andasse per il meglio rimasero per altri cento anni militari e poliziotti. La popolazione, prima di estinguersi, si impegnò solennemente a non rinascere più per non creare problemi ai suoi inutili governatori. E fu così che la pioggia di monnezza divenne un lontano incubo e che i militari festeggiarono  felici la prima vittoria dopo circa 100 anni di amarezze. 

 
 
 

La sconosciuta

Post n°218 pubblicato il 03 Gennaio 2008 da santaguero
 

Un fiume di parole di circostanza ci teneva legati ad una discussione vuota, ma sostenuta da autentica passione da intrattenimento. Al freddo in una piazza quasi deserta ci si faceva in quattro per consumare gli ultimi scampoli di tempo prima dell'ennesimo appuntamento quotidiano con il pranzo.
Un quarto alle due, quando dalla fine del viale faceva capolino una figura slanciata e sinuosa. Vestito grigio fumo di Londra, passo da Ilona venuta dalla pioggia così come descritta magistralmente da Alvaro Mutis, una scollatura da brivido caldo, ma soprattutto occhi di giada.
Ha guadato con naturalezza il vacuo ristagno delle frasi interrotte e, come la sirena di una fabbrica, ha licenziato il nostro inconcludente confabulare indirizzandolo verso il giusto silenzio incantato.

 
 
 

L'anno che verrà...

Post n°217 pubblicato il 31 Dicembre 2007 da santaguero

Semplicemente...

Auguri di buon anno e... anche di più...

e speriamo che succeda qualcosa di sinistra... qui ed altrove

 
 
 

It switches off the candles and they don't walk

Post n°216 pubblicato il 30 Novembre 2007 da santaguero
 

Un tempo partivano i bastimenti per terre assai lontane. E dopo tre o quattro settimane giungevano a destinazione nella terra promessa (a chi?). Oggi partono le disdette per il cambio di gestore telefonico e giungono dopo 10 giorni linea telefonica e Adsl. Ma non si sa da parte di chi. La signorina Telecom dice che dal 20 novembre non sono più sua cliente; quella Wind conferma che non lo sono ancora. Ed io? Io mi godo queste connessioni figlie di NN e ne approfitto per scusarmi con chi in pubblico ed in privato mi ha dato per scomparso...

 
 
 

I profumi dal passato

Post n°215 pubblicato il 16 Novembre 2007 da santaguero
 

Per la strada talvolta capita, osservando la vita che passa con indolenza, che un odore pervada il tuo olfatto. Un profumo insolito che certamente non è in linea con il contesto circostante. Ti giri e ti rigiri, ma non c'è nulla che possa farti individuare la fonte. Ma l'odore si fa sempre più strada e sempre più pregnante. E' un effluvio di sensazioni.
Assomiglia moltissimo a quello che si avvertiva Bali quando le ragazze sul far della sera con piccoli passi portavano le offerte di fiori e frutta agli altari tra i fumi dritti degli incensi. 
Ma giusto il tempo di associare sensazioni e ricorsi ed ecco che di botto l'aria diviene quella che solitamente respiri. Smog, gas di scarico e acqua stagnante. Prosegui nel calpestare con indolenza i basoli di basalto, ma sulla sinistra ti accoglie un certo odore.
Questo lo riconosco, ti ripeti con fare circospetto: è il profumo del mare del Malecon a La Habana misto alla puzza stagnante dei motori scarburati che nell'umidità fa fatica a volatizzarsi.
Ancora qualche passo, giri il cantone della strada maestra, ed ecco che ti accoglie un profumo di pulito. 
Questo, questo dici tirando su il naso, è... è l'odore delle albe africane, quando il sole dissolve la nebbia e asciuga il terreno umido di brina. 
E questo?
Questo, accidenti non riesco proprio a ricordare. Aspetta, ma si: è il profumo croccante di una notte tropicale tra le foreste della Guadalupe... sento addirittura il frigolare degli insetti e l'odore di vaniglia bagnata.
E questo ancora che cos'è?
Si si... ci sono è la salsedine di Rio e quello invece è la cachaca di Paratì che si mescola agli odori creoli delle venditrici di Salvador de Bahia.
E questo profumo fortissimo di pepe e chiodi di garofano? Certamente è la mia valigia stracolma di spezie comprate a Stone Town nel mercato più colorato e odoroso di Zanzibar.
E quello che mi sta assalendo ora che cos'è?
E' semplicemente la voglia di rimettere le ali ai piedi, mio caro, mi sussurra una vocina dolce che viene dal passato.

 
 
 

La leggerezza...

Post n°214 pubblicato il 12 Novembre 2007 da santaguero
 

 

... a volte la leggerezza può coincidere con un'ingessatura che viene

 smontata da un un capitello radiale fratturato...

 
 
 

C'era una volta e c'è ancora

Post n°213 pubblicato il 10 Novembre 2007 da santaguero
 

Dalla cibernetica alla bomba atomica, dai missili nella luna alla procreazione artificiale, i giovani d'oggi hanno subito una serie di violenze psicologiche che tendono tutte ad annullare l'importanza dell'individuo come essere umano nella realizzazione di programmi ultraterreni e ultraumani.

(...) Il concetto ortodosso del bene e del male non basta più a spiegar loro una realtà così poco ortodossa.
La fede politica, così facile causa di massacri e di sanguinose contraddizioni, non basta più ad additar loro una scelta ideologica.
Il concetto convenzionale di moralità pubblica e privata , dimostrato inadeguato da scandali giornalistici che rivelano ininterrotamente tradimenti, corruzioni e scappatoie legali, non basta più ad indicar loro una condotta da seguire.
E il conformismo livellatore e soffocante di una società di massa sempre più anonima ed impersonale, li attanaglia e li soffoca inducendoli a un silenzio inquieto e risentito, carico di rancori e di complessi: un silenzio soprattutto da "incompresi".

Fernanda Pivano, 1958 

 
 
 

Juan senza frontiere 

Post n°212 pubblicato il 06 Novembre 2007 da santaguero
 

Juan è appollaiato sulla sedia. Guarda lontano, oltre l'orizzonte. Dall'alto del terrazzo si vedono le luci tremebonde di San Cristobal de Las Casas. L'aria è frizzante ed  il cuore scaccia a meraviglia il mal d'altitudine.
-Bisogna festeggiare-
-Sono d'accordo -
La tequila sgorga da un bottiglia senza nome.
- Siamo giunti qui seguendo le scale -
Un gradino, due, poi la chiesa della Mercede e a destra l'insegna con su scritto a vernice: "La paz dorada".
-Toc
TocToc ed eccoci qui... -
Juan ha gli occhi vispi come quei gatti che sfuggono di continuo dai pericoli. Racconta della sua vita fatta di pellegrinaggi culturali a Perugia, ma anche di vita rubata alla noia tra i cantoni di Buenos Aires e di Rio de Janeiro. Ora cucina a San Cristobal.
-Domani chissà - dice rivolto a suo figlio che ride sornione.
-Ti prego, bevi -
Buona la tequila con sale e limone. Juan regge il distillato di agave come pochi. E più ne gusta e più riesce a parlare di musica e di poesia. I suoi occhi si commuovono, forse per il freddo pungente che però non gela il cuore.  La sua anima vagante si apre ai sogni di bambino. La sua voce roca evoca fantastici bolero da sacrificare alle notti d'altura punteggiate di stelle.
Un anno dopo, un'amica mi raccontò di Juan, poeta-oste di Tulum... 

 
 
 

On the road again

Post n°211 pubblicato il 05 Novembre 2007 da santaguero
 

"Le nostre valigie logore   

stavano di nuovo

ammucchiate

sul marciapiede;

avevamo altro e più lungo

 cammino da percorrere.

Ma non importa,

la strada è vita"

 
 
 

Blues baz bus

Post n°210 pubblicato il 31 Ottobre 2007 da santaguero
 
Tag: africa

Raimond mi guarda sottecchi dallo specchietto retrovisore. Non fa una piega quando percepisce il mio gesto repentino.  Due dita a V, bastano ed avanzano per intendersi.
Il Baz Bus era partito all'alba da Cape Town con destinazione Port Elizabeth. Diciotto ore  di viaggio su e giù per i backpackers sudafricani per caricare e scaricare viaggiatori fai-da-te. Appollaiati sui sedili con la testa incollata ai finestrini traballanti per le vibrazioni. Ed ecco apparire, tra Stellenbosch ed Hermanus, tra il wineland, inventato dagli Ugonotti scampati alle persecuzioni, ed il mare, un passo montano mozzafiato. Una cresta di drago che disegna la traettoria tra l'interno e la costa interamente ricoperta di abeti ed eucalipto. E via con le dolci colline al profumo di lavanda che a stento nascondono una moltitudine di piccole fattorie fino a Wellendam.
Fame, sete e la frenesia che si fa sentire dopo 4 ore di viaggio.
- Si scende! Sosta tecnica - grida Raimond.
-Ancora- sbotta di rimando una biondina mezza assonnata
Fuori c'è freddo, ma non importa. Raimond mi guarda. Abbasso la testa. Lui batte con il piede sulla gomma anteriore per verificarne lo stato. Frugo nello zainetto. Lui scuote la testa. Prendo le sigarette. Gliene offro una. Lui mi guarda di sguincio con gli occhi neri e vispi. Scuote la testa e chiama a raccolta  intorno a sé i passeggeri.
-Dobbiamo attendere che si raffreddino le ruote - dice perentorio
Poi si gira di spalle e sorride gustandosi  la mia espressione soddisfatta di fumatore impertinente.
 

 
 
 

Il nostro secolo breve

Post n°209 pubblicato il 25 Ottobre 2007 da santaguero
 

Sette come il numero dei nani. Sette con l'accento e preceduto da cucù esprime nei bambini la meraviglia. Sette è il numero prediletto dalla cabala ebraica. Si potrebbe proseguire per molto e non è assolutamente il caso. A me l'ultimo numero di quest'anno ha risvegliato la memoria dimentica di sé... a volte capita, quando il futuro è avvolto dalle nebbie. E dal pensiero al blog talvolta il passo è breve.

Ottobre 1917 - 90 anni dallo scoppio della rivoluzione russa
                       (praticamente mai citata da nessuno, quasi
                      
ci fosse da vergognarsi)

1947 - Viene promulgata la costituzione italiana (citata dai
        
  7 nani attuali per proporne l'inattualità)

1957 - Viene pubblicato On the road di JacK Kerouac (alzi la
          mano chi ha visto o sentito una sola parola sulla beat
           genertation)

1967 - Da 40 anni Cien anos de soledad di Gabriel Garcia
          Marquez intriga le menti, ci fosse stato uno che sia
          stato capace di non fermarsi alla folcloristica nozione
          del  "realismo magico"

1967 - Viene assassinato dai militari boliviani Ernesto Che
          Guevara (A parte i commenti di maniera, alzi una
          mano chi ha sentito dire dai mass media contro chi
          e cosa combatteva)

1977 - Nasce un  movimento giovanile di rivolta: alzi la
          mano chi non lo ha visto associato dai mass media
          esclusivamente al terrorismo e alla P 38 

 
 
 

Hasta siempre

Post n°208 pubblicato il 18 Ottobre 2007 da santaguero
 

Faceva ancora caldo quell'ottobre del '43. Tra le strade gironzolavano le pattuglie di SS alla ricerca di uomini da mandare nei mattatoi polacchi. Fu così che Gennaro, aspirante ragioniere, radunò armi e giovani. Pistole, fucili e bombe a mano contro carrarmati. La rappresaglia nazista fu feroce, ma inutile. Oltre duecento vittime trucidate senza pietà tra la gente inerme, ma che non servirono a scongiurare la sconfitta.
Gennaro parlava fluentemente l'Inglese e non ebbe esitazioni a volare su di un aereo americano destinato a bombardare Anzio. 
A vent'anni partì per la Svizzera come funzionario d'ambasciata; a ventuno era a Giakarta. Visse lo sgomento dei 500mila indonesiani morti ammazzati perchè accusati  da Suharto di esser comunisti . Nelle foreste di Giava incontrò clandestinamente i sopravvissuti e si fece consegnare i loro dipinti come testimonianza di popoli lontani e perseguitati. Amò due donne con dolcezza, ma con una visse la bellezza e la noia del tempo che passa.
Rimase in Vietnam fino all’arrivo dei Vietcong, per poi abbandonare Saigon con l’ultimo elicottero.  A New Delhi rimase fino alla fine.
Una volta mi chiese il motivo per cui avevo fatto l’elemosina.
- Alla dignità dei cittadini deve pensare lo Stato, altrimenti la democrazia è solo una masturbazione mentale – mi disse rimproverandomi
- Quando però chiamasti una ditta locale, invece di quella convenzionata con l’ambasciata italiana, per costruire un muro nella tua casa a Giakarta, poi  comprasti e regalasti  loro gli attrezzi per finire presto il lavoro- replicai piccato.
E lui di rimando: - appunto ho dato gli strumenti, non la pietà-
Gennaro era un comunista e di cognome si chiamava Esposito, l’altro giorno lo hanno ricordato a trent’anni dalla morte.


 
 
 

L'anno che verrà

Post n°207 pubblicato il 16 Ottobre 2007 da santaguero
 

Writer, vulcanico ed irrequieto viandante, ha inventato un gioco molto intrigante... volevo scrivere d'altro, ma al momento non è possibile, causa crisi di creatività e problemi per così dire meccanici ad un braccio. Ma visto che non volevo comunque mancare ecco che ho ripescato un vecchio post. Non me ne voglia Writer e tutti coloro che ebbero la sventura di leggerlo

santaguero

A Manchester  d' inverno piove o tira vento. E ancora oggi a distanza di quasi vent'anni non so decidermi su che cosa fosse meglio. Quel giorno stranamente dalle finestre della mensa universitaria filtrava un raggio di sole insistente e teporoso. Un uomo dell'apparente età di 40 anni si siede all'altro capo del tavolo e mi sorride.
Sei il boyfriend di M?
Si sono io, rispondo sorpreso
Ti ho visto in foto...
E tu allora devi essere Gassan...
Si era proprio Gassan, Palestinese in trasferta per un master in chirurgia orale. Anni 25, pelato, lineamenti arrotondati e occhi da furetto intelligente. Quel pomeriggio a casa mia bevve un'intera macchinetta napoletana di caffè tra un racconto e l'altro. Era  raggiante perchè aveva messo in comunicazione dopo sette anni suo padre che viveva in Arabia Saudita con suo zio in Palestina. Potenza della tecnologia british. Con una semplice telefonata in conferenza aveva chiamato prima suo padre e poi suo zio aggirando i divieti imposti dallo Stato Israeliano.
Diavolo di un Gassan che sul finire del mese riusciva a vivere prelevando sterline dalle sue tre carte bancarie coprendo a turno i tre conti scoperti. Diavolo di un Gassan quando a Napoli di fronte ad un femmeniello da favola gli chiese come mai tanta bellezza era stata mortificata da un errore cromosomico.
Ad Amsterdam scambiarono il suo "I am tourist" con "I am terrorist" e lo ficcarono in una stanza d'albergo dell'aereoporto con un criminale israeliano. Passarono la notte a guardarsi dalle rispettive testate del letto prima di salutarsi con affetto.
Sul monte Solaro i suoi occhi erano pieni di lacrime per la bellezza che aveva incontrato. Tese una mano ad una coppia di americani in difficoltà, ma gli venne sdegnosamente rispedita. 
Ora viviamo a Tel Aviv, risposero seccati i due ebrei americani 
Gassan non si scompose e con ironia sentenziò.
Voi avete due passaporti a testa, io nessuno, qualcuno deve averne rubato uno, mi potreste aiutare a recuperarlo?
Diavolo di un Gassan quando in lacrime, prima di partire, mi diede appuntamento a Gerusalemme nel giorno dell'indipendenza.
Sono quasi vent'anni che attendo di incontrarlo di nuovo. Sono quasi vent'anni che spero che da qualche parte sia ancora vivo agitando i ferri del mestiere con il sorriso di sempre. 

 
 
 

El dia siguente

Post n°206 pubblicato il 10 Ottobre 2007 da santaguero
 

Su un grande cadavere         

si sono gettati tanti lupi

che la morte, che era tanta,

è impallidita per lo schifo.

Sangue e cloroformio su un corpo del mondo;

foto e menzogne su un morto per amore.

Tutti gli orrori piangono così profondamente

che il dolore fa loro strada,

nascondendo il sole.

Silvio Rodriguez, Cronaca amara

 
 
 

Carlito's ways

Post n°205 pubblicato il 05 Ottobre 2007 da santaguero
 

Quando Carlito montò sulla corriera era già sera. Le luci giallognole del quartiere già facevano a pugni con il crepuscolo disegnando  a mezz'aria tante linee spezzate.
-
Cara mamma vado a cercare... -
- E' venuto il tempo di salutarci, lo sapevo da quando sei nato -
Le parole spezzate in gola e le lacrime che rigavano il viso avevano il compito di spiegare l'eterna storia del distacco annunciato.
Carlito era figlio unico di madre vedova. Suo padre era morto una decina di anni prima. Ed ora toccava a lui andare via verso un nuovo lavoro ed una nuova meta.
-Stai attento al mare perchè fa spesso fa venire voglia di non solcarlo-
Carlito ascoltava la madre anziana in silenzio. Forse inconsapevolmente aveva accettato l'idea dell'inutilità delle parole. I sensi di colpa, le preoccupazioni e l'euforia del distacco non si erano ancora bene bene miscelati. Lottavano ancora per prendere il sopravvento.
Drum, drum. Lo sbuffo nero del fumo ed il rumore di ferraglia annunciarono a Carlito che non c'era più tempo per i ripensamenti. Appena un'ora di travaglio tra le strade simili più a gruviere svizzere che a nastri d'asfalto ed ecco il mare.
Sulla banchina del porto a fare compagnia all'ultimo traghetto per l'isola c'erano solo le luci che giocavano con l'acqua stagnante e puzzolente. Sul fianco bianco della nave campeggiava a mezz'altezza una scritta poco rassicurante: "Caronte Express". A poppa invece un cartello annunciava la destinazione con l'orario di partenza: Isolachenonc'è  - ore 21.50.
- Signore, signore, signore -
La voce era melliflua e sembrava venire da lontano.
-Signore, sign...-
Ed ecco che un uomo indivisa blu elettrico si pianta davanti agli occhi socchiusi di Carlito.
- Signore si svegli siamo arrivati a Parigi il treno fa una breve sosta -

 
 
 
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Khaled Hosseini, il Cacciatore di aquiloni, Piemme

Giovanni Moro, Anni Settanta, Einaudi

Bruno Arpaia, Per una sinistra reazionaria, Guanda

Alberto Filippi e Paolo Collo (a cura di), Guevariana, Einaudi

Juan Rulfo, Pedro Pàramo, Einaudi

Marco De Marco, L'altra metà della storia, Guida

Umberto Galimberti, L'ospite inquietante, Feltrinelli

 

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E' difficile scrivere?                                                                    immagine

No niente affatto.

Tutto quello che occorre è un perfetto orecchio,  

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il fegato di uno scassinatore

e nessuna coscienza

tranne in quello che si scrive:

poi è fatta!

(Ernest Hemingway)

 

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