_Sappa's Blog

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''[...] Dan si emozionò. Non era la prima, nè sarà l'ultima volta. Lo so. Ero li, nella sua testa, dentro di lui. Poi la figlia di Eva inziò a parlare, con parole dolci, ma taglienti. E Dan non sapeva cosa fare, dove guardare, cosa pensare; la sua mente era confusa, sbatteva come ruotasse in una spirale infinita. La figlia di Eva si avvicinò, lo baciò sulla guancia e sussurrò due parole in una lingua nordica. Dan non capiva, ma nonostante questo i suoi occhi si riempirono di salate lacrime. Poi si voltò, vide la figlia di Eva sorridergli. Lui ricambio e salutò qualche amico. Poi buttò uno sguardo nel Salone Grande, oltre il confine, cosciente del fatto che dopo pochi istanti sarebbe stato tutto diverso. Simile dentro, ma diverso; presto sarebbe tornato in cima al Col d'Anzone, sua dimora. E la vita ricominciata. ''Dan!'' lo chiamarono altri. Si voltò, salutò. Poi fece ancora un passo verso alcune figlie di Eva. Le abbracciò. ''Arrivederci'' disse ''Lascio ora questo posto, e voi, per tornare forse, un giorno, in cui sarò migliore.''. Poi rivolse il suo sguardo verso quella figlia di Eva, Lania. Disse solo ''Grazie'' in tono malinconico; si voltò e varcò il confine come in un salto in quattro dimensioni. Lì fu la fine e lì fu l'inizio. E, come fosse oggi, ricordo lo sguardo caldo di Dan, immerso nelle lacrime. [...] ''[dal ''diario di Dan Rossæl'']