S_CAROGNE

CdC L'Italia che proDuce


Cara Letizia, sono un ragazzo rumeno che si ha trasferito da quasi un decennio in Italia. Sono stato fortunato, ho iniziato a lavorare quasi subito come manovale (anche nel mio paese facevo lo stesso lavoro), adesso ho una azienda con un altro rumeno come me, e da qualche anno sono fidanzato con una bella ragazza italiana. Tutto bene quindi? No, perché lei è molto dolce e ha una carattere d’oro, andiamo molto d’accordo e avevamo progettato di sposarci ma il problema è la famiglia. Non sono mai stati contenti del nostro fidanzamento e adesso stanno facendo di tutto per evitare le nozze! Il padre soprattutto (che fa il mio stesso lavoro) mi ripete continuamente: siamo in crisi per colpa vostra, non te lo dimenticare. E so che più volte ha parlato malissimo di me con la figlia. Le dice che noi stranieri siamo inaffidabili, che rubiamo il lavoro agli italiani e che dopo il matrimonio cambierò rendendole la vita un inferno. Ha persino detto che voglio sposarla solo per avere la cittadinanza e che su questo non cambierà mai idea! Inoltre mentre io avrei voluto prima andare a convivere per qualche tempo lei no, vuole subito il matrimonio. E così la madre l’altro giorno le ha consigliato di lasciarmi perdere perché “si vede che non sono convinto”. Ma come!? Sono innamoratissimo di lei, solo preferisco aspettare che tutti si rendano conto prima di che pasta sono fatto. Aiutami, sono disperato, perché ho paura che loro non cambieranno mai idea su di me!Julio Risponde Letizia: Caro Julio, l’amore è un sentimento intenso e meraviglioso che ci fa sentire al settimo cielo quando tutto fila liscio ma ci fa sprofondare agli inferi quando trova qualche ostacolo. Tu sei in una situazione delicata perché sei combattuto tra l’amore che provi per la tua ragazza e l’orgoglio che vorrebbe tu facessi valere le tue giuste ragioni. Devi aver pazienza, mio caro: solo con il tempo la sua famiglia riuscirà ad accettarti nel suo seno. Quando ci si trasferisce in un altro Stato è necessario del tempo prima di essere accettati e lo stesso discorso vale anche se vuoi riuscire a far parte di un nuovo focolare. Le perplessità dei tuoi suoceri appaiono ai miei occhi di mamma più che comprensibili. Concedi loro ancora un po’ di tempo e soprattutto concedine a te stesso. La convivenza è una scelta saggia ma forse la tua ragazza ha dei principi morali così forti da preferire dedicarsi totalmente a quella meravigliosa avventura che è il matrimonio. E vedrai che le cose si sistemeranno da sole. E non dimenticarti di me quando verrà il momento dei confetti.  Risponde Sara_1971: Ma che strano. In una massa preoccupante di persone scarsamente scolarizzate, che non leggono, non lavorano, non parlano altre lingue (e nemmeno quella nazionale) chissà che bene spunti tu, profugo appena sceso dal gommone, a far vanto di inusuali capacità lessicali. Ammesso e non concesso che tutto quello che hai raccontato sia vero il tuo futuro suocero conferma la validità di un antico adagio popolare: certe famiglie sono come le patate, la parte migliore si trova sottoterra. L’italiano medio è cattolico ma soprattutto uno, trino e quattrino perciò non preoccuparti della sua apparente idiosincrasia nei tuoi confronti. In questo Paese c’è chi volta la gabbana molto più velocemente di lui (Casini, Sgarbi, gli esempi sarebbero innumerevoli), direi anzi che sei entrato nel paese giusto: perché lui cambi idea basterà fargli leggere la tua denuncia dei redditi (sempre che tu ne abbia una, mi sembri un tipo piuttosto intraprendente e non dimentichiamoci che anche il nostro amato Premier ha iniziato così). Ma veniamo a noi. Ti sei inopportunamente innamorato della prima scanzonata frequentatrice del campetto parrocchiale che hai incontrato, candita come un lecca lecca al solo fine di  mascherare la sua vera identità che è poi quella di essere una acuta spacciatrice di ovuli. Per di più quel tallero del padre si ostina a governare la famiglia con il pugno ingioiellato ma zeppo di cambiali, motteggiando gli alti valori del razzismo di ritorno, mentre tu continui a sputare sangue tra malta e cazzuola. Mannaggia a te, ma proprio una aspirante ossigenate figlia della Norvegia in abitino rosa chewing-gum e pendente con il coniglietto di Playboy dovevi andarti a prendere?Lei non è per te: la sua consona metà è il tallero vestito Loro Piana con sinusite cronica da cocaina che gira in TT e che casualmente la metterà incinta sulla moquette di un albergo ad una stella. Poi se davvero ti piace così tanto la soluzione è lì, a portata di spermatozoo. Diventare  incidentalmente padre costringerà la sua famiglia ad organizzare una bella cerimonia tamarra ed oltre alla cittadinanza riceverai in dono l’appartamento contiguo a quello dei tuoi suoceri (il che non fa mai male, nevvero?)Da queste parti si usa così: il figlio è un fine premeditato, più che un progetto condiviso, perciò ci si riproduce per età, pigrizia, interesse o per sbaglio. Difficilmente per amore. E tu, che provieni da un paese che in questo momento non fa altro che darci penosi grattacapi, hai il dovere di assoggettarti ai nostri costumi nazionali. Lo dice da sempre anche Borghezio: siete voi, esuli in cerca di fortuna in questo civilissimo stivale filosavooiardo, a dovervi affrancare dai vostri culti pagani per entrare nelle nostre gerarchie angeliche.  Quindi innanzitutto cerca di manifestare disprezzo per le regole della democrazia e secondariamente imponiti una inossidabile visione proprietaria delle istituzioni. Solo così potrai partecipare a quest’avventura Cavouriana, patriottica, ottocentesca, che adesso si chiama Popolo della Libertà, che prima si chiamava Casa della Libertà, che prima ancora si chiamava Polo della Libertà e che in realtà ha un unico padrone che si chiama sempre Forza Italia. Tra l’altro provieni da un paese che vanta nel suo passato una delle peggiori dittature perciò non dovresti avere difficoltà ad adeguarti: il mondo in cui ci adagiamo è esattamente quello che siamo. E noi siamo una entità collettiva. Binaria. Uno o zero. Aperto o chiuso. E non c’è bisogno che sia io a ricordarti che siamo fatti per stare in branco. E’proprio per questo che a Pasqua, mentre sui muri sbocciavano i primi manifestini elettorali, sulla porta di una chiesa del Cep è stato affisso l’ammonimento: “Ama, il prossimo tuo”. E nello stesso luogo una mano ignota ha provvidenzialmente aggiunto: “Non posso, perché lo conosco”