Creato da Sely13 il 09/12/2013

Scartafaccio

Questo blog è il mio quaderno online di riassunti, recensioni di libri, film, opere d'arte, opinioni personali, ricerche nei campi delle scienze umane.

 

 

NATALE

Post n°9 pubblicato il 17 Dicembre 2013 da Sely13
 

La pecorina di gesso,
sulla collina in cartone,
chiede umilmente permesso
ai Magi in adorazione.

Splende come acquamarina
il lago, freddo e un po' tetro,
chiuso fra la borraccina,
verde illusione di vetro.

Lungi nel tempo, e vicino
nel sogno (pianto e mistero)
c'è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo e un ciuco nero.

G. Gozzano 

 
 
 

Le Violon d'Ingres

Post n°8 pubblicato il 17 Dicembre 2013 da Sely13
 
Foto di Sely13

Oggi ho ripensato a questa foto di Man Ray, che ritrae la sua amica e amante Kiki de Montparnasse, e la voglio condividere con voi!!

 

Foto presa dal sito Fotografando, fotografia digitale!!

 
 
 

LO HOBBIT- LA DESOLAZIONE DI SMAUG

Post n°7 pubblicato il 15 Dicembre 2013 da Sely13
 

Puntuale come un orologio svizzero venerdì 13 ero alla prima del secondo capitolo di Lo Hobbit!!
Premetto che a me prequel, sequel, spin-off e appendici varie non piacciono molto, spesso e volentieri sono fiacchi, scoloriti, noiosi e ricalcano la falsa scia del successo precedente, però, e qui c'è un però, nel caso della nuova avventura tolkeriana di Jackson apprezzo. 
Se la famosa trilogia precedente aveva infiammato gli animi con il suo misto tra fiaba e epica, con la spettacolarità e la grandiosità dei Kolossal targati Hollywood, con emozioni negative e positive filtrate attraverso la superiore lotta tra bene e male, capaci di rendere magnanimi (nel senso letterale) anche gli antagonisti, qui è tutto diverso: la dimensione è più umana, la trama di gelosie, dispetti, simpatie, aiuti è inserita nella rete di un viaggio finalizzato a recuperare, prima che una corona, un tesoro immenso. Non mancano momenti di livello più alto e sicuramente ce ne aspetteranno di più nella terza parte con la Guerra dei Cinque Eserciti ma, nulla da fare, siamo su un altro piano e persino i saggi ed eterei Elfi cadono dal piedistallo, con Tauriel, che rinuncia a inseguire il nemico per trasformarsi in una moderna e ridicola versione di santona guaritrice, e Thranduil, che porge il calumet della pace a Thorin non per un nobile sentire ma per il desiderio di diamanti.
Il clima emotivo, di conseguenza, è diverso: le tenebre di Sauron dominano Il Signore degli Anelli e le morti si accumulano (e che morti eroiche, pensiamo a Boromir per un esempio su tutti!!) le vite cambiano irremediabilmente con ferite fisiche, come il dito amputato di Frodo, e dell'anima, Frodo non può più a tornare a essere lo spensierato e allegro hobbit che era partito dalla Contea, non c'è spazio per sognare il futuro, man mano che la storia prosegue avvertiamo anche noi il male che avanza, i colori stessi si scuriscono; ne Lo Hobbit non manca una certa gioia di vivere con momenti decisamente più umoristici e scene quasi goliardiche, soprattutto nella prima parte.
Il ritmo è lento, macchinoso quasi e più adatto a un libro che a una pellicola cinematografica, ma sostalziamente piacevole, se si ha l'intelligenza di abbandonarsi alla visione senza aspettattive grandiose da nostalgici della precedente saga.
Un film di quasi tre ore senza un personaggio femminile è un azzardo che Jackson non ha voluto correre e ha osato, poi, molto di più, inventando l'Elfa silvana Tauriel e rendendola oggetto di un amore non ricambiato da parte, niente di meno che, di Legolas!! Un Orlando Bloom più maschio rispetto al suo futuro torna in scena per un'aggiunta, da me poco gradita, alla storia. Tauriel snobba il principesco Elfo e gli preferisce un nano, Kili, molto carino e gentile d'animo, ma comunque un nano, tradizionale nemico degli Elfi. In questo triangolo, il quale, piaccia o meno, ha già diviso gli spettatori in tifoserie opposte, la figura meno interessante è proprio quella della donna, priva di un certo spessore e piuttosto inutile.
Adesso rendiamo omaggio al protagonista di questo secondo film: il drago Smaug. Di draghi e creature fantastiche ormai abbondano gli schermi da circa quindici anni ma Smaug passa bene la prova, presentandosi con un'estetica che a me è piaciuta per non essere eccessiva ma nello stesso tempo imponente. Certo il doppiaggio non aiuta: la voce è quella di un perfettino primo della classe più che di un feroce drago che terrorizza da molti anni le terre vicine ma l'ossimoro risulta in sé umoristico e tutto sommato non è riuscito proprio male.
Bilbo Baggins, vero protagonista della storia, prosegue il suo percorso di formazione ed è diventato molto coraggioso, sempre accompagnato da una certa comicità, che caratterizza gli hobbit anche involontariamente.
Personalmente ho apprezzato molto Thorin Scododiquercia sia per come Richard Armitage ne ha reso l'arroganza, l'orgoglio ferito, la natura sospesa tra nobiltà e interesse privato sia per una certa fisicità davvero niente male, la migliore a mio gusto.
Infine parliamo di questo famoso 3D: non mi piace. La resa non è per nulla nitida, l'effetto non è realistico ma sfocato, mi sono persino pulita un paio di volte gli occhiali convinta che le lenti fossero sporche. Ci sono stati momenti in cui la proiezione era talmente rovinata che sembrava un disegno mal riuscito, ma questo, ovviamente, è un giudizio del tutto personale.
Vi lascio con il trailer ufficiale, preso dal canale Warner Bros, Italia su Youtube.  


 

 
 
 

IL NUOVO CLASSICO DISNEY: FROZEN- IL REGNO DI GHIACCIO

Post n°6 pubblicato il 12 Dicembre 2013 da Sely13
 

Sono in attesa del nuovo classico disney: Frozen- il regno di ghiaccio. 
Il mio spirito critico si sfogherà dopo il 19 dicembre, quando potrò finalmente vederlo al cinema, per ora mi accontento del trailer, che, devo dire, promette bene.

 


Video del canale WaltDisneyStudiosIT di Youtube

 
 
 

I PERSONAGGI DEL PRESEPE NAPOLETANO: PARTE SECONDA

Post n°5 pubblicato il 12 Dicembre 2013 da Sely13
 

Il personaggio della zingara si trova anche nella variante con il bambino in braccio e viene identificata con Stefania, la puerpera che gli angeli tenevano lontana dalla grotta, in linea con le severe leggi ebraiche del tempo. Secondo i racconti la donna non si perde d'animo, avvolge in fasce una pietra, si presenta davanti alla Sacra Famiglia e immediatamente si ode un pianto di bambino: la giovane si ritrova a stringere al petto una creatura vera, santo Stefano per le leggende, celebrato, appunto, il 26 dicembre.
La zingara con il cesto di ferraglia, martelli e chiodi, è invece figurazione della Crocifissione.
Gli angeli che circondano la grotta sono cinque e sono detti Angeli del Gloria. Al centro c'è un messaggero celeste con la veste dorata e il cartiglio con la frase tratta dal Vangelo di Luca, si chiama Gloria al Padre; a destra c'è il Gloria al Figlio con l'abito bianco e un incensiere; a sinistra troviamo il Gloria allo Spirito con il vestito rosso e la tromba dell'annuncio in mano. Alla triade centrale se ne aggiungono altri due: Osanna del popolo, con la veste verde e il tamburo, e Osanna del potere, con il vestito azzurro e i piatti metallici. A volte si trovano anche altri angeli, che fanno da coro ma non hanno alcun valore simbolico.
Molto significativa è la statuina del pastore con l'agnello, spesso accompagnato dal gregge e da un cane, il quale è figura di Cristo come Buon Pastore ma anche di Cristo come Agnello sacrificale. E' uno de personaggi maggiormente densi di significato.
La folla di zoppi, deformi, mendicanti, guerci che riempiono le zone meno popolate del presepe e affollano il ponte, sono chiamati a Napoli le anime pezzentelle, ovvero le anime purganti che tra il 2 novembre e il 6 gennaio tornano sulla terra per chiedere suffragi, secondo le credenze popolari.
Figura molto conosciuta è quella dell'ubriacone seduto sulla botte del vino o con il fiasco nella mano alzata: nei presepi più antichi era accompagnato da un corteo di pastori coperti da pelli caprine, musici e ragazzi mori a chiudere. Si chiama Cicci-Bacco e allude al dio greco del vino, Bacco, cristallizzando in sé antichi miti e folclore popolare, come per la maggior parte dei pastori. 
Spesso si trova a Napoli Re Erode, che osserva dalla montagna l'agglomerato urbano e la strage degli innocenti, resa con particolare drammaticità: madri urlanti e soldati a piedi o a cavallo che vanno strappando i piccoli dalla braccia materne. E' una figura di derivazione medievale.
Il cacciatore e il pescatore rendono omaggio alle più antiche forme di sussistenza umana. Il pescatore indossa vesti bianche e rosse, che riportano ad antiche liturgie popolari non solo campane. Il pesce fa riferimento all'antico acronimo del nome di Gesù.
Il monaco e il pescivendolo sono due personaggi dissacranti, con connotazioni sessuali che trovano il proprio terreno d'origne nelle antiche tradizioni latine carnevalesche, che si svolgevano nel periodo del nostro Natale.
L'oste è una figura demoniaca, un rubicondo e grasso Belfagor in grembiule bianco, che sulla soglia dell'osteria ferma gli ignari passanti per farli entrare nel locale. 
'e duie cumpare sono avventori dell'osteria: giocano a carte e sono chiamati zi' Vicienzo, il Carnevale, e zi' Pascale, la Morte. E' curioso come questo secondo personaggio abbia tutta una sua tradizione personale, legata alle credenze partenopee più sedimentate, infatti nel cimitero delle Fontanelle c'è un cranio che tutti chiamano zi' Pascale e, fino ancora a qualche decennio fa, le persone si recavano da esso per domandare i numeri del lotto. I due allegri giocatori sono anche detti i due Giovanni, in riferimento ai solstizi, dei quali sarebbero una metafora. 
Il mercato è una parte fondamentale della cultura napoletana e certo non poteva mancare nel presepe: ambulanti di tutti i tipi invandono le scene e raccolgono in sé la simbologia dei mesi, a ricordare come il pensiero di Cristo ci debba accompagnare tutti i giorni dell'anno e non solo a Natale. 
Gennaio: macellaio o salumiere, il primo ha connotati demoniaci e fattezze spesso deformi;
Febbraio: venditore di ricotta e di formaggi, il ricottaro intento a rimestare il latte cagliato nel suo pentolone riassume in sé il senso dello scorrere del tempo e l'atto del braccio rotante richiama il ciclo del tempo, collegandosi al sostrato carnevalesco che sottende il Natale; 
Marzo: pollivendolo o uccellaio, simboleggiano la primavera;
Aprile: venditore di uova, è metafora della Pasqua;
Maggio: coppia di sposi con cesto di ciliegie e frutta;
Giugno: panettiere;
Luglio: venditore d pomodori;
Agosto: venditore di cocomeri;
Settembre: seminatore o venditore di fichi;
Ottobre: cacciatore o vinaio, il secondo allude al vino della nuova Allenza;
Novembre: castagnaro;
Dicembre: pescivendolo o pescatore.
Parliamo ora di una delle statuette più famose: Benino o Beniamino, il pastore addormentato. Il padre è il pastore Armenzio, attento osservatore del miracolo. Il giovane pastorello dorme beatamente ignaro del grande mistero che si sta rivelando a pochi passi da lui, metafora del sonno della mente umana di fronte i segni divini; è posizionato in alto rispetto alla grotta. Un'altra versione di Benino è l'Incantato, ovvero il pastore posto davanti a Gesù con le mani alzate e il volto acceso di meraviglia davanti al Bambino divino.
 

 

 
 
 
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