... che bella questa città quando scende la notte; un lieve alito di vento, che insinuandosi tra i monti, increspa leggermente la superficie d'acqua, e le fronde degli alberi cominciano a sussurrare storie di uomini vissuti chissà quando, chissà come.Procendendo dal lago essa è vulnerabile, aperta, le case, una addossata all'altra, memori della disposizione di una millenaria volontà, sembrano quasi invitarti, molli, all'interno del borgo. Mi bastano pochi passi per perdere la vista dei monti e del lago, per essere inghiottito tra pareti e tetti che si guardano in faccia a soli pochi metri. Non spaventa però, perchè il loro è piuttosto un abbraccio caldo: me li immagino ancora lì, centinaia di anni prima, in quella stessa disposizione razionale, dare il medesimo effetto al villico o soltanto al viandante che per quei vicoli dirigeva il passo. Egli doveva sentirsi sicuro, come me, seguito dalla luna che spia a mezza palpebra, il vento che sibila al di fuori... eh si, anche quel fresco, che in inverno è gelido freddo, non riesce a penetrare quella fitta selva di mattoni. In quel momento ripenso allora al villico, al viandante che tra quelle case, dietro quelle imponenti mura, sentiva la protezione del borgo, che si richiudeva sulla sua persona. Mi lascio quindi tentare da questo sentimento di protezione ed allungando un po' il percorso mi avvicino fino sotto le alte mura, costruite con pietre di fiume, grige, umili, ma così massicce, appoggio la mia mano alla verticale superficie, e la lascio scorrere, camminando, saggiando la scabra e robusta consistenza di quella estrema protezione. Ed immagino eserciti chiusi al di fuori, agitarsi per cercare un passaggio, un punto debole che non troveranno, ed immagino genti agitarsi operose sopra le mura, sui torrioni imponenti e grigi. Immagino tutto un fremito attorno a me, ma basta un attimo per ritornare al silenzioso borgo immerso nel buio dell'oggi, mi volto, nessuno attorno a me. Mi piace camminare solitario per questi vicoli, lasciarmi prendere da un sottile dolore per la sensazione di isolamento che provo in questi momenti.
Passeggiando...
... che bella questa città quando scende la notte; un lieve alito di vento, che insinuandosi tra i monti, increspa leggermente la superficie d'acqua, e le fronde degli alberi cominciano a sussurrare storie di uomini vissuti chissà quando, chissà come.Procendendo dal lago essa è vulnerabile, aperta, le case, una addossata all'altra, memori della disposizione di una millenaria volontà, sembrano quasi invitarti, molli, all'interno del borgo. Mi bastano pochi passi per perdere la vista dei monti e del lago, per essere inghiottito tra pareti e tetti che si guardano in faccia a soli pochi metri. Non spaventa però, perchè il loro è piuttosto un abbraccio caldo: me li immagino ancora lì, centinaia di anni prima, in quella stessa disposizione razionale, dare il medesimo effetto al villico o soltanto al viandante che per quei vicoli dirigeva il passo. Egli doveva sentirsi sicuro, come me, seguito dalla luna che spia a mezza palpebra, il vento che sibila al di fuori... eh si, anche quel fresco, che in inverno è gelido freddo, non riesce a penetrare quella fitta selva di mattoni. In quel momento ripenso allora al villico, al viandante che tra quelle case, dietro quelle imponenti mura, sentiva la protezione del borgo, che si richiudeva sulla sua persona. Mi lascio quindi tentare da questo sentimento di protezione ed allungando un po' il percorso mi avvicino fino sotto le alte mura, costruite con pietre di fiume, grige, umili, ma così massicce, appoggio la mia mano alla verticale superficie, e la lascio scorrere, camminando, saggiando la scabra e robusta consistenza di quella estrema protezione. Ed immagino eserciti chiusi al di fuori, agitarsi per cercare un passaggio, un punto debole che non troveranno, ed immagino genti agitarsi operose sopra le mura, sui torrioni imponenti e grigi. Immagino tutto un fremito attorno a me, ma basta un attimo per ritornare al silenzioso borgo immerso nel buio dell'oggi, mi volto, nessuno attorno a me. Mi piace camminare solitario per questi vicoli, lasciarmi prendere da un sottile dolore per la sensazione di isolamento che provo in questi momenti.