Cavalieri erranti

Post N° 182


Naviga solitario un "vecchio lupo di mare"; gabbiani si intravedono in lontananza, il cielo è nitido e terso, poche nuvole candide, si muovono in gregge, pigramente, seguendo il vento; enorme la distesa d'acqua si spiega innanzi ai suoi occhi, azzurra se guardata solo in superficie; il suo incessante movimento rimanda negli occhi il riverbero del sole di mezzodì, cocente. Il vecchio si affaccia al bordo della sua imbarcazione, gesto che ha ripetuto migliaia di volte nella sua vita di marinaio; d'improvviso l'azzurro incolume sprofonda lì dove i raggi del sole si estinguono confusamente: resta solo un blu scurissimo, iquientante. Il vecchio lo sa, è allora che comincia a sentire (ancora una volta) quell'angoscia che lentamente diffonde da sotto la pianta dei suoi piedi, al pensiero dell'enorme massa d'acqua sulla quale si trova eretto. Il suo spirito si scioglie in quel sentimento, lentamente, come inchiostro nero in un bicchier d'acqua. Lui piccola goccia dipsersa in così tanta enormità. E' questo andare per mare, non potere dell'uomo sulla natura, non imponenti navi che ne domano la selvaggia natura, non l'umana intelligenza che vince su tutto; ma è umiltà, volontà di annichilamento, riconoscimento delle proprie debolezze, ma nonostante ciò mettersi in mano del signore dei mari.