Va bene, diciamo che la bufera è passata... nel senso che la depressione da festività sembra essersi rintanata nei meandri della mia testa e sembra per ora non essere interessata a fare di nuovo capolino. Come avete potuto constatare voi stessi non ho avuto la forza di chiudere "baracca e burattini"... il discorso che feci rimane comunque valido, cercherò soltanto di predere la cosa con un altro spirito.Oggi vi scrivo dell'ennesima disavventura che coinvolge le poste italo-francesi, il che potrebbe suonare come una parziale discolpa di quelle italiane ma non ne sarei tanto sicuro dato che tutte le volte che ho spedito qualcosa dalla francia, questa è sempre arrivata in italia.Dunque la storia è cominciata quel benedetto dì che atterrai in queste terre poco baciate dal sole (in realtà la situazione meteo attuale è migliore che in italia); per fare l'iscrizione all'univeristà francese mi servivano diversi, anzi parecchi documenti; ma ve lo immaginate voi un italiano che gira tra i vari (ed anche lontanissimi) edifici della burocrazia univeristaria parigina senza riuscire a spiccicare parola che sia diversa dal suo dialetto? Insomma dopo diversi giri e ri-giri riuscii ad avere la lista dei documenti che avrebbero dovuto spedirmi dall'italia e così incaricai i miei di reperirli e spedirmeli; tempo qualche settimana (ero ancora fiducioso di poter diventare uno studente univeristario francese!!! così avrei potuto approcciare le ragazze parigine semplicemente mostrando loro la carta dello studente) ed i miei confermarono l'avvenuta consegna; risultato: sto ancora aspettando quei documenti. Erano ormai gli inizi di dicembre e la mia prima delusione sentimentale in terra francese veniva ormai assorbita -per forza: non avevo il leggendario libretto dello studente francese!!-, quando decisi di "produrre" quei documenti in francia (qualcuno infatti mi aveva pazientemente spiegato che tutto ciò era possibile) per evitare il buco nero che evidentemente si era prodotto all'interfaccia tra le poste dei due paesi cugini e che inghiottiva (come poi ho scoperto) qualunque documento, di assoluta importanza per la mia affermazione sociale nell'Île de France, mi venisse inviato.Il tempo passava ed il giovane ed ancora fiducioso italiano ritornava nei luoghi dove la perfetta macchina burocratica francese metteva in atto quello per cui era stata progettata; sfartunatamente scoprii che quei documenti non erano sufficienti: qualcuno aveva dimenticato di dire (o forse semplicemente lo aveva detto con un francese per me irraggiungibile) che altri documenti erano necessari per alimentare l'orgogliosa ed inclemente "fiera". E dunque inavveduto come Capuccetto Rosso nel bosco telefonai alla segreteria dell'università italiana per farmi spedire altri documenti di vitale importanza per la mia vita sociale (vi ho già detto che basta far vedere alle parigine il libretto di studente francese per avere un appuntamento? ah si, l'ho già detto). Era ormai tempo di festività e la neve ammantava la città e tutte le sue cose, attenuando gli stridori di quella che chiamiamo "modernità", quando ebbi la conferma che i documenti importanti erano stati prontamente spediti (vi ho già detto che...? ah si, ricordo) e lieto e sereno me ne tornai in patria per godere di quel clima così gioioso assieme ai miei cari, ad i miei amici e soprattutto con lei, l'unica, sensuale, bellissima... la mia chitarra!! Ma non sapevo che il peggio ancora mi stava attendendo, nascosto tra le bollicine un bicchiere di champ... spumante e l'uva sultanina di un tiepido panettone. Passarono così le festività, in punta di piedi se ne andarono senza fare rumore, lasciando di sè solo il ricordo di un sogno, ed il giovane e felice (?) italiano tornava a calpestare la terra francese che per poterlo accogliere degnamente ancora attendeva il suo libretto dello studente (inutile dirvi quante parigine si acchiappano con questo a prima vista insignificante strumento) ed con ancora lo champ... spumante che gli "sfrizzicava" (ma come si dice???) nel naso si recò alla segreteria dell'univeristà parigina per vedere quali buone nuove (gli importantissimi documenti per avere il libretto etc etc...) erano giunte dall'italia. Vi lascio immaginare la faccia di lui alla notizia portatagli dalla segretaria che dell'italia non sapeva neanche l'esistenza. Così eccomi qui a raccontarmi questa storia in attesa del fax (dall'italia) che dovrebbe in qualche modo rimediare a quello che la carta non seppe realizzare... e chissà che anche la rete telematica non decida di impedire a questo povero, ma pur sempre ricco interiormente (e chissenefergaaaa), italiano di uscire per una sera con una gentile punzella parigina dagli occhi dolci, i lunghi capelli ed un sorriso da sciogliere il ghiaccio.P.S. un ringraziamento particolare ad una stellina che ha dimostrato di essermi sempre vicino.
Va bene, diciamo che la bufera è passata... nel senso che la depressione da festività sembra essersi rintanata nei meandri della mia testa e sembra per ora non essere interessata a fare di nuovo capolino. Come avete potuto constatare voi stessi non ho avuto la forza di chiudere "baracca e burattini"... il discorso che feci rimane comunque valido, cercherò soltanto di predere la cosa con un altro spirito.Oggi vi scrivo dell'ennesima disavventura che coinvolge le poste italo-francesi, il che potrebbe suonare come una parziale discolpa di quelle italiane ma non ne sarei tanto sicuro dato che tutte le volte che ho spedito qualcosa dalla francia, questa è sempre arrivata in italia.Dunque la storia è cominciata quel benedetto dì che atterrai in queste terre poco baciate dal sole (in realtà la situazione meteo attuale è migliore che in italia); per fare l'iscrizione all'univeristà francese mi servivano diversi, anzi parecchi documenti; ma ve lo immaginate voi un italiano che gira tra i vari (ed anche lontanissimi) edifici della burocrazia univeristaria parigina senza riuscire a spiccicare parola che sia diversa dal suo dialetto? Insomma dopo diversi giri e ri-giri riuscii ad avere la lista dei documenti che avrebbero dovuto spedirmi dall'italia e così incaricai i miei di reperirli e spedirmeli; tempo qualche settimana (ero ancora fiducioso di poter diventare uno studente univeristario francese!!! così avrei potuto approcciare le ragazze parigine semplicemente mostrando loro la carta dello studente) ed i miei confermarono l'avvenuta consegna; risultato: sto ancora aspettando quei documenti. Erano ormai gli inizi di dicembre e la mia prima delusione sentimentale in terra francese veniva ormai assorbita -per forza: non avevo il leggendario libretto dello studente francese!!-, quando decisi di "produrre" quei documenti in francia (qualcuno infatti mi aveva pazientemente spiegato che tutto ciò era possibile) per evitare il buco nero che evidentemente si era prodotto all'interfaccia tra le poste dei due paesi cugini e che inghiottiva (come poi ho scoperto) qualunque documento, di assoluta importanza per la mia affermazione sociale nell'Île de France, mi venisse inviato.Il tempo passava ed il giovane ed ancora fiducioso italiano ritornava nei luoghi dove la perfetta macchina burocratica francese metteva in atto quello per cui era stata progettata; sfartunatamente scoprii che quei documenti non erano sufficienti: qualcuno aveva dimenticato di dire (o forse semplicemente lo aveva detto con un francese per me irraggiungibile) che altri documenti erano necessari per alimentare l'orgogliosa ed inclemente "fiera". E dunque inavveduto come Capuccetto Rosso nel bosco telefonai alla segreteria dell'università italiana per farmi spedire altri documenti di vitale importanza per la mia vita sociale (vi ho già detto che basta far vedere alle parigine il libretto di studente francese per avere un appuntamento? ah si, l'ho già detto). Era ormai tempo di festività e la neve ammantava la città e tutte le sue cose, attenuando gli stridori di quella che chiamiamo "modernità", quando ebbi la conferma che i documenti importanti erano stati prontamente spediti (vi ho già detto che...? ah si, ricordo) e lieto e sereno me ne tornai in patria per godere di quel clima così gioioso assieme ai miei cari, ad i miei amici e soprattutto con lei, l'unica, sensuale, bellissima... la mia chitarra!! Ma non sapevo che il peggio ancora mi stava attendendo, nascosto tra le bollicine un bicchiere di champ... spumante e l'uva sultanina di un tiepido panettone. Passarono così le festività, in punta di piedi se ne andarono senza fare rumore, lasciando di sè solo il ricordo di un sogno, ed il giovane e felice (?) italiano tornava a calpestare la terra francese che per poterlo accogliere degnamente ancora attendeva il suo libretto dello studente (inutile dirvi quante parigine si acchiappano con questo a prima vista insignificante strumento) ed con ancora lo champ... spumante che gli "sfrizzicava" (ma come si dice???) nel naso si recò alla segreteria dell'univeristà parigina per vedere quali buone nuove (gli importantissimi documenti per avere il libretto etc etc...) erano giunte dall'italia. Vi lascio immaginare la faccia di lui alla notizia portatagli dalla segretaria che dell'italia non sapeva neanche l'esistenza. Così eccomi qui a raccontarmi questa storia in attesa del fax (dall'italia) che dovrebbe in qualche modo rimediare a quello che la carta non seppe realizzare... e chissà che anche la rete telematica non decida di impedire a questo povero, ma pur sempre ricco interiormente (e chissenefergaaaa), italiano di uscire per una sera con una gentile punzella parigina dagli occhi dolci, i lunghi capelli ed un sorriso da sciogliere il ghiaccio.P.S. un ringraziamento particolare ad una stellina che ha dimostrato di essermi sempre vicino.