Cavalieri erranti

 


La scelta di un altra persona è sempre difficile da accettare. E' differente da quella che ci coinvolge attivamente, quella che siamo noi stessi a fare. Sulla scelta dell'altrui persona non si può in nessun modo avere un ruolo attivo, la subiamo, la vediamo formarsi, mostrarsi in atto. Infondo la vita sociale è fatta di queste scelte subite. Ogni giorno partecipiamo alla passerella quotidiana sulla quale ciascuno di noi (ma non tutti) si mette in gioco, si affida alle scelte altrui; forse è questa la misura della "socialità" di una persona, quello che ne decreta il successo al livello biologico-sociale. Ma scegliere e/o sottoporsi all'altrui scelta è oppure no una scelta? Siamo veramente liberi di essere? Io non posso credere che possiamo prescindere da tutto questo. Spiegatemi cosa significa essere simpatici, essere brillanti, essere intelligenti, essere socievoli... tutte cose che "essere" non sono. La scelta comporta in qualche modo la degradazione dell'essere: costui "è"... allora lo scelgo, ma tutto ciò in qualche modo rende costui schiavo di quell' "è".Ecco perchè dentro ciascuno di noi i geni ci muovono come marionette in una continua rappresentazione di ciò che noi "siamo" (ma che "essere" non è), marketing dell'essere, continua mostra di qualità, ogni mezzo per convicere e dirottare la scelta altrui. Questo è l'unico mezzo per poter avvicinare qualcuno, per interessarlo, per catturarne l'attenzione come lo specchietto con le allodole. Poi finalmente dovrebbe rivelarsi il nostro essere, spogli di tutti quei paramenti, l'altrui si rende conto della bellezza a prescindere di quei finti "esseri".Ancora una volta la scelta altrui mi ha coinvolto, ancora una volta il suo sguardo si è voltato altrove: non mi ero ancora vestito e forse non succederà mai.