schegge di vetro

Post N° 87


Niente di speciale. Né cenetta al ristorante, né lume di candela. Due pizze prese dal napoletano vicino casa ed un paio di bottiglie di birra. "mangiamo a casa mia. Ti va?”Con un sorriso largo e complice risponde di si e aggiunge:“ma stiamo tranquilli? Non è che all’improvviso….””Non c’è alcun pericolo. Rilassati” gli rispondo.La pizza aveva preso il caratteristico e fastidioso sapore di cartone, assorbito dalla scatola per il trasporto che la conteneva e si era freddata troppo velocemente. Uno schifo insomma.La mozzarella si era rappresa come un pezzo di plastica fusa. E a pensarci bene, sapeva anche di plastica.Le pizze di Angelo “il napoletano” fanno veramente cagare.Iniziamo a parlare e il brusio da noi prodotto, sia alza al di sopra di ogni altro rumore provocando uno strano effetto come di due persone calate dentro una palla di vetro e quindi isolati dagli altri suoni, le quali sentono solo il chiacchiericcio che loro stesse producono.Le due bottiglia di birra, volano via in un attimo. Non ricordo nemmeno di averle bevute.Prendo una bottiglia di vino bianco che produce un mio caro amico…dopotutto siamo in Umbria e il vino è da sempre nostro alleato.La pizza intanto, è diventata della stessa consistenza di un pezzo di gesso e rimane lì, triste e sbocconcellata.Nella cucina c’è un tavolo particolare, più alto degli altri e di conseguenza non ci sono delle  sedie perché sarebbero troppo basse, ma degli sgabelli.Riconosco che non sono il massimo della comodità, ma hanno un pregio. Lei portava una gonna non cortissima, ma salendovi sopra, questa le risalì le gambe lasciando le cosce scoperte per una grande porzione. All’inizio della cena, un po’ per pudore un po’ per imbarazzo tentava ogni tanto di tirarsi giù l’orlo per coprirsi di più, ma dopo la birra ed il vino secondo me non si ricordava nemmeno più di averla la gonna.E’ proprio con le gambe che cominciamo a giocare. Intrecci, spinte,  carezze. Aveva due graziosissime guance arrossate. Anche la bocca era rossa e carnosa, mentre fumava una sigaretta.Spegne la sigaretta, scende dallo sgabello e si avvicina mentre la guardo.Con l’alito lievemente alcolico mi dice sottovoce:”Ho voglia di baciarti””fallo….”La sua lingua mi scivola in bocca e lei si arrampica sopra di me che sono ancora seduto sullo sgabello.Il mio viso è all’altezza del suo piccolo seno e la sua gonna ormai è diventata una cintura, completamente arrotolata sui suoi fianchi. La vedo muoversi e vedo le sue guance diventare ancora più rosse.Mi prende la testa e se la porta al petto, guidandomi dove più le piace. Sento la schiena contrarsi ed inarcarsi sotto le mie mani offrendo al contatto il suo magnifico fondo schiena a forma di cuore.”Andiamo di là?” Propone.”Si”.Alle 4 del mattino si risveglia, si riveste, mi da un bacio e se ne va.Rimango solo nel silenzio della casa vuota, sono sorprendentemente lucido e il cervello funziona benissimo. Risolvo la mia equazione:  un’illusione – l’aspettativa = il lato migliore.