schegge di vetro

[Dis]Avventure del giovane Io.


Dice: “ma sei venuto da solo?”“ Certo che sono venuto da solo e con chi sennò?”Dice: “sei sicuro che non ti hanno seguito?”“MI HANNO SEGUITO?  Ma chi sei Mata Hari?  Senti, rilassiamoci per favore.”Dice: “ Non si sa mai.  Una volta il fidanzato di una mia amica….”“No aspetta. Non cominciamo a tirarci addosso le disgrazie perché poi arrivano davvero.”Dice: “Tu non conosci il mio fidanzato! Pensa che lui sarebbe capace di…..”“Aridaje…. mi stai facendo venire l’ansia. Stai calma. Dopotutto siamo semplicemente due persone che siedono al tavolo di un ristorante in una città dove non ti conosce nessuno. Qual è il problema? Cosa potrebbe accadere?  Basta per favore!”Dice: “scusami hai ragione. Ti prometto che non ne parlerò più.”“Bene. Cosa prendiamo da bere?”Dice: “del vino ti va? Anche se io non bevo mai e sono praticamente astemia…. hihihihihihihi”Sgrano gli occhi, incasso la testa tra le spalle e furtivo cerco di capire da dove diavolo è venuto quel rumore fastidioso. Poi capisco. Era lei che rideva.Quella non era una risata, ma un nitrito. Mi guardo intorno vago, per vedere la reazione delle altre persone che sono a cena ed incrocio lo sguardo di un ragazzo che mi sorride comprensivo. Gli faccio un cenno impercettibile con gli occhi.“Va bene prendiamo del vino…bianco però, è un po’ meno forte. Non vorrei che ti ubriacassi”.Ordiniamo da bere e da mangiare. Appena il cameriere porta le bevande, lei si riempie il bicchiere con il vino e lo scola d’un fiato. Io rimango a guardarla con la bocca aperta e lo sguardo fisso.  Mi assale  il presentimento che sarà una serata tutt’altro che tranquilla.Dice: “Sai sono molto nervosa… magari con  un po’ di vino riesco a sciogliermi ”“Si…ma così ti fai male. Non hai mangiato niente”Non avevano ancora portato gli antipasti che aveva già cambiato fisionomia. Le guance rosse, la bocca all’ingiù, lo sguardo vitreo con le palpebre a metà e la lingua impastata.Era fuori come una cancello….Cerco di non dar peso alla cosa, ma uno degli effetti principali del vino è quello di scioglierti la parlantinae così inizia a parlare di tutto quello che le passa per la testa! Del suo ragazzo, di sua madre, del suo lavoro, della ceretta che ha fatto la sera prima, delle mestruazioni che le ritardano….di tutto. Immaginate come può essere mangiare con una che ti parla del suo ciclo a voce troppo alta per la sala di un ristorante e tu che ti guardi intorno  come a dire a tutta la platea:“Signori,  io questa non la conosco”.Vorresti evaporare via di lì, ma NON PUOI. Ai miei occhi aveva perso di colpo tutta la sua femminilità, il suo fascino e mi sforzai di ricordare che cosa mi avesse attratto di lei fino a quel momento. In che cazzo di situazione mi sono andato a cacciare!! Poi all’improvviso la catastrofe…l’imponderabile…Tra una frase sconnessa e l’altra, senza che lei possa far niente per evitarlo, spara un rutto agghiacciante!!Di quelli che ti vengono su all’improvviso e che non ti accorgi nemmeno che arrivano, ma che irrompono fragorosamente nel locale.Io, che fino  quel momento mi ero trattenuto,  esplodo in una risata mentre sto bevendo con il risultato che a momenti muoio soffocato dal liquido che entra nei bronchi anziché nello stomaco. Io tossisco. Lei nitrisce senza alcun freno….è il caos!Ci guardano tutti. Il locale è bruciato…non potrò andarci mai più. Da quel momento non alzo più gli occhi dal tavolo per il timore di incrociare lo sguardo severo di qualcuno e in un modo o nell’altro, arriviamo a fine cena.Chiedo frettolosamente il conto e pago al cameriere dipingendo sul mio volto tutto il rincrescimento per quanto accaduto come farebbe un padre che ha una bambina troppo vivace per portarla nei locali pubblici.Barcollando di qua e di là, conquista l’uscita e finalmente evadiamo da quel luogo la cui atmosfera era  diventata ormai insostenibile….aria!!!Saliamo in macchina ed io l’accompagno immediatamente a prendere la sua. Mi fermo per darle la possibilità di scendere. Dopo quanto successo l’avrei gettata dall’auto in corsa. Avevo fretta di finire lì la serata limitando i danni, quando ad un tratto si avvicina con il viso al mio e con due occhietti rossi come quelli di Jimi Hendrix dopo un festino con gli amici:Dice:  “Mi piace stare con te…sei stato carino” La frase è strascicata, sospirata,  così vengo raggiunto da un’alitata alcolica che mi fa quasi perdere i sensi.Mi ritraggo e rispondo cercando di sorridere:”Si….ecco…piace molto anche a me…sei….sei ..carina anche tu…ma sai com’è…..è tardi!! Ecco..si …è tardi e domattina mi devo alzare presto…”  Sparo la prima boiata che mi  passa per la mente. Sempre quella. Noi uomini non abbiamo molta fantasia.Dice: “ma non mi porti a bere qualcosa?””ANCORAAA!!!  Ma non eri astemia??  Senti, no!!  Non ti ci porto a bere qualcosa. Per stasera hai fatto già abbastanza. Dai….ci sentiamo domani…forse.”Scese faticosamente e svogliatamente dalla macchina aggrappandosi allo sportello, poi lo chiuse con una violenza tale che  i cristalli vibrarono per alcuni minuti.“hihihihihihih…. Forse ho chiuso troppo forte”Non ebbi la forza di replicare, mi limitai ad incenerirla con lo sguardo.Aspettai, per educazione, che lei aprisse la sua macchina ed entrasse, prima di andarmene.  Ma per trovare le chiavi nella borsa e successivamente azzeccare la traiettoria giusta per infilarle nella serratura, impiegò un tempo eterno. Forse mi ricoprii anche di qualche ragnatela, nell’attesa.Intanto nitriva e singhiozzava senza freno e ogni tanto mi faceva ciao con la manina.”Tutto questo è un incubo. Fra un po’ ti sveglierai..”. Continuavo a ripetermi.Finalmente riuscì a mettere in moto la macchina e a partire.Forse avrei dovuto seguirla per assicurarmi che arrivasse a casa sana e salva, ma ero veramente troppo stanco. Così mi accesi una sigaretta e guardai le luci posteriori dell’auto scomparire tra le spire del fumo e mi sentii sollevato. Era finita.Quella fu l’ultima volta che la vidi, almeno così da vicino.I fatti sopra esposti sono realmente e “tragicamente” avvenuti, molti anni fa, ma il ricordo è ancora molto nitido a dimostrazione di come le cose possano sfuggire di mano senza che tu possa fare nulla per impedirlo. Puoi solo assistere impotente al precipitare degli eventi. Quel ristorante dopo oltre 10 anni  esiste ancora e forse si narra, come una leggenda, di quella volta che una ragazza ruttò in faccia ad un ragazzo e di come questi rischiò di morire soffocato in mezzo bicchiere d’acqua.