Quella mattina non riuscì ad aprire gli occhi.Quella mattina non era fatta per essere vissuta….non aveva slanci né provocazioni.Era tempo che non sentiva più i morsi sapienti della curiosità. Aveva perso i ritmi musicali dell’esistenza e non era più in grado di riacquistarli. A dire la verità non si impegnò particolarmente nell’impresa. Era diventato dissonante dallo sfondo, dal resto, completamente scoordinato e disparo. Lo aveva stancato l’incessante ricerca del miglioramento. Non voleva migliorare, voleva liberarsi dalla feroce aspettativa del mondo nei confronti dell’individuo e ancora prima voleva smettere di essere individuo.Aveva preso a camminare solamente nello spazio ristretto che va dal nero al grigio, ignorando volutamente il bianco il quale non esercitava più alcun fascino su di lui, ma anzi lo esasperava con la sua stucchevole mole carica di “buone intenzioni”.Odiava in maniera insopportabile chi aveva la presunzione di consigliarlo e chi lo strattonava verso la pacificazione con il lato positivo delle cose.“Le persone non sono fatte per aiutarsi, ma per sbranarsi” continuava a ripetersi e in questa logica, lui sbranava, mordeva, uccideva.Aveva raggiunto con grande fatica l’isolamento totale. Si era dovuto impegnare a fondo perché da dietro ogni angolo continuavano a spuntare persone che avevano la pretesa di aiutarlo, di scuoterlo, di accordarlo con il resto.Chissà perché la gente si intestardiva a sostenere che lui avesse bisogno di aiuto? Chi li aveva raggirati e convinti?Chi aveva stabilito chi fossero gli “aiutanti” e gli “aiutati”?E soprattutto chi cazzo gli aveva chiesto niente?Così quella mattina restò al suo posto, tenendo gli occhi ben chiusi. Si aggrappò forte alle lenzuola, inarcò la schiena e tirò indietro la testa. Aprì la bocca inspirando il più forte possibile risucchiando così tutti i fantasmi ammassati attorno a lui e finalmente riuscì a trasformarsi in puro spirito.
Post N° 97
Quella mattina non riuscì ad aprire gli occhi.Quella mattina non era fatta per essere vissuta….non aveva slanci né provocazioni.Era tempo che non sentiva più i morsi sapienti della curiosità. Aveva perso i ritmi musicali dell’esistenza e non era più in grado di riacquistarli. A dire la verità non si impegnò particolarmente nell’impresa. Era diventato dissonante dallo sfondo, dal resto, completamente scoordinato e disparo. Lo aveva stancato l’incessante ricerca del miglioramento. Non voleva migliorare, voleva liberarsi dalla feroce aspettativa del mondo nei confronti dell’individuo e ancora prima voleva smettere di essere individuo.Aveva preso a camminare solamente nello spazio ristretto che va dal nero al grigio, ignorando volutamente il bianco il quale non esercitava più alcun fascino su di lui, ma anzi lo esasperava con la sua stucchevole mole carica di “buone intenzioni”.Odiava in maniera insopportabile chi aveva la presunzione di consigliarlo e chi lo strattonava verso la pacificazione con il lato positivo delle cose.“Le persone non sono fatte per aiutarsi, ma per sbranarsi” continuava a ripetersi e in questa logica, lui sbranava, mordeva, uccideva.Aveva raggiunto con grande fatica l’isolamento totale. Si era dovuto impegnare a fondo perché da dietro ogni angolo continuavano a spuntare persone che avevano la pretesa di aiutarlo, di scuoterlo, di accordarlo con il resto.Chissà perché la gente si intestardiva a sostenere che lui avesse bisogno di aiuto? Chi li aveva raggirati e convinti?Chi aveva stabilito chi fossero gli “aiutanti” e gli “aiutati”?E soprattutto chi cazzo gli aveva chiesto niente?Così quella mattina restò al suo posto, tenendo gli occhi ben chiusi. Si aggrappò forte alle lenzuola, inarcò la schiena e tirò indietro la testa. Aprì la bocca inspirando il più forte possibile risucchiando così tutti i fantasmi ammassati attorno a lui e finalmente riuscì a trasformarsi in puro spirito.