Era ormai qualche mese che non ripercorrevo quella strada, ma alcuni dettagli sono rimasti invariati anche se nel frattempo molti altri sono cambiati:sempre di venerdì, sempre giornate uggiose e grigie, sempre la stessa ora e quasi sempre lo stesso posto.La macchina parcheggiata strategicamente in fondo al viottolo senza uscita, ben allineata dietro ad un pino maestoso.Le pozzanghere perenni fiorite nel tempo come trappole, giusto sul percorso che si deve necessariamente fare per arrivare al portone… ripenso a quando ci andai dentro con un piede. Bastarde! Mi hanno fregato una volta, ora conosco il pericolo, ma ne scorgo una nuova. Registro la posizione per il tragitto a ritroso.La finestra al primo piano illuminata e il consueto odore di cucinato che invade le scale del condominio. Un odore di stufato o di ragù forse. C’è gente che passa la vita a cucinare penso.Stesso segnale in codice, stessa persona e stesse parole:<< ciao >><< ciao, entra...>>In altre circostanze avrei detto “che palle”, ma a volte tutto ciò è molto rassicurante. Sono gli intervalli a fare la differenza.