La mattinata è molto fredda e limpidissima. E’ mezzogiorno, ma gli alti palazzi storici tra i quali la via si snoda bloccano i deboli raggi solari mantenendo una temperatura siberiana. La via è comunque molto affollata, come ogni sabato mattina del resto.Le persone si muovono buffe caracollando sotto pesanti giacconi e lunghissime sciarpe annodate. I cappelli sono calcati sulla testa e questo rende praticamente impossibile riconoscerle:“ Uè, ciao” mi sento dire incrociando due di questi strani pinguini.“ ciao come va? Freddo stamattina eh?” rispondo io. Mi giro lentamente verso il mio amico che già mi guarda con espressione interrogativa.“chi cazzo era?”“non chiedermelo …non ne ho la più pallida idea”.Proseguiamo a passo sostenuto verso la nostra mèta, dove altri amici stanno aspettando per il sacro rito dell’aperitivo.Svoltiamo a sinistra seguendo il flusso della gente e mi rendo immediatamente conto che la sagoma che scorgo in lontananza, è famigliare... si la riconosco.Nell’avvicinamento cerco di non fissarla… lei non è sola. Ci incrociamo con aria indifferente. Il suo affilatissimo sguardo si posa sul mio solo per una piccola frazione di secondo. Prima lo percepisco nonostante gli occhiali neri e poi lo vedo perché lei inclina la testa leggermente in avanti e mi guarda al di sopra delle lenti.Lo sguardo mi segna come una lama e parla più di qualsiasi discorso. Accenna un sorriso impercettibile sollevando l’angolo destro della bocca. E’ il suo saluto.Ci rifugiamo al caldo della nostra caffetteria di fiducia, ma non riesco ad entrare nel clima goliardico e “cazzaro” in cui sguazzano i miei amici. Non riesco a togliermi dalla mente il suo sguardo. Scuoto leggermente la testa come per riemergere da quel pensiero e liberarmene, ma rimane conficcato lì proprio in mezzo alla fronte. Poi la porta si apre facendo entrare un po’ di gelo... noi siamo in piedi al banco ed io sono di spalle rispetto alla porta. Il locale è lungo e stretto e quindi si deve percorrere per intero prima di raggiungere i tavoli. C’è molta gente e passare è un po’ difficoltoso. Vengo urtato, abbastanza violentemente sul braccio dove tengo il bicchiere che rischia di cadere, mi volto di scatto già con un vaffanculo in pole positione mi ritrovo faccia a faccia con lei. Rimango bloccato in un’espressione ebete e con la bocca semiaperta di chi vuole dire qualcosa che però si incastra fra i denti. Lei continua a far finta di non conoscermi è ancora accompagnata dal suo lui, però sbatte i suoi occhioni blu e dice:“ops...scusami, stavo per combinare un disastro”“no.. niente.. ma ti pare… non è successo niente” rispondo.Proseguono, lui si volta a guardarmi. Si vanno a sedere e lei prende posto dalla parte del tavolo dove può vedere l’entrata così da costringere lui a rimanere di spalle.Si toglie la giacca rimanendo con un maglioncino verde attillato che le sta benissimo.Sono passati diversi mesi dall’ultima volta che ci siamo incontrati in senso biblico e ci facemmo la promessa che non sarebbe mai più successo per tutta una serie di ragioni.Abbiamo mantenuto quella promessa anche se raramente ci sentiamo. Lei parla distrattamente con lui e si capisce che non lo sta ascoltando, ma guarda verso di me e la cosa mi mette anche in leggero imbarazzo, finchè non decido di andarmene. In serata arriva un messaggio al quale non rispondo.A volte le donne sanno essere veramente stronze.
Post N° 54
La mattinata è molto fredda e limpidissima. E’ mezzogiorno, ma gli alti palazzi storici tra i quali la via si snoda bloccano i deboli raggi solari mantenendo una temperatura siberiana. La via è comunque molto affollata, come ogni sabato mattina del resto.Le persone si muovono buffe caracollando sotto pesanti giacconi e lunghissime sciarpe annodate. I cappelli sono calcati sulla testa e questo rende praticamente impossibile riconoscerle:“ Uè, ciao” mi sento dire incrociando due di questi strani pinguini.“ ciao come va? Freddo stamattina eh?” rispondo io. Mi giro lentamente verso il mio amico che già mi guarda con espressione interrogativa.“chi cazzo era?”“non chiedermelo …non ne ho la più pallida idea”.Proseguiamo a passo sostenuto verso la nostra mèta, dove altri amici stanno aspettando per il sacro rito dell’aperitivo.Svoltiamo a sinistra seguendo il flusso della gente e mi rendo immediatamente conto che la sagoma che scorgo in lontananza, è famigliare... si la riconosco.Nell’avvicinamento cerco di non fissarla… lei non è sola. Ci incrociamo con aria indifferente. Il suo affilatissimo sguardo si posa sul mio solo per una piccola frazione di secondo. Prima lo percepisco nonostante gli occhiali neri e poi lo vedo perché lei inclina la testa leggermente in avanti e mi guarda al di sopra delle lenti.Lo sguardo mi segna come una lama e parla più di qualsiasi discorso. Accenna un sorriso impercettibile sollevando l’angolo destro della bocca. E’ il suo saluto.Ci rifugiamo al caldo della nostra caffetteria di fiducia, ma non riesco ad entrare nel clima goliardico e “cazzaro” in cui sguazzano i miei amici. Non riesco a togliermi dalla mente il suo sguardo. Scuoto leggermente la testa come per riemergere da quel pensiero e liberarmene, ma rimane conficcato lì proprio in mezzo alla fronte. Poi la porta si apre facendo entrare un po’ di gelo... noi siamo in piedi al banco ed io sono di spalle rispetto alla porta. Il locale è lungo e stretto e quindi si deve percorrere per intero prima di raggiungere i tavoli. C’è molta gente e passare è un po’ difficoltoso. Vengo urtato, abbastanza violentemente sul braccio dove tengo il bicchiere che rischia di cadere, mi volto di scatto già con un vaffanculo in pole positione mi ritrovo faccia a faccia con lei. Rimango bloccato in un’espressione ebete e con la bocca semiaperta di chi vuole dire qualcosa che però si incastra fra i denti. Lei continua a far finta di non conoscermi è ancora accompagnata dal suo lui, però sbatte i suoi occhioni blu e dice:“ops...scusami, stavo per combinare un disastro”“no.. niente.. ma ti pare… non è successo niente” rispondo.Proseguono, lui si volta a guardarmi. Si vanno a sedere e lei prende posto dalla parte del tavolo dove può vedere l’entrata così da costringere lui a rimanere di spalle.Si toglie la giacca rimanendo con un maglioncino verde attillato che le sta benissimo.Sono passati diversi mesi dall’ultima volta che ci siamo incontrati in senso biblico e ci facemmo la promessa che non sarebbe mai più successo per tutta una serie di ragioni.Abbiamo mantenuto quella promessa anche se raramente ci sentiamo. Lei parla distrattamente con lui e si capisce che non lo sta ascoltando, ma guarda verso di me e la cosa mi mette anche in leggero imbarazzo, finchè non decido di andarmene. In serata arriva un messaggio al quale non rispondo.A volte le donne sanno essere veramente stronze.