Salì le scale di corsa facendone due per volta. Era emozionato e aveva il cuore leggero sentiva che sarebbe successo qualcosa, del resto non era lì per caso. Giunto davanti al massiccio portoncino di legno con una grande maniglia d’ottone, tirò il fiato cercando di nascondere l’affanno dovuto alla breve corsa.Poi suonò. Il rumore dei passi cominciò ad emergere da dietro alla porta, facendosi sempre più vicino.Tac-tac- tac-tac…il rumore caratteristico prodotto da scarpe con il tacco alto. Il rumore si fermò e la porta si aprì senza nessuna richiesta di identificazione. Lei apparve materializzandosi, come in una nuvoletta eterea e disse con voce calma e suadente:“vieni. Entra”Era la prima volta che lui andava a casa sua e fu colpito dal buon gusto con cui i pochi mobili erano disposti.Il soggiorno aveva una forma particolare. Il piano su cui era la porta di ingresso correva come una cornice lungo il perimetro della stanza. Il centro invece era più basso e ci si arrivava attraverso due scalini anch’essilunghi come ogni lato. Vista dall’alto sembravano due quadrati, uno dentro l’altro.“accomodati. Ti posso offrire qualcosa?”“si un caffè, se lo prendi anche tu.” E si sedette sul divano di pelle nera.Lei andò nella piccola cucina che era solo schermata da una libreria e quindi continuava ad essere visibile e cominciò a trafficare con la caffettiera.“aspetta, ti aiuto” disse lui.Si alzò e si avvicinò a lei rimanendo sorpreso dalla silenziosità dei suoi passi. Gli sembrò quasi di non toccare terra.Arrivò alle sue spalle. Lei lo avvertì, ma non si scostò né disse nulla…continuò la preparazione. Aveva i capelli legati in una coda che le lasciava scoperto il collo. Lui si avvicinò fino a sfiorarla con il suo corpo e si appoggiò delicatamente al suo. Le posò le labbra proprio sotto il suo orecchio. Un fremito si trasmise,come un terremoto da quell’epicentro a tutto il corpo che la fece irrigidire e le fece tirare indietro la testa ed inarcare la schiena.Quel movimento automatico fece aumentare la pressione dei suoi fianchi sui fianchi di lui che anziché ritrarsi, oppose resistenza. La caffettiera le scivolò di mano e la polvere marrone si sparse sul pavimento. Lei continuava a spingere indietro i fianchi muovendosi sinuosamente e lui continuava ad oppore resistenza, spingendo a sua volta.I bottoni della camicetta bianca cedettero mansueti e liberarono i suoi seni fino ad allora costretti. Lui li accarezzò prendendoli in mano e sfiorando i capezzoli induriti. Un leggero gemito uscì dalla sua bocca e le sue guance presero immediatamente fuoco, diventando rosse e calde.“voglio fare l’amore con te” soffiò sottovoce lei.Lui non rispose nemmeno la sua voglia era evidente e ormai si era giunti al punto del “non ritorno”.Le alzò lentamente la liquida gonna che indossava senza toglierla e continuando a baciarla sulla schiena.Fecero l’amore così, appoggiati ad un lavandino, con una caffettiera in terra e con il fornello acceso che non aveva nulla da cuocere.
Post N° 55
Salì le scale di corsa facendone due per volta. Era emozionato e aveva il cuore leggero sentiva che sarebbe successo qualcosa, del resto non era lì per caso. Giunto davanti al massiccio portoncino di legno con una grande maniglia d’ottone, tirò il fiato cercando di nascondere l’affanno dovuto alla breve corsa.Poi suonò. Il rumore dei passi cominciò ad emergere da dietro alla porta, facendosi sempre più vicino.Tac-tac- tac-tac…il rumore caratteristico prodotto da scarpe con il tacco alto. Il rumore si fermò e la porta si aprì senza nessuna richiesta di identificazione. Lei apparve materializzandosi, come in una nuvoletta eterea e disse con voce calma e suadente:“vieni. Entra”Era la prima volta che lui andava a casa sua e fu colpito dal buon gusto con cui i pochi mobili erano disposti.Il soggiorno aveva una forma particolare. Il piano su cui era la porta di ingresso correva come una cornice lungo il perimetro della stanza. Il centro invece era più basso e ci si arrivava attraverso due scalini anch’essilunghi come ogni lato. Vista dall’alto sembravano due quadrati, uno dentro l’altro.“accomodati. Ti posso offrire qualcosa?”“si un caffè, se lo prendi anche tu.” E si sedette sul divano di pelle nera.Lei andò nella piccola cucina che era solo schermata da una libreria e quindi continuava ad essere visibile e cominciò a trafficare con la caffettiera.“aspetta, ti aiuto” disse lui.Si alzò e si avvicinò a lei rimanendo sorpreso dalla silenziosità dei suoi passi. Gli sembrò quasi di non toccare terra.Arrivò alle sue spalle. Lei lo avvertì, ma non si scostò né disse nulla…continuò la preparazione. Aveva i capelli legati in una coda che le lasciava scoperto il collo. Lui si avvicinò fino a sfiorarla con il suo corpo e si appoggiò delicatamente al suo. Le posò le labbra proprio sotto il suo orecchio. Un fremito si trasmise,come un terremoto da quell’epicentro a tutto il corpo che la fece irrigidire e le fece tirare indietro la testa ed inarcare la schiena.Quel movimento automatico fece aumentare la pressione dei suoi fianchi sui fianchi di lui che anziché ritrarsi, oppose resistenza. La caffettiera le scivolò di mano e la polvere marrone si sparse sul pavimento. Lei continuava a spingere indietro i fianchi muovendosi sinuosamente e lui continuava ad oppore resistenza, spingendo a sua volta.I bottoni della camicetta bianca cedettero mansueti e liberarono i suoi seni fino ad allora costretti. Lui li accarezzò prendendoli in mano e sfiorando i capezzoli induriti. Un leggero gemito uscì dalla sua bocca e le sue guance presero immediatamente fuoco, diventando rosse e calde.“voglio fare l’amore con te” soffiò sottovoce lei.Lui non rispose nemmeno la sua voglia era evidente e ormai si era giunti al punto del “non ritorno”.Le alzò lentamente la liquida gonna che indossava senza toglierla e continuando a baciarla sulla schiena.Fecero l’amore così, appoggiati ad un lavandino, con una caffettiera in terra e con il fornello acceso che non aveva nulla da cuocere.