Credo che mai come negli ultimi mesi la scuola sia stata al centro dell'attenzione. Un'attenzione quasi morbosa, tesa a portare in luce tutto quanto non funziona. Operazione necessaria, in certi casi, anche se, ne sono convinta, ha finito per mettere in ombra, se non al buio completo, tutte quelle esperienze che invece a scuola funzionano. Purtroppo. Su Repubblica ho letto la provocazione di Pietro Citati e l'ho trovata così centrata, che la
riporto integralmente. Raddoppiamo gli stipendi agli insegnanti, dice lo scrittore. Ed è un invito a risollevare una categoria dalla degradazione nella quale è scivolata inesorabilmente negli anni. Non posso che essere d'accordo. Da sempre sono convinta che il ruolo di un insegnante è talmente importante e delicato che deve essere pagato adeguatamente. In cambio, tuttavia, devono essergli richieste capacità, competenze, impegno, aggiornamento, tempo. Tutte cose che i bravi insegnanti (mi si passi il termine) già danno, senza null'altro chiedere. Confusi, tuttavia, con i tanti non all'altezza, che però altrettanto ricevono. Gli alunni non sono tutti uguali, i genitori altrettanto. E' ora che si prenda atto che lo stesso vale per il corpo insegnante. E non sto parlando di riqualificazione per i volenterosi: sto parlando di rifiuto delle sacche di mediocrità e di innalzamento della richieste. Nella consapevolezza che la scuola deve e deve tornare a essere un luogo di investimento. In tutti i sensi.