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Post n°3420 pubblicato il 10 Febbraio 2026 da paperino61to
Riassunto: Le indagini per scagionare Perino da una condanna a morte hanno portato il commissario Berardi ad una villa fuori Torino. Grazie alla testimonianza della signorina Fusino, il commissario scopre che una dipendente: Lidia Rosoni dello studio Garzena è ricoverata all'ospedale per maltrattamenti da un misterioso uomo. La Fusino ha il sospetto che l'omicidio dell'avvocato Garzena sia da attribuire a quest'uomo, infatti la sua amica si era confidata con la vittima. Berari e Tirdi si recano all'ospedale ma la ragazza è scomparsa, portata via da un uomo. Viene a sapere che la Rosoni era andata con l'amante dalle parti di Pecetto e la stessa cosa l'aveva fatto Garzena con dei suoi amici. Berardi si reca in questa zona e scopre una villa che sembra disabitata, ma viene a sapere che non è esattamente così. Prende nota del nome del titolare della villa è viene a sapere che questa persona è vicina ad un amico di Garzena. Ora si tratta di vedere se quest'ultimo è realmente implicato nell'omicidio. Ordina a Mammoliti di seguire questa persona e viene a sapere che si era recato in questa villa. Il commissario con Tirdi e i due colleghi presenti sul luogo entrano in villa. La Rosoni era prigioniera sorvegliata da un malfattore. Quest'ultima sotto pressione da Berardi convoca il titolare della villa: un certo Elmo Varalda. Costui dapprima nega il coinvolgimento nel rapimento della ragazza poi confessa. Nel frattempo la perquisizione in villa porta alla scoperto la pistola usata per uccidere Garzena. La Rosoni verrà nascosta da degli amici di Tirdi.
Ci allontaniamo nel silenzio della notte, una sottile pioggia scende su Pecetto. Nel tragitto verso la questura, decido di fermarmi a un bar per fare una telefonata. Esco e mi rivolgo ai colleghi della camionetta:”Andiamo a Rivoli al commissariato. I due arrestati verranno presi in consegna e messi in cella dai nostri colleghi”. Tirdi mi domanda se è il caso di portarli a Rivoli. “Credo di si, potrebbero esserci delle talpe in questura o qualcuno che tenga d’occhio chi entra e chi esce. Mi fido di Giarpi, è un ottimo elemento. Dopo che hai portato la ragazza dai tuoi amici vai subito alla scientifica e fai rilevare le impronte sulla pistola”. Avverto il questore degli avvenimenti, un sorriso compare sul suo volto. “L’unica cosa ora è avere un’impronta da comparare con quella che si troverà sulla pistola sperando che l’assassino non abbia usato il guanto”. “Lo escludo altrimenti non l’avrebbe nascosta. Questo errore le costerà caro! Io andrò alla sua abitazione e vedrò di prendere qualche suo oggetto”. “E’ un rischio lo sa?”. “Non ho molte alternative”. La fortuna è dalla mia parte, l’uomo non c’è e neanche la moglie. Mi apre la domestica, la quale non mi aveva visto il giorno in cui sono venuto con Tirdi, ed io mi invento una piccola bugia oltre che fornirgli un nome falso. Mi fa accomodare nella sala poi mi domanda scusa ma deve finire le pulizie. Aspetto che si allontana poi entro nello studio, vedo delle penne sul tavolo e ne prendo una, noto anche un bicchiere sul tavolo accanto, ha ancora qualche goccia di liquore, ne sento l’odore. Dopo dieci minuti avverto la domestica che non posso più aspettare:” Vorrà dire che gli farò una sorpresa un’altra volta...mi raccomando signora non dica nulla della mia visita”. “Stia tranquillo non dirò nulla, anche io adoro fare le sorprese”. Mi spiace prendere in giro una brava donna ma non potevo fare diversamente. Mi reco alla scientifica e consegno gli oggetti presi. “Commissario ti dedichi anche al furto ora?”. “Non fare lo spiritoso, sulla pistola hai trovato delle impronte?”. “Si! Chiare e limpide, e vorresti che controlli se sono uguale a quelle sugli oggetti?”. “Esatto! Io aspetto nel corridoio, non credo che ci voglia molto”. “No, una mezz’oretta al massimo”. Cammino nervosamente, prendo l’ennesimo caffè ma dopo pochi sorsi butto via il bicchiere, mille pensieri passano per la testa. “Entra pure ti consegno il referto”. Le impronte sono simili, ho trovato l’assassino! Abbraccio il collega il quale sorride, anche lui sa che Perino è scagionato dall’accusa di omicidio. Torno di corsa in questura e vado dal questore, il quale dopo aver letto il referto della balistica, mi domanda come intendo regolarmi con il processo. “So che inizia dopo domani, mi ha chiamato il prefetto. Ha fatto delle domande su di lei e sullo svolgimento delle indagini ma sono stato evasivo, mi ha dato l’impressione che era gongolante”. “Con le prove che abbiamo non potranno fare altro che scarcerare Perino”. “Come si comporterà con Solaro e Riva?”. “Il primo detesta il secondo, e prove del coinvolgimento di Riva nell’omicidio non ne ho, anche se ipotizzo che una parolina su come eliminare Garzena l’abbia messa”. “Faccia attenzione Berardi lo sa anche lei che è gente che non scherza. Sentirà la vedova per dargli la notizia?”. “No! Non vorrei che facesse qualche sciocchezza, immagino che sarà in aula, solo in quel momento scoprirà chi le ha ucciso il marito”. Torno a casa da Maria, sono stanco ma la vicenda non è ancora finita, ora viene la parte difficile, riuscire ad incastrare il vero assassino. Vero che le prove sono schiaccianti, ma costui è un pezzo importante nel partito in città e ha diversi appoggi a Roma, anche se credo che come sempre quando la nave affonda i topi scappano. Verso metà mattinata il questore mi avverte che il processo a Perino è iniziato prima del previsto. “Mi ha chiamato Solaro, è iniziato da meno di un’ora”. Mi esce un’imprecazione e chiamo Tirdi: “Corri a Rivoli a prendere gli arrestati e manda Mammoliti dai tuoi amici, deve venire in tribunale con la ragazza, io corro immediatamente in tribunale”. Tiro fuori dal cassetto della scrivania le prove che abbiamo, le metto in una borsa e corro fuori dalla questura. In capo a una decina di minuti sono in tribunale, l’agente che guidava sale con me. Due miliziani sono davanti alla porta,cercano di bloccarmi. “In nome del popolo italiano e dei poteri conferitemi dal Duce io condanno Davide Perino alla pena capit...ma cosa sta succedendo? Chi è che grida?”. Con l’aiuto del collega riesco ad entrare, un brusio si alza dai banchi, la giuria composta dal Presidente (generale delle Forze Armate) che coadiuva Lezzi , cinque giudici (ufficiali delle Forze Armate, della Milizia, della Gendarmeria, magistrati civili e militari), e un relatore senza voto. Il giudice Lenzi mi guarda con aria mista tra la sorpresa e l’odio. Prendo la parola domandando scusa alla giuria. “So che la mia entrata in aula è poco ortodossa, ma sono stato costretto per impedirvi di condannare un innocente”. “Lei farnetica Berardi, oramai la sentenza è stata data”. Solaro si alza e dice chiaramente che nessuna sentenza è stata ancora effettuata e di lasciami parlare. “La ringrazio. Partiamo dalle incongruenze di questo caso: il mio collega viene arrestato e accusato di omicidio. I miliziani lo arrestano nonostante sia stato tramortito e soprattutto non venga ritrovata nessuna arma vicino a lui. Questo lo so di sicuro”. “Falso”” esclama Bonetti. “Tu dici? Non ne sarei sicuro, quale arma sarebbe stata usata per commettere l’omicidio?”. Interviene l’avvocato dell’accusa facendomi vedere una pistola, una Luger. “Bene, una Luger, immagino che lei abbia anche il referto della balistica?”. “Si, eccolo nero su bianco commissario”. Lo prendo e lo leggo attentamente, poi esclamo:”Ben fatto, peccato solo che sia un falso! Eccolo il vero rapporto!” e lo consegno alla giuria dicendo di leggerlo molto attentamente. “A mia prova ecco anche la pistola ritrovata, compatibile con il proiettile che ha ucciso Garzena: una calibro 22! Avvocato e lei, caro Lenzi, come avete fatto a non notare che il foro del proiettile sul corpo della vittima non è compatibile con quello della Luger? Strano vero...verrebbe da pensare che a tutti i costi volevate condannare Perino e anche lei avvocato della difesa, avrebbe dovuto richiedere delle spiegazioni in merito, ma caso strano non l’ha fatto”. Un mormorio si alza nell’aula, Lenzi mi indica di non oltraggiare la sua persona e quello dell’avvocato della difesa. “Inoltre ho anche le prove della scientifica dove senza ombra di dubbio indicano di come le impronte siano compatibili sia sulla pistola che sugli oggetti da me trovati in casa dell’indiziato e indicano chiaramente chi sia l’assassino”. Il volto di Lenzi è una maschera, alza la voce gridando che sto falsificando le prove per salvare il collega. Riva dice senza mezzi termini di sbattermi fuori dall’aula e di requisire il materiale portato. Interviene la giuria cercando di portare la calma. “Lasciate parlare il commissario”. “Grazie signori. Il colpo esploso dalla calibro 22 è stato effettuato con il silenziatore, ecco il motivo perché nessuno, ripeto, nessuno che abitava a ridosso della piazza ha sentito un colpo, manco le cassiere che lavoravano al Teatro Alfieri che quella sera era aperto. Le signore hanno detto una cosa interessante: che una persona è entrata per fare una telefonata ed è subito uscita. Pochi istanti dopo arrivava la milizia ad arrestare Perino. Strana coincidenza non trovate? Inoltre la telefonata è stata fatta non a un taxì come aveva detto la persona alle cassiere ma alla sede della milizia in centro”. Altro brusio, concitare di voci che si sovrappongono, deve intervenire Solaro per riportare la calma. (Continua)
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