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Messaggi del 27/01/2022

Il visitatore misterioso (12 capitolo)

Post n°2879 pubblicato il 27 Gennaio 2022 da paperino61to

Riassunto:  Il commissario Berardi indaga sula morte di un ladro di appartamenti, purtroppo  non vi sono indizi ne testimoni che possano portare a chi ha commesso l'assassinio. L'altra indagine non ufficiale riguarda Dora Cattaneo un' anziana signora. Il suo alloggio è fatto visita di un misterioso visitatore, entra ed esce a suo piacere non portando via nulla. Il commissario capisce che questa persona sta cercando qualcosa. Una notte però la donna viene aggredita alle spalle. Berardi intuisce che possa esservi un passaggio tra l'alloggio adiacente e quello della donna. La sua ipotesi viene confermata dal geometra che ha disegnato le piante dei due alloggi. Lo stupore di Berardi e del suo collega è grande quando scoprono che la chiave  dell'alloggio attiguo in dotazione al portinaio non è quella originale e per entrare hanno bisogno di un fabbro. Berardi scopre la porta che unisce i due alloggi. Tornato in ufficio da ordine di indagare sul marito della vedova: Aldo Borrini e scopre che dei due soci: De Angelis e Cremonte, quest'ultimo si è suicidato per degli investimenti sbagliati. Inoltre Borrini e sua moglie hanno due nipoti sposate. Berardi decide di indagare anche sui mariti delle due nipoti. in questura convoca due persone legate a Borrini: Madia e Torrisi. I due confessano di essere stati partecipi alla truffa contro Cremonte. La signora Cattaneo rivela un episodio che vedeva coinvolto il marito al commissario. Finalmente i due poliziotti trovano quello che il visitatore cercava: una busta con dentro gli scritti della truffa fatta da Borrini ai danni di Cremonte. Il commissario concepisce un piano per trarre in inganno il visitarore misterioso ed arrestarlo. L'arrestato è Ambrosio Sovena, marito di una delle due nipoti della signora Cattaneo. 

 

 

Nell’ufficio, l’uomo non apre bocca, nonostante sia stato preso in flagrante.

“Signor Sovena, so il motivo per cui è entrato nell’alloggio della vedova Borrini. So anche cosa ha fatto questa persona nei confronti di suo padre”.

Solo a quelle parole alza la testa e mi guarda: “Quindi sa perché volevo quel dannato documento?”.

“Si, e se può consolarla sia Madia che Torrisi ambedue complici della truffa, sono stati arrestati e andranno a processo”.

“Che siano maledetti, devono pagare per quello che hanno fatto a mio padre e alla mia famiglia”.

“Conosce un certo Egidio Testa”?

“No chi è? Un altro complice del Borrini?”. Dal tono della domanda capisco che dice la verità.

“L’unica cosa che non capisco è come ha fatto lei a venire a conoscenza di quel documento?”.

“Un giorno andammo a trovare la zia di mia moglie la signora Cattaneo e lei accennò al marito e ai documenti lasciati in eredità. La cosa finì lì, ma io avevo capito che tra questi poteva trovarsi il documento della truffa perpetrata ai danni di mio padre. Il proprietario dell’alloggio a fianco è un mio amico e mi aveva invitato a vederlo, e notai subito la porta comunicante. Quando ritornai dissi al portinaio che volevo vederlo, mi diede le chiavi, lui si allontanò per un’urgenza e io scambiai le chiavi. Sarebbe stato un gioco da ragazzi entrare ed uscire senza farmi vedere. ”.

“Poi però una sera qualcosa andò storto ed aggredì la signora”.

“Si, e me ne pento ancora adesso, la zia di mia moglie è diversa dal marito…non so cosa mi sia preso, mi sono spaventato, era di spalle e l’ho colpita”.

“Poteva ancora cavarsela con poco, ma aggredire una persona…”.

“Sono pronto a pagarne le conseguenze, l’importante che i complici di Borrini paghino per ciò che hanno fatto hanno fatto alla mia famiglia”.

“Mi dica quando ha sposato sua moglie sapeva che suo zio era il defunto Borrini?”.

“No glielo giuro, l’ho scoperto solo dopo quando siamo andati a trovare la vedova, in una fotografia riconobbi l’uomo che causò la morte di mio padre. Mia moglie non sapeva nulla di tutto questo. Quando morì mio padre, decisi di prendere il cognome di mia madre, avevo giurato di vendicarlo e potevo farlo non con il mio vero cognome”.

Un attimo dopo entrò la signora Cattaneo accompagnata dalla domestica. Era venuta per domandare se c’erano novità, rimase stupita nel vedere il marito di sua nipote. Spiegai che era lui il misterioso visitatore notturno e anche perché l’aggredì.

“Ambrogio, perché non me lo hai detto subito? Non immaginavo il male che ti aveva fatto mio marito. Solo dopo avere letto il documento che cercavi ho capito cosa aveva combinato…perdonami se puoi”.

“Signora, non ha nulla da farsi perdonare, sono io che le chiedo scusa, ero accecato dalla vendetta. Pensavo che lei fosse complice, solo adesso scopro che lei era all’oscuro di tutto”.

In fondo quest’uomo mi fa pena, guardo la donna il quale mi domanda cosa rischia Sovena.

“Credo che qualche annetto di galera non glielo toglie nessuno, ma io nono un giudice”.

“Senta commissario e se io rinunciassi alla denuncia? In fondo non ha rubato nulla”.

“Dimentica l’aggressione?”.

“Quale aggressione? Sono caduta da sola…vero Adele?”.

La povera domestica mi guarda sorpresa e non sa cosa rispondere.

“Signora Cattaneo, se questo è il suo volere ne prendo atto. Lei è libero signor Savona, ma ricordi che la vendetta non porta mai a nulla di buono. Ci pensa la giustizia a colpire i delinquenti”.

L’uomo si alza e abbraccia la donna, e poi si volta verso di me stringendomi la mano: “Grazie commissario…mi ha ridato una nuova vita!”.

Tirdi non dice nulla, mi domanda solo del verbale cosa farne, gli dico di strapparlo.

“Ora dobbiamo concentrarci sul delitto”.

Il destino che sovente si diverte a sparigliare le carte della vita decide di scendere in campo. Un paio di giorni dopo, Perino con Giannuzzi entrano nell’ufficio con un uomo ammanettato, era Liverio, il proprietario della piola.

“Che ha combinato stavolta?”.

“E’ lui che ha ucciso Testa!” risponde Perino.

“Tu come lo sai?”.

“Ci è arrivato una soffiata, e siamo andati nel suo alloggio, abbiamo trovato della refurtiva rubata. Tra questa abbiamo trovato un portafoglio con dentro la carta di identità di Testa.

 Siamo andati alla piola e lo abbiamo arrestato, dapprima ha cercato di negare tutto ma poi ha confessato che la roba rubata gliela aveva consegnato il Testa. Hanno litigato sul come dividersi il malloppo e non trovando un accordo lo ha ucciso”.

“Come ha fatto a portarlo dal parco al luogo dove lo abbiamo ritrovato?”.

“Ha preso il furgone, a quell’ora la gente dorme, poi lo ha portato nel cortile di via Belfiore, conosce bene quel cortile perché rifornisce di vino un negozio. Ha scaricato il corpo di Testa e lo ha pugnalato per essere sicuro che non parlasse”.

“Bene Liverio, la patria galera ti aspetta di nuovo per abbracciarti e stavolta ne passerà di tempo prima di essere di nuovo libero!”.

Vado dal questore per riferirgli dell’arresto dell’assassino.

“Bravo come sempre Berardi”.

Il suo volto denota preoccupazione, alla mia domanda se qualcosa lo angustia non risponde.

 “Commissario Berardi? Sono la signora Cavalli, lei e la sua signora siete invitati al Bicerin da parte della mia amica Cattaneo. Vuole sdebitarsi per quello che ha fatto per lei e per il marito della nipote…si domani va benissimo, vi aspettiamo”.

Maria è contenta di ritornare al Bicerin.

“Bentornato commissario, signora Maria che piacere rivederla. Venite la mia amica è seduta a quel tavolo, c’è anche Adele con lei”.

Veniamo accompagnati al tavolo e dopo la presentazione di Maria alle due donne ci sediamo. Dopo qualche minuto si aggiunge anche la Cavalli. La conversazione è piacevole, nessun accenno da parte della Cattaneo alla sua disavventura e la proprietaria del Bicerin non domanda nulla, è una donna molto discreta e lo apprezzo.

La musica della radio fa da sottofondo, noto che i piedi di Maria battono il ritmo delle canzoni. Guardo l’ora, il tempo è volato, sono già le diciannove e trenta quando alla radio arriva questo annuncio:

Interrompiamo il programma per trasmettere il messaggio alla nazione da parte del capo governo Badoglio: «Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

La richiesta è stata accolta.

Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.

Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».

 (Continua)

 
 
 
 
 

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