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Ai Confini della paura: Matite maledette

Post n°2456 pubblicato il 04 Aprile 2019 da paperino61to

Sono anni che svolgo questo lavoro, ma non avevo mai visto una cosa del genere. Mi chiamo Martin Decco e sono un detective della polizia di Palm Beach.

La scena del crimine è sempre la stessa, o almeno dovrebbe esserlo ma questa è totalmente diversa.

“Martin, che te ne pare? La vittima sembra ancorata alla tavola, il colpo è stato inferto sul davanti, quindi l’assassino si trovava innanzi a lui. Il taglio è netto, secco e violento, un solo fendente e guarda dove è rotolata la testa; il tizio doveva averne di forza.”.

A parlare è il medico legale Arthur Pombe, da anni collaboriamo insieme per risolvere i delitti.

“L’arma del delitto dov’è finita? Dal taglio inferto non mi sembra un semplice coltello, o sbaglio?”.

 “Sembra che sia stata usata un’ascia o una grossa spada, simile a quelle usate dai crociati”.

Dico agli agenti di cercare l’arma nei cassonetti della zona, non sia mai che l’omicida abbia abbandonata, anche se onestamente ci credo poco.

Sul tavolo ci sono alcuni fogli da disegno, una scatola con dentro delle matite di una marca a me sconosciuta. Sul foglio è abbozzato uno schizzo, è una donna nuda, sembra una vichinga o qualcosa di simile con in mano un’ascia.

 “La vittima era un disegnatore?” domando alla cameriera che ha trovato il corpo.

“Si, lavorava per una casa editrice…non so dirle quale”.

“Sa se aveva nemici? Ha litigato con qualcuno ultimamente?”.

“No detective, era una persona buona. Disponibile con tutti, pronto sempre a dare una mano se poteva”.

“Vedo che non era sposato, fidanzate?”.

“Che io sappia no, viveva solo per il suo lavoro”.

Un’agente mi chiama, mi fa notare gli scaffali pieni di fumetti e riviste fantasy; portano tutte quante il cognome della vittima.

“Era in gamba il tizio, detective, io me ne intendo di fumetti…veramente in gamba”.

“Ti credo sulla parola Mike, io non sono un patito del genere quindi evito di dare giudizi. Qui abbiamo finito, andiamo alla centrale e vediamo di mettere insieme i pezzi di questo puzzle”.

Passano le settimane ma non troviamo nulla che conduca all’assassino del disegnatore. Nel fine settimana però un altro delitto viene perpetuato, purtroppo stavolta la signora in nero ha colpito un nostro agente: Mike Coltrane, l’intenditore di fumetti.

La moglie non sa darsi pace, era andata a trovare la sorella fuori città, portandosi il figlioletto, mentre il marito era rimasto a casa.

“Si era messo in testa di provare a disegnare, amava i fumetti ed il suo sogno era quello di diventare un fumettista non poliziotto”.

“Sono convinto che ci sarebbe riuscito, era tenace. Qualcuno è venuto a trovarlo che lei sappia?”.

“Non credo, non mi ha parlato di visite di amici”.

Anche Mike come l’altra vittima è attaccato al tavolo, come se fosse stato trattenuto da esso.

Sul foglio macchiato di sangue c’è un disegno dove si può intravedere una donna, certo non è disegnata benissimo, ma è abbastanza somigliante a ciò che Mike era intenzionato a disegnare. Anche questa donna è con un’arma in mano, come la prima vittima, anche per Mike un colpo solo e deciso e la sua testa che rotola sul pavimento.

“Abbiamo finito, posso far portare via il povero Mike? “.

“Si dottore”.

Sono distrutto dal dolore, perdo un amico non solo un compagno di lavoro.

Mi domando chi è il pazzo che si diverte a tagliare la testa con un’ascia o una spada da crociato?

Metto a confronto i labili indizi tra le due vittime ma non trovo nulla, solo i fogli da disegno, matite della stessa marca sconosciute qui da noi e lo stesso disegno di una donna nuda con un’ascia in mano, accomuna le vittime. Nonostante le indagini nessuna cartoleria di Palm Beach  e zone limitrofe vendono quel prodotto e neanche l’hanno mai sentito nominare.

Le scritte sulla scatola delle matite sono in lingua straniera, abbiamo provato a cercare informazioni su internet e l’unica cosa che ipotizziamo è che sia in lingua antica, ma non ne siamo certi del tutto.

“Detective, allora nessun progresso in merito alla morte di Mike e di quel disegnatore?”.

La domanda mi viene posta dal capo di polizia e la risposta da parte mia è negativa.

“Eppure un filo deve legare i due uomini…lei ha qualche idea in merito?”.

“Purtroppo no, la cosa certa è che sono stati uccisi con uno spadone o un’ascia, e che l’assassino scompare subito dopo l’omicidio. La cosa strana è che nessun testimone ha visto entrare o uscire dagli appartamenti delle vittime persone con armi simili…voglio dire una spada da crociato ( come ipotizza il medico legale) o un’ascia grande non passa inosservata, cristo santo, siamo in estate…nessuno ha visto gente con impermeabili o cappotti addosso girare per le strade di Palm Beach!”.

“Leggo sul suo rapporto che entrambi avevano disegnato una donna, e di quella scritta sulla scatola di matite si sa qualcosa?”.

“I disegni raffigurano una donna, crediamo guerriera o vichinga, insomma appartiene alla sfera della fantasy. Per la scritta abbiamo interpellato un professore di Stoccolma, insegna lingue antiche all’università di quella città”.

“Quindi non è scandivano moderno?”.

“No! Abbiamo un paio di agenti di origine del nord Europa, tutti  l’hanno escluso, e tutti concordano nel dire che sono parole di quelle terre, ma non hanno idea di cosa vogliano significare”.

Verso sera ricevo la telefonata del professore Gunter, che si trova all’aeroporto di New York, prenderà il prossimo volo per Palm Beach e sarà da noi in mattinata.

“Detective, non sto a spiegarle per telefono, meglio parlarne a voce, ma mi creda la cosa è seria, molto seria per quanto possa sembrare incredibile”.

Rimango in silenzio cercando di coordinare le idee, ed è la parola incredibile a darmi da pensare.

“Cosa devo fare, ammesso che ci sia qualcosa da fare per fermare l’assassino?”.

“Devo esserci io per fermarlo, mi creda, non sono pazzo, si fidi di me. L’unica cosa che può fare per il momento, è cercare se nei vostri negozi ci sono matite di quella marca, e requisirle dalla prima all’ultima scatola!”.

“Abbiamo indagato ma in nessuna cartoleria o supermercato della città sanno qualcosa di quella marca, non ne vendono, l’unica scatola l’abbiamo noi qui alla stazione di polizia”.

“Bene, ottimo! La tenga nel cassetto, in un armadio o dove meglio crede, ma non faccia portare via quella scatola o qualche matita, anche se fosse solo una per nessun motivo!”.

Arrivo a casa, sono stanco morto, prendo una birra e vado sulla veranda. Osservo il mare e mi domando se è lui che abbia portato questo dannato pazzo omicida in questa città. Lentamente mi lascio prendere da Morfeo, ma il sonno è agitato, costellato da incubi, da guerrieri con asce gigantesche, donne nude bellissime come quelle disegnate dalle vittime,  da fiordi coperti di sangue. Il sorgere del sole mi fa capire che un’altra giornata sta per iniziare.

Prendo l’auto e mi dirigo all’aeroporto , il professore sta per arrivare.

“Detective Decco? Sono il professor Gunter dell’università di Stoccolma”.

“Piacere di conoscerla professore, venga, l’accompagno alla stazione di polizia”.

Nel tragitto l’uomo mi parla di divinità del nord Europa, di Odino e della sua combriccola di dei. Mi sembra di essere in un fumetto della Marvel e di perdermi nelle lande di Tolkien.

“Purtroppo, quello che sto dicendo è la verità, quella scatola di matite è nient’altro che un portale per Hel,  la divinità degli inferi e dell’oltretomba, figlia di Loky. Adora infliggere pena, disagio e portare morte al povero malcapitato, e la scritta sulla scatola di matite è il modo per riportarla in vita”.

“Mi sta dicendo che è come quel vecchio film con Boris Karloff, dove il tizio legge una pergamena e la mummia riprende vita?”.

“Si! Solo che quello come dice lei è un film, mentre Hel è vera, reale e assetata di sangue”.

Seguissi il mio istinto girerei l’auto e prenderei la strada per l’ospedale su in collina, reparto neurologia, o meglio ancora andrei a Venus Beach dove c’è la casa di cura di sanità mentale.

“So che per lei è difficile crederci, ma è la verità. Hel è una divinità nordica, una donna malvagia pari alla sua bellezza. Ipotizza la sua vittima, le ruba l’anima e poi quando la vittima non ha più forza le uccide con la sua ascia tagliandole la testa; non bisogna sottovalutare quel demone”.

Arriviamo alla stazione di polizia e presento il professore al capitano. Anche sul suo volto si dipinge l’incredulità del racconto fatto.

“Dea nordica? Riportata in vita? Ma si rende conto professore che è difficile credere a una cosa del genere?”.

“Lo so capitano e capisco il suo punto di vista, ma è la verità. Dove si trova la scatola con le matite?”.

Rispondo che è nell’armadio, mi reco per prenderla e con sorpresa noto che non c’è più, è sparita. Domando chi possa averla presa, ma gli agenti presenti rispondono che non lo sanno.

“ Detective, l’unica ad essere arrivata prima del nostro arrivo è Candice, magari mentre faceva pulizia l’ha vista e l’ha presa per portarla a casa a sua figlia”.

Il professore domanda chi è Candice, gli viene risposto che è la donna  delle pulizie.

“Ha l’abitudine di prendere cose o rubarle?”.

“Certo che no!” rispondo sdegnato.

“Allora è opera di Hel, è riuscita a controllare la sua mente e a farle fare quello che gli ordinava. Presto andiamo da questa donna”.

Candice abita in fondo al curvone che porta a Spring Beach, un paio di miglia da dove si trova  la stazione di polizia.

Scendiamo di corsa dalla macchina ed entriamo in casa.

Regna uno strano silenzio, l’aria dentro casa è gelida come se ci trovassimo in mezzo…

“Ai ghiacciai, ecco dove ci sembra di essere detective”.

Saliamo al piano di sopra e troviamo Bea, la figlia di Candice, intenta a disegnare qualcosa. Un brivido mi percorre la schiena. In un angolo della stanza la madre è seduta per terra, provo a chiamarla, a scuoterla, ma è come se io non esistessi, i suoi occhi guardano persi nel vuoto.

“Ora occupiamoci della bambina…presto!” urla il professore.

La bambina non si accorge manco della nostra presenza, sta disegnando. Il disegno raffigura la stessa donna che avevano fatto Mike e l’altra vittima. Bellissima, sensuale, i suoi occhi sembrano osservarmi, le sue labbra si muovono, i suoi seni turgidi sono un invito ad andare da lei.

“Detective, per amor del cielo, torni in lei se le è cara la vita, smetta di guardare quel foglio!”.

Le parole urlate mi riportano alla realtà, sento la testa girarmi e distolgo lo sguardo da quel dannato disegno.

Un odore sgradevole riempie la stanza come se ci fosse un cadavere in decomposizione. Cerco di aprire la finestra ma è bloccata. Dal foglio di carta sembra uscire una mano che blocca il braccio della figlia di Candice,  poi lentamente  tutto il resto del corpo di Hel prende vita.

Guardo il professore, non indossa più abiti moderni, ma ha come una tunica di color verde con strani disegni, sembra un druido. Ricordo di averne visto quelle figure nei libri quando ero bambino. Il professore inizia una litania, non capisco nulla di ciò che sta dicendo, io tiro fuori la pistola anche se immagino che non serva granché contro una dea. Sento che sto impazzendo, la donna sta emergendo lentamente dal foglio. Mio dio, vedo dei vermi sul tavolo, sono a decine.

La litania del professore sale sempre più in alto, con gesti lenti accende un cerino, vuol dare fuoco alla scatola di matite.

Il volto di Hel è una maschera di odio, dalle sue labbra ora scende del sangue. Noto che il braccio del professore sanguina.

Cerco di avvicinarmi al tavolo per strappare il foglio dal quale sta uscendo questa dannata donna, ma sono bloccato da qualche cosa. Urlo alla bambina di alzarsi e scappare, lei si volta e sul suo volto il terrore mi fa capire che non può muoversi.

La mano con l’ascia sta per colpire mentre da una gamba scendono strani animaletti viscidi. Cristo santo, non posso credere a ciò che sto vedendo, la gamba è in decomposizione come quella dei morti.

La donna ride guardandomi in faccia, poi con un dito mi indica di andare da lei. E’ lasciva nel suo modo di fare, non so se riesco a resistere per molto, lentamente sento che mi sto avvicinando a lei.

Hel sta per calare l’ascia sulla bambina, una risata mi gela il sangue. Poi una fiammata avvolge la donna. E’ incredula, i suoi occhi guardano le fiamme dapprima lambirla e poi avvolgerla completamente. Urla, sono urla non provenienti da questo mondo mentre la litania del professore o druido che sia è sempre più forte.

Il professore si rivolge a lei in una lingua sconosciuta, la donna risponde con grugniti mentre il fuoco la sta divorando, le fiamme avvolgono anche la scatola di matite.

Lo zolfo ha cacciato la puzza di putrido e il gelo dei ghiacciai. Riesco finalmente a muovermi, strappo la bambina dalla sedia e vado alla finestra che ora si apre. L’aria fresca entra dentro la stanza,  Candice ci guarda stupita e domanda cosa stia succedendo.

Il professore sorride e risponde: “Nulla di che signora, il detective mi ha parlato molto bene di lei e volevo conoscerla di persona”.

La donna non capisce ma non mi domanda nulla. Usciamo dalla casa, nessuno dei due parla, ho timore per la mia salute mentale, quello che ho visto va al di là di ogni comprensione logica. Il professore indossa di nuovo abiti moderni, che sia stata la mia immaginazione nel vederlo vestito come un druido? Non oso chiederglielo, ho paura della risposta.

“La saluto detective, e grazie per avermi contattato, e per l’aiuto data contro Hel; adesso l’umanità può stare tranquilla”.

Lascio l’aeroporto, le spiagge sono piene di bagnanti, il sole scalda la nostra bella cittadina e io cercherò di dimenticare tutto quello che ho visto in quella stanza, magari con delle birre fresche sulla veranda, mentre compilo la relazione per il capitano.

Inizio a scrivere quando i miei occhi si soffermano su cosa sto usando per scrivere, è una matita. Identica a quelle che il professore ha bruciato…il mio cuore sembra impazzito, mentre sul foglio le parole lasciano posto a un disegno…è una donna sensuale  e nella sua  mano tiene un’ascia.