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Creato da paperino61to il 15/11/2008

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Messaggi del 13/09/2021

Al di lą di ogni sospetto (5 capitolo)

Post n°2807 pubblicato il 13 Settembre 2021 da paperino61to

Riassunto: All’interno di un’auto viene ritrovato un cadavere, con sé non ha documenti e alla stessa auto viene cancellato ogni tipo di identificazione in modo da risalire al proprietario. Sul giornale viene pubblicato una foto della vittima. Il titolare di una pensione del centro riconosce il suo cliente: Feriolo Luciano, inoltre un testimone riferisce al commissario Berardi di aver visto una misteriosa donna uscire dalla pensione e salire su un auto del Regio Esercito, e subito dopo il Feriolo che invocava a gran voce di fermarsi. Quest’ultimo viene anche riconosciuto da Renato Valdi un rappresentante che ha rapporti con la ditta Salzi, una ditta che rifornisce l’esercito. Il commissario si reca in quella ditta e non trovando il titolare parla con la segretaria, la signorina Laura Terazzi, quest’ultima riferisce che il Feriolo gli sembrava sfuggente, come se fosse un’altra persona, durante una cena tra loro gli confida che alloggia in una pensione di Corso Duca degli Abruzzi. Berardi e Tirdi risalgono alla pensione dove alloggiava e con sorpresa scoprono che si era registrato sotto il nome di Giacomo Priero. Scopre che anche un certo Sibona è rappresentante di una ditta per forniture militari. Il commissario decide di parlare con questa persona e ritorna verso sera. Un auto a folle velocità prende in pieno un uomo che stava attraversando la strada, era Sibona. Dal cappotto della vittima, Berardi scopre un tesserino militare appartenente al servizio segreto del SIM. Una perquisizione nella camera nota degli appunti e il commissario si interroga se Feriolo o Priero e Sibona appartenessero allo stesso corpo.

 

 

                               

 

Il dottor Salza mi attende nel suo ufficio, è un uomo di corporatura robusta sui settant’anni con occhiali spessi e barba ben curata.

“Prego commissario si accomodi, e mi scusi per ieri, ma la riunione si è protratta fino a metà pomeriggio. Abbiamo in ballo una commessa per il regio esercito, non posso però dirle nulla in merito, segreto di stato sa com’è”.

“Nessun problema, sono qui per farle delle domande su Luciano Feriolo”.

“Immaginavo, ho visto la sua fotografia sul giornale, l’articolo raccontava che è stato ucciso”.

“Esatto! Sto tentando di capire cosa legava la vittima a lei”.

L’uomo sembra accusare il colpo.

“Diceva di essere un rappresentante di una ditta di costruzioni per camion militari, ma non ricordo il nome di questa ditta, ora che ci penso, non me lo ha mai riferito”.

“Desiderava acquistare delle vostre forniture?”.

“Sì, ma io ero dubbioso”.

“Come mai?”.

“Vede commissario, io sono più di sessant’anni che lavoro in questo ambito, avevo dieci anni quando aiutavo mio padre in questo lavoro. Ho acquisito esperienza nel saper trattare e giudicare le persone che incontro. Feriolo non mi piaceva, aveva un qualcosa di falso!”.

“L’ultima volta che l’ha visto di cosa avete parlato? Mi risulta che lei era molto scosso”.

Salza sembra riflettere su cosa dire: “Scosso è una parola grossa, diciamo che ero alterato, non capivo la sua fretta nel concludere l’affare. Come le ho detto Feriolo non mi convinceva del tutto”.

 “Ha detto che sarebbe ritornato a trovarla?”.

Le mani dell’uomo tremano a questa domanda.

“Si! Avrebbe dovuto tornare a trovarmi, ma non ha indicato una data precisa”.

“Non sa o non vuole dirlo? Trovo strano che se una persona vuole avere un appuntamento con lei non le indica un giorno preciso”.

Salza balbetta qualcosa che non capisco.

“Va bene dottore, la lascio al suo lavoro. Se dovesse tornarle in mente qualcos’altro mi chiami, questo è il numero del mio ufficio”.

Mentre sto per uscire la segretaria mi domanda come sia andato il colloquio.

“Bene direi, una chiacchierata molto interessante. Arrivederci signorina”.

“Commissario...” la ragazza si guarda attorno per vedere che non ci siano occhi indiscreti.

“Dovrei parlarle…ma non qui, facciamo al parco della Tesoriera, ha presente dove si trova il capanno degli attrezzi del giardiniere? Bene, dietro c’è una porticina di ingresso, lei si trovi lì”.

“Si! A che ora?”.

“Facciamo per l’una, ho la pausa mensa di un’ora”.

“D’accordo”.

Qualcosa si sta muovendo, la ragazza sicuramente ha qualcosa da dirmi lontano dal suo principale. Quest’ultimo nasconde qualcosa.

“Chiamo in questura se Tirdi ha qualche novità in merito all’annuncio della ricerca della misteriosa donna, ma risponde che per ora nessuna si è fatta viva.

“Io rimango qui nei dintorni della ditta. Ho come l’impressione che Salza nasconda qualcosa, mandami subito un auto nel caso dovessi seguirlo. Poi verso l’una ho appuntamento con la segretaria, dice di avere delle cose da dirmi”.

“D’accordo commissario, mando subito Bergotti”.

Vedo entrare in ditta alcuni camion militari, solo dopo un’ora buona escono, nel frattempo l’auto portata dal collega è arrivata.

“Senti, vado al bar qui di fronte, tu tieni d’occhio chi esce, se esce Salza (gli descrivo la sua persona) seguila, non aspettare me”.

Prendo un caffè alla veloce e ritorno dal collega, il quale dice che per ora non è uscito nessuno.

“Continua a tenere d’occhio lo stabilimento. Ho appuntamento al parco della Tesoriera, mi devo incontrare con una persona che lavora nello stabilimento”.

Fa sempre un certo effetto entrare in un parco, il silenzio rotto solo dal canto degli uccellini. La pace regna sovrana, gli alberi che ti guardano dall’alto dei loro secoli. Ci sono solo un paio di donne che portano a spasso i loro piccoli in carrozzina. Mi avvio verso il capanno, passo oltre e vedo la portina descritta dalla ragazza.

 

Sento il suono della campana battere l’una e dopo un po’ vedo arrivare la ragazza. Mi viene incontro, con passo lento, è guardinga, come se avesse paura di essere seguita.

“Buongiorno commissario, mi segua facendo finta di non conoscermi, dietro a quell’albero c’è un panchina”.

La seguo e ci sediamo.

“Di cosa ha paura signorina Terazzi?”.

“Lei non sa commissario cosa rischio a parlare con lei” continua a guardarsi intorno.

“Mi dica cosa rischia? A che fare con l’omicidio di Feriolo?”.

Il suo silenzio vale come un sì.

“Signorina se lei non parla come posso aiutarla? Mi dica tutto quello che sa!”.

“Commissario, io sarò solo una semplice segretaria, ma ho a che fare con dei documenti tutti i santi giorni. Un paio di settimane addietro, mettendo a posto l’archivio, mi sono imbattuta in fatture e bolle di spedizioni…”.

“Continui”.

“Ebbene, mi sono accorta subito che qualcosa non quadrava, ho avuto l’impressione che fossero fatture, come posso dire, gonfiate, prezzi maggiorati e inoltre non posso essere sicura, ma secondo me, molto di questo materiale non è mai uscito dalla ditta”.

“Sta dicendo, se ho capito bene, che dal vostro stabilimento la roba non è mai uscita ma è stata pagata lo stesso anche a un prezzo esoso?”.

“Esatto, l’impressione che ho avuto è stata questa”.

“Come è possibile che l’esercito non abbia reclamato?”.

“Non lo so commissario, me lo sono chiesta pure io, ma non ho trovato nessuna risposta”.

“Di questa cosa Salza è a conoscenza?”.

“Non so dirle, non ho avuto il coraggio di parlarle con lui, specialmente dopo aver letto la notizia della morte di Feriolo”.

“Ha le fatture con sé?”.

“No, ho avuto paura di portarle ma ho fatto le fotocopie, se vuole a fine lavoro gliele sporgo… mio dio…devo andare, la prego non mi segua…la scongiuro”.

La donna si alza ed inizia a correre verso l’uscita laterale del parco. 

(Continua)