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Creato da paperino61to il 15/11/2008

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Messaggi del 14/09/2021

Al di lą di ogni sospetto (6 capitolo)

Post n°2808 pubblicato il 14 Settembre 2021 da paperino61to

   Riassunto: Il commissario Berardi sta indagando su un omicidio avvenuto alla periferia della città. L’uomo ucciso non ha documenti con sé e sulla auto sono state cancellate ogni tipo di identificazione per risalire al proprietario. Due persone, uno il titolare di una pensione in via Principe Amedeo e un rappresentate per forniture militari, riconoscono la foto pubblicata sul giornale, la vittima si chiamava Feriolo Luciano. Il rappresentate dice di averlo visto qualche volta alla Ditta Salza. Un cliente della pensione riferisce al commissario di aver visto una donna uscire dalla pensione e salire su un auto del Regio Esercito. Berardi si reca in ditta e non trovano il titolare parla con la sua segretaria, la quale gli dice che l’uomo l’aveva invitata a cena e gli aveva accennato se voleva andare da lui, alloggiava in una pensione in Corso Duca degli Abruzzi, ma lei non aveva accettato. Tirdi risale alla pensione dove alloggiava l’uomo e insieme a Berardi vanno dal titolare, il quale riferisce che l’uomo si chiamava Giacomo Priero e che ha solo due clienti, di cui uno: Sibona è un rappresentante di forniture militari. Il commissario torna alla sera per parlare con quest’ultimo, ma mentre aspetta un uomo viene investito da un auto che scompare a tutta velocità. Dalle tasche del cappotto, Berardi trova un tesserino dei servizi segreti il SIM, è la vittima è Sibona. Su alcuni foglietti trovati nella camera trova dei fogli con scritto P. P come Priero alias Feriolo. L’indomani si reca nella ditta Salza e parla con il titolare, alle sue domande lo trova molto impacciato e nervoso. Nell’uscire la segretaria la signorina Terazzi le dice di volergli parlare di una cosa. L’appuntamento è al parco della Tesoriera, la donna arriva nella pausa mensa, si guarda intorno per vedere se non è seguita. Confida al commissario che l’impressione che vi siano fatture gonfiate nel prezzo ma soprattutto fatture pagate con materiale mai arrivato all’esercito. Quando Berardi tenta di porre altre domande la donna fugge via spaventata.                                 

 

 

    

Guardo verso l’entrata ma non vedo nessuno, evidentemente la ragazza ha visto qualcuno che io non ho notato. Torno dal collega e mi dice che sono usciti dallo ditta una donna e dopo una decina di minuti due uomini.

Ora capisco chi ha visto la Terazzi, un brivido mi corre dietro la schiena e decido di rientrare in ditta.

Un dipendente mi domanda chi cerco.

“L’impiegata non l’ho vista rientrare, strano perché di solito è puntuale come un orologio svizzero”.

Vado verso il suo ufficio, è vuoto!

Chiedo di Salza, ma mi rispondono che è uscito, domando se vi è un’altra uscita oltre la principale, mi rispondono di sì.

Che stupido sono stato, se succede qualcosa alla ragazza non me lo perdonerò mai.

“Conoscete l’indirizzo di casa della Terazzi?”.

“Glielo scrivo, ma scusi lei chi è?”.

“Polizia”.

La donna abita in piazza Massaua al numero dieci, non è lontano da qui.

“Saliamo in auto che fila a tutta velocità. C’è un’altra uscita dallo stabilimento per questo non lo hai visto Salza andare via” riferisco al collega che era di guardia davanti alla ditta.

“La piazza per fortuna non è distante. Ha incontrato quella persona?”.

“Si! E spero che non sia in pericolo di vita”.

Dopo una decina di minuti arriviamo all’indirizzo scritto sul biglietto, suono il campanello più volte ma nessuno risponde.

“Chi cerca?”.

“La Terazzi, sa se è in casa?”.

“Non credo, lei quando arriva la prima cosa che fa è accendere la radio, adora la musica”.

“Mi può aprire il portone per favore? Siamo della polizia”.

L’uomo mi apre:” La signorina abita al terzo piano”.

 

Con un passe-partout apro la porta, all’interno dell’appartamento regna il silenzio. Guardo nelle stanze ma lei non c’è, in compenso vedo che tutto è buttato all’aria, qualcuno è venuto per cercare qualcosa.

Noto che non c’è il telefono, l’uomo che ci ha aperto è salito a vedere cosa fosse successo, domando a lui se ha un telefono e risponde di sì.

Dico al collega di andare con il signore e di chiamare Tirdi:” Digli di venire con un paio dei nostri uomini”.

Cammino nervosamente su e giù per l’alloggio, evidentemente i due uomini hanno seguito la ragazza e qualcuno nello stabilimento ha sentito cosa dicevamo.

“Tirdi, vieni con me, ritorniamo in ditta la Terazzi, è scomparsa!”.

Racconto ciò che mi ha detto la ragazza e di come sia scappata di corsa.

“Quindi ha visto quegli uomini, è l’unica spiegazione possibile”.

“Credo proprio di sì, il collega che era con me, mi ha riferito che due uomini erano usciti subito dopo la donna”.

“Possiamo domandare chi fossero quegli uomini, di solito nella pausa mensa i dipendenti bollano”.

“Ottima idea, bravo Tirdi!”.

Entriamo di nuovo nello stabilimento, l’uomo che mi ha dato l’indirizzo della ragazza mi domanda se l’ho trovata, rispondo di no.

“Dovrei porle un’altra domanda, quando siete in pausa mensa avete l’obbligo di bollare?”.

“Certamente, dobbiamo farlo”.

“Mi indica dove si trova la bollatrice?”.

“Venite con me”.

La bollatrice si trova all’ingresso dello stabilimento.

“Ecco, potete guardare voi stesso le cartoline, io purtroppo non so dirvi chi è uscito a quell’ora, ero in mensa, non esco fuori per pranzare”.

L’unica cartolina con l’ora di uscita è quella della Terazzi, ma questo non significa che i due uomini non siano usciti, possono non aver bollato.

Sento chiamarmi in lontananza, è Salza.

“Commissario di nuovo lei, ci sono novità?” mi domanda venendomi incontro.

“Questo me lo dovrebbe dire lei dottor Salza, sto cercando la signorina Terazzi”.

L’uomo mi sorride e dice che è uscita per un imprevisto:” Ha chiesto un permesso di un paio di ore, glielo concesso, ma perché la sta cercando?”.

“Capisco, se la vede dica di chiamarmi in questura. Un’ultima cosa, mi faccia avere l’elenco con i nomi di tutti i dipendenti”.

“Non capisco la sua richiesta, ma nessun problema…crede che la signoria sia in pericolo?”.

Guardo Salza e domando il perché usa la parola pericolo: “Io non ho detto nulla…ma forse dovrebbe dirlo lei se la ragazza è in pericolo”.

“Io?...ma…”.

“Si ricordi, mi faccia avere la lista dei suoi dipendenti…e anche quella dei fornitori mentre ci siamo”.

Usciamo e medito su cosa fare, indubbiamente la Terazzi è stata presa in consegna dai due uomini, il punto è dove l’hanno portata e cosa le faranno? Se Salza è implicato negli omicidi di Priero e Sibona, la ragazza rischia grosso.

“Torniamo in questura, lascia un paio di agenti a sorvegliare i due ingressi, se vedono Salza uscire devono seguirlo!”.

“Crede che la signorina sia in pericolo?”.

“Non credo a nulla Tirdi…scusami…ma mi sento colpevole se dovesse accaderle qualcosa”.

Verso le sette di sera giunge una chiamata per me, è la Terazzi.

“Signorina come sta? Che le è successo?”.

Noto che la voce è tremante, quasi incomprensibile.

“Nulla commissario, ho avuto un imprevisto e ho dovuto uscire dalla ditta”.

“Pensavo che quegli uomini…”.

“Quali uomini? Non so di cosa stia parlando”.

Rimango di sasso davanti a questa affermazione.

“Ho saputo che mi stava cercando, ma non capisco il motivo, non ho nulla da dirle, la prego non mi assilli più o sarò costretta a lamentarmi con il suo superiore, arrivederci!”. Ora ho la certezza che sta mentendo, qualcuno l’ha minacciata.

(Continua)