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Creato da paperino61to il 15/11/2008

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Messaggi del 20/09/2021

Al di lą di ogni sospetto (11 capitolo)

Post n°2814 pubblicato il 20 Settembre 2021 da paperino61to

 

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare il maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione. Sicuramente, quest’ultimo ha come complice il titolare della ditta Salza. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. Quando il commissario ritorna in ditta per avere informazioni maggiori dalla Terazzi scopre che la signorina è partita, capisce all’istante che la donna è stata rapita ed è in pericolo. Inoltre rimane sempre da scoprire chi è la donna misteriosa vista uscire dalla pensione dove l’agente Priero sotto falso nome alloggiava. Il commissario Berardi decide di andare a trovare i genitori della ragazza, giunti a destinazione nota che c’è qualcosa che non va e con Tirdi si avvicinano non visti. Dall’abitazione giungono voci di intimidazione, capisce che i genitori sono stati sequestrati, i due poliziotti riescono a liberarli. I due anziani non sanno dove sia la figlia, ma consegnano un libro con all’interno una cartolina del lago di Viverone. Il commissario capisce che è un messaggio per lui, sulla cartolina vi sono dei segni scritti a penna che non capisce cosa vogliono dire. Il malvivente grazie a un bluff di Berardi confessa i nomi della banda, sia Salza che Carasso ne fanno parte, però non conosce quello del capo della banda.

 

 

                                        

 

Solo in quel momento l’uomo capisce che l’ho incastrato, nè Salza nè gli altri complici sono stati arrestati né tantomeno hanno parlato, impreca contro di me e Tirdi, giurando di farcela pagare mentre esce dall’ufficio scortato dagli agenti.

Dopo la telefonata al carcere, mi reco dal questore con queste novità.

“Bravo Berardi, complimenti, oramai abbiamo chiaro il quadro di come agisce questa banda di malavitosi. Come pensa di regolarsi per la liberazione della ragazza?”.

“Dobbiamo cercare le pensioni a ridosso del lago ma vorrebbe dire esporsi e mettere in pericolo la signorina. Poi ci sono quei segni che ha scritto sulla cartolina, ammetto che non so cosa vogliano dire”.

Prendo un foglio e li ricopio, ma neanche il questore riesce a decifrarle.

“Credo che per ora la ragazza non corra pericoli, faccio mettere un paio di agenti a protezione dei genitori.

“Idea ottima signor questore, tra l’altro il malvivente arrestato ha detto che verso le 22, ogni sera arriva una telefonata a cui lui risponde che tutto è a posto. Conviene che ci sia uno dei nostri a rispondere e non i genitori della Terazzi altrimenti la banda capirebbe che siamo sulle loro tracce”.

La giornata volge al termine, telefono a Maria se vuole andare a cena da Mamma Gina.

“Allora Marco, ci sono progressi nell’inchiesta che stai seguendo?” mi domanda mentre assapora la classica minestra alla Gina.

“Si! Abbiamo liberato i genitori della ragazza, erano tenuto sotto sorveglianza in casa. Sappiamo i nomi della banda compreso quello di Salza e del maggiore Carasso. Ci manca purtroppo chi ha organizzato il tutto, dalla truffa all’esercito al sequestro della Terazzi, agli omicidi”.

“E della ragazza, sai dove l’hanno portata?”.

“Sappiamo solo che è in una pensione sul lago di Viverone…la cosa strana è che sulla cartolina che ha lasciato apposta perché la trovassimo, ha scritto delle cose che sembrano geroglifici”.

Maria mi guarda stupita e si mette a ridere: “Scusami, ma mica avrà scritto in antico egiziano?”.

“Per me potrebbe anche esserlo”.

“Non ci credo dai…”.

“Guarda, adesso te li scrivo e poi dirai se non ho ragione”.

Prendo il tovagliolo di carta e gli copio pari pari quegli strani segni, poi lo consegno a Maria che inizia a ridere come una matta.

Domando se è impazzita e cosa ci sia da ridere, un certo nervosismo incomincia a farsi strada in me.

“Sarai anche un bravo commissario, ma ti consiglio di farti un corso accelerato di stenografia…”.

Ripeto come un pappagallo l’ultima sua parola e domando se ne è sicura.

“Certo come sono sicura che ti amo. Ho fatto un corso da segretaria a Mondovì, conosco bene la stenografia, questi due segni sono in realtà delle parole”.

“Cosa significano?” ora il nervosismo iniziale lasciava spazio all’ansia.

“Semplice, la ragazza che cerchi alloggia alla Pensione Lago”.

“Maria, ti va di fare una gita a Viverone?”.

“Magari in quella pensione? “.

Di solito cerco di evitare effusioni in pubblico, ma stavolta non mi interessa cosa possano pensare i clienti del locale e bacio Maria.

Scatta un applauso e Mamma Gina che con le lacrime agli occhi esclama:” Evviva la coppia più bella della città, ma che dico del mondo intero!”.

Arrivati a casa, chiamo la questura e parlo con un collega dicendo che domani sono in ferie: “A Tirdi digli che sono andato a pescare al lago, lui capirà, se riesco mi faccio vivo io”.

L’indomani mattina partiamo per Viverone, una corriera ci porta a destinazione. Avrei potuto andarci con un auto di servizio ma era troppo rischioso, se i rapitori ci avessero visti arrivare sarebbero scappati o peggio ancora avrebbero potuto uccidere la ragazza.

Dopo un paio di ore di viaggio, arriviamo a destinazione, domando della Pensione Lago, mi dicono che a mezz’ora di cammino, vedo un taxi e chiedo se può portarci alla pensione.

Non sono mai stato da queste parti e ammetto che lo spettacolo del lago è stupendo.

La pensione ha tre piani ed è situata sulla sponda del lago. Lo stile è rustico e a lato di essa c’è un maneggio.

“Buongiorno signori, immagino desideriate una camera?”.

Rispondo di sì all’uomo che ci accoglie. Maria si guarda attorno ma non vede nulla, solo una persona intenta a leggere nella sala degli ospiti.

“Si, ne avete di libere?”.

“Quante ne vuole, al momento solo quattro sono occupate…sa è bassa stagione. Vi fermate molto?”.

“Pensavamo qualche giorno”.

“Perfetto ora vi faccio firmare il registro, ecco queste sono le chiavi, appartamento otto, primo piano. Un attimo solo che chiamo il ragazzo, vi porta lui la valigia”.

Firmo con un cognome falso, troppo pericoloso usare quello vero, la stessa cosa fa Maria.

La camera è accogliente, il balcone si affaccia sul lago ed a un centinaio di metri vedo un pontile con delle barche.

“Tieni questo è per te”.

Il ragazzo mi ringrazia della mancia e mi dice che per qualsiasi cosa posso domandare a lui.

Gli chiedo quanti ospiti ci siano nella struttura, mi risponde che attualmente ci sono   sei persone: “Con voi fanno otto”.

“Che sai dirmi di questi clienti?”.

Il ragazzo mi guarda un po’ spaventato, gli rispondo di stare tranquillo:” Io e mia moglie siamo persone a cui piace starsene tranquille, non diamo troppa confidenza agli altri”.

“Capisco, c’è una coppia di turisti austriaci, parlano poco l’italiano. Poi c’è un prete, e due uomini e una donna, quest’ultima esce raramente e mai da sola, sempre in compagnia loro. Non danno confidenza a nessuno, anzi, meglio girare al largo, gli uomini hanno certe facce”.

“Meglio così, grazie e mi raccomando non dire nulla al tuo capo”.

“Stia tranquillo sarò muto come un pesce”.

“Come farai a metterti in contatto con lei?” domanda Maria.

“Non lo so, sicuramente dovrò affidarmi a te. La Terazzi vedendo una donna avrà meno timore e ancora meno ne avranno chi la sorveglia”.

(Continua)