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Messaggi del 13/10/2021

Il bosco maledetto( parte 2)

Post n°2829 pubblicato il 13 Ottobre 2021 da paperino61to

 

 

“Che si fa? Conviene tornare a Farlay ed avvisare lo sceriffo”.

“Proviamo ad andare ancora avanti e vediamo, se Giad è ferito non può essere andato lontano”.

Non trovammo nulla, l’unica traccia che vedemmo era il sangue sulla corteccia dell’albero, decidemmo di tornare indietro pur con molti rimpianti.

“Io provo ad andare di là”.

“Sei matto Carl? Dobbiamo essere uniti”.

“Allora andiamoci tutti insieme!”.

Avevamo fatto pochi passi quando sentimmo un urlo, iniziammo a correre più forte che potevamo urlando il nome del nostro amico. Gli alberi ci limitavano la corsa, inoltre bisognava stare attenti alle radici di quest’ultimi che spuntavano fuori dal terreno, vi erano anche siepi di rovi, tante siepi.

“Ahià!” ci girammo indietro e vedemmo Alfred a terra, era inciampato in una radice.

Non ci curammo di lui e continuammo a correre verso il luogo dove avevamo sentito l’urlo. Altro errore che mi perseguita da quel maledetto giorno, sentivo Alfred implorare di aspettarlo, ma le sue implorazioni ci scivolarono addosso.

“Dai Carl, ci siamo quasi…ecco credo che venisse da quel punto”.

Innanzi a noi una buca semi nascosta da erbacce alte, dove un animale di grossa taglia o un uomo potesse nascondersi da qualche eventuale pericolo. Arrivammo al bordo ma dentro non vi era nessuno.

“Maledizione! Torniamo indietro Lewis, andiamo a prendere Alfred e torniamo di corsa a Farlay”.

Quando giungemmo al posto dove avrebbe dovuto trovarsi Alfred lui non c’era.

“Dov’è finito il ciccione?”.

“Alfred non è il momento di scherzare…dai non fare il cretino esci fuori!”.

Nessuna risposta da parte del nostro amico. La paura incominciò a impossessarsi di noi. Qualcosa o qualcuno era nel bosco e ci aveva presi di mira.

“Cosa sta succedendo Carl?”.

“Non lo so, ma tutto questo non mi piace…magari Alfred è tornato indietro e ci aspetta alla sponda”.

Non dissi nulla, ma avevo dubbi che fosse tornato indietro da solo. Si perdeva per Farlay figuriamoci in un bosco, non era molto sveglio il nostro amico e questo era un dato di fatto.

Tornammo alla sponda e Alfred come immaginavo non c’era, le nostre paure aumentarono ancora di più.

“Che si fa, lo aspettiamo?”.

“Direi di sì!”.

“Ok, ma non più di dieci minuti poi che vada a fottersi…ho paura Lewis, non mi piace questo posto!”. Poi Carl iniziò a piangere.  

Il pianto contagiò anche a me, non sapevo cosa fare cristo santo, ero solo un ragazzino. Sentimmo dietro di noi dei rumori come dei passi, ci voltammo, esclamando il nome di Alfred.

Ma quello che vedemmo non era il nostro amico, da dietro un albero spuntava un volto, un volto che ancora adesso mi tormenta nei miei incubi. Aveva gli occhi sporgenti, erano neri o almeno in quel momento mi è sembrato fossero di quel colore. Neri come la pece, dalle labbra scendevano rivoli di sangue. Ci fissava senza dire nulla, poi uscì allo scoperto. Era alto, molto alto, i capelli erano lunghi di color cenere. Non aveva le gambe come noi umani ma assomigliavano a quelle di una capra o qualcosa di simile. Ricordo che ci fece segno di avvicinarci e notammo che aveva unghie lunghissime.

“Fottiti stronzo! Cosa ha fatto ai nostri amici?” gli domandai.

A questa domanda quell’essere rise aprendo la sua bocca e facendoci notare i denti aguzzi.

“Non vi preoccupate ragazzi, a breve incontrerete i vostri amici!” e lentamente incominciò ad avvicinarsi a noi.

Io e Carl eravamo come bloccati, qualcosa ci impediva di scappare, forse ci aveva ipnotizzato o forse era la paura, poi con una forza di volontà riuscì a muovere alcuni passi, andai a mettere in acqua il tronco che avevamo usato per passare da una sponda all’altra.  Anche Carl si svegliò dal torpore e mi seguì, salimmo a cavalcioni sul tronco e remando ci avviammo verso l’altra riva. Nessuno dei due osò voltarsi, ma dentro di noi sapevamo che quell’essere era dietro di noi che ci osservava.

“Su fate i bravi bambini, venite a giocare con me, non volete rivedere i vostri amici?”, iniziò a cantare una cantilena e ogni volta che mi torna in mente mi si gela  il sangue.

“Bimbi belli o brutti che siate, giocate con me. Bimbi belli o brutti che siate non abbiate paura di me. Bimbi belli o brutti che siate, il vostro cuore ora appartiene a me”.

“Rema Lewis, rema forte, se quel mostro ci prende siamo…” non riuscì a finire la frase che Carl si ritrovò nel fiume, come se qualcosa lo avesse preso e tirato giù dal tronco.

Ero a non più di una decina di metri dalla sponda e con le ultime forze che avevo remai ancora più forte. Appena toccai terra mi voltai, c’era un gorgo che girava vorticosamente e prima di richiudersi vidi spuntare il volto di quel mostro accanto alla faccia di Carl.

In quel momento capì che per il mio amico non c’era più nulla da fare.

Salii di corsa la riva che portava alla strada. Corsi come non mai senza mai una volta voltarmi indietro. In un paio di occasioni sentii sfiorarmi la schiena, erano le sue mani, pensai fosse arrivata la mia ora, al prossimo tentativo mi avrebbe preso di sicuro e trascinato con lui. Non avrei più rivisto i miei genitori, né zia Clara né il suo cagnolino Toby, i compagni di scuola.

Quando sentivo le forze venire meno e il fiato farsi pesante, vidi in lontananza un automobile, urlai con quel poco di fiato che mi rimaneva e nel contempo mi sbracciavo a tutto andare per farmi notare. L’auto mi venne incontro, l’uomo alla guida scese e assieme a lui anche la donna, erano i coniugi Wash. Mi accasciai ai loro piedi tremante e piangente.

“Lewis, ma che diavolo ti è successo? Perché piangi?” mi domandò la donna.

Non parlavo ma i miei occhi indicavano la direzione da cui stavo arrivando.

L’uomo incominciò ad avviarsi, riuscì solo a gridare un: ”NOooo!!Non ci vadaaaaa!!”poi svenni.

Si bloccò all’istante senza capire e torno sui suoi passi, guardò la moglie, mi presero in braccio e fui disteso sul sedile posteriore. Mia madre mi disse che dormii per tre giorni di fila, avevo avuto la febbre altissima e le rare volte che mi svegliavo urlavo come un matto. Lo sceriffo diede il via alle ricerche ma furono inutili, non trovarono mai i corpi dei miei amici. Quando mi ripresi raccontai tutto ma non venni creduto. Il medico diede parere che lo shock mi aveva fatto vedere cose che non erano vere.

L’inchiesta fu archiviata, la morte di Giad, Carl e Alfred fu derubricata a incidente sul fiume, in sintesi mentre facevano il bagno erano annegati. Come ho detto all’inizio neanche i miei genitori mi credettero, ma capirono che se abitavo ancora a Farlay non mi sarei mai più ripreso e decisero di trasferirsi a Boston come ho già detto.

La porta della stanza si aprì, un uomo con un camice bianco entrò. Chiuse la porta poi esclamò: “Ciao Lewis, vuoi giocare con me? Guarda, sono venuti a trovarti anche i tuoi amici”.

I miei stanchi occhi li videro, erano loro, sui loro volti da bambini la paura di quel momento, sui loro corpi lo scempio fatto da quell’essere.

Sorrisi e gli dissi di fottersi, era arrivato in ritardo: “Sto morendo, e anche se mi uccidi stanotte cambia poco. Hai perso bastardo, mi senti hai perso!”.

Il volto di quell’essere si corrucciò, spalancò la bocca e rividi quei dannati denti lunghi e affilati come quelli di un vampiro. Le sue unghie corsero su e giù sul mio petto lacerandomi la carne.

                                 

“Io non perdo mai sappilo moccioso! Hai avuto solo fortuna, ero sazio quel giorno, i tuoi amici avevano riempito il mio stomaco a dovere. Ora vado Lewis, ma ricordati che in tutti questi anni ho convissuto con te, le tue paure erano ossigeno per me. Stai morendo, ma l’ultima cosa che i tuoi occhi avranno visto, sarà il mio volto! Come vedi ho visto io e non tu!!” una risata risuonò nella stanza seguita subito dopo dalla cantilena che avevo sentito quel giorno nel bosco maledetto.

 

                                                      Fine

 

Un picolo omaggio a un grande scrittore di questo genere: Stephen King 

 

 

 

 
 
 
 
 

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