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Messaggi del 05/09/2022

 

La daga insanguinata (1 capitolo)

Post n°2960 pubblicato il 05 Settembre 2022 da paperino61to

           

 

Esco dall’ufficio che è quasi l’alba, le vie della città sono deserte, noto un paio di camionette delle SS, da mesi la città è sotto il loro più totale controllo con la complicità delle milizie fasciste.

La nottata è stata lunga e infinita, io e miei collaboratori stiamo indagando su un caso di omicidio di una donna di trent’anni: Gianna Barale, prostituta che esercitava in una mansarda in via degli Artisti al numero 2.

L’assassino dopo aver avuto il rapporto con la donna ha infierito sul suo corpo come una bestia, anzi peggio di una bestia.Ho mai visto Stresi sconvolto come ora.

La Barale abitava in via Bligny al civico 34, viveva da sola, non ha parenti tranne una lontana cugina a Losanna.

“Ciao Marco come stai? Ti ho preparato la colazione e il caffè è sul fuoco”.

“Ciao Maria, grazie, ho bisogno di una tazza di caffè, purtroppo siamo in alto mare, non abbiamo indizi per l’uccisione di quella donna”.

“Mi spiace, ma possibile che nessuno abbia visto o sentito nulla?”.

Allargo le mani, anche a me sembra impossibile, visto che un paio di inquilini sono sempre in casa, ma giurano di non sapere neanche che la donna era una prostituta.

“Abbiamo convocato un paio di papponi che hanno il giro da quelle parti ma negano totalmente di conoscere la vittima”.

“Gli credi?”.

“Si! Li conosco da anni, saranno anche esseri abbietti, ma non sono degli assassini o complici di assassini, sanno cosa rischierebbero e in più il loro giro verrebbe smantellato e con esso gli introiti che prendono dalle loro ragazze”.

“Ora non ci pensare, vai a riposarti, ti chiamo io più tardi”.

“Ma non vai al negozio?” domando.

“No, oggi la signora lo tiene chiusa e mi ha dato un giorno di permesso: così sta con suo marito mi ha detto”.

“Santa donna la tua datrice di lavoro, vieni andiamo…”.

“Ma non avevi sonno?” sorride mentre dice questa frase.

“Una tazza di caffè fa miracoli non lo sapevi?”.

Nel pomeriggio in ufficio Tirdi mi dice che è arrivata una lettera anonima, dove una persona scrive che ha visto un tizio scappare veloce dal pied-à-terre della Barale.

“Secondo te è attendibile?”.

“Non lo so, le lettere anonime instillano sempre dei dubbi”.

“Ammettiamo che lo sia, e ammettiamo che questa persona abbia paura a parlare con noi, ma almeno una descrizione avrebbe potuto farla? Anche noi immaginiamo che l’assassino sia stato un cliente, non ci vuole un genio per capirlo”.

Lo squillo del telefono ci distoglie dallo scambio di idee.

“Commissario Berardi sono Repetto, sono qui con il collega Baudino in via Lombroso, dovrebbe venire subito”.

“Che succede Repetto? Dammi il numero civico, arrivo con Tirdi”.

“Chiami anche il dottor Stresi”.

A quel punto capisco che c’è stato un altro omicidio. Usciamo dall’ufficio e prendiamo l’auto di servizio.

Un campanello di gente è ferma sui marciapiedi, ci facciamo largo minacciando di arrestarli tutti.

“Ciao Repetto che succede?”.

L’agente mi fa segno di seguirlo, noto il suo volto pallido come un lenzuolo.

Saliamo al terzo piano dello stabile e sulla porta dell’alloggio c’è Baudino.

“Commissario se non le spiace io preferisco stare fuori…ho già visto…mio dio…”.

Entriamo io e Tirdi, sentiamo un odore fortissimo provenire dalla camera da letto.

La luce è accesa, sul letto c’è una donna è legata alla testiera del letto, le gambe aperte, c’è sangue dappertutto, persino sui muri.

Usciamo sconvolti, come la precedente vittima è stata fatta oggetto di una violenza oscena.

“Ciao Berardi, ma senza morti tu non riesci a stare?” mi domanda Stresi.

“Non è un bello spettacolo, credimi…” e indico dove si trova la vittima.

Dopo un paio di minuti esce anche lui dalla camera, non proferisce parola.

“Quando stili il tuo referto mandamelo, anche se immagino che il modo di operare dell’assassino sia lo stesso dell’altra vittima”.

Scuote la testa in segno di assenso.

“Cosa si sa di questa donna? A parte nome e cognome” domando a Repetto.

“Dalle indiscrezioni di chi abita in questo stabile, sembra che facesse la prostituta, alla sera dicono che c’era un via e vai di uomini”.

“Sono attendibili queste indiscrezioni o sono voci?”.

“Credo che lo siano, c’è un ragazzo che ha visto una persona scappare di corsa dall’alloggio della vittima, si chiama Alfredo Ziliani”.

“Dove si trova ora? Vorrei fare due chiacchere con lui”.

Repetto mi indica che il ragazzo è in casa: “Mi segua commissario, abita al pianterreno”.

Il ragazzo ci fa entrare, è sui trent’anni, non è sposato e lavora come magazziniere in una ditta di materiale edile.

“Prego commissario si accomodi. Immagino che siate qui per la povera Paola”.

“La vittima si chiama Paola Gentile commissario, aveva ventitré anni” mi aggiorna Repetto.

“Prego signor Ziliani, mi è stato riferito che lei ha visto una persona allontanarsi in fretta e furia”.

“Io stavo fumando una sigaretta e visto la temperatura mite avevo aperto la finestra. Mentre ero assorto nei miei pensieri ho sentito l’apertura del portone, mi sono sporto a vedere chi usciva ed ho visto una persona camminare a gran passo e svoltare a sinistra per poi scomparire dietro l’angolo”.

“Si ricorda l’ora?”.

“Potranno essere state le nove, nove e mezza di sera, non di più. Ho l’abitudine di fumare la sigaretta e subito dopo andare a dormire, al mattino mi alzo presto per arrivare dall’altra parte della città”.

“La sua ditta dove si trova?”.

“In zona Bertolla, le assicuro che la strada è lunga anche se si pedala”.

“L’uomo immagino lo abbia visto solo di spalle…”.

“L’ho visto anche di profilo quando è uscito, ma aveva il cappello messo a tre quarti, in modo da coprire il volto, poi svoltando come ho detto a sinistra era di spalle”.

“Capisco, ha notato qualcosa nel suo abbigliamento e nel modo di camminare?”.

“Aveva un soprabito scuro, direi nero o blu scuro, il capello anch’esso di colore scuro. Il suo passo era frettoloso, veloce e deciso, questo è tutto quello che posso dire di quella persona”.

(Continua)

 

 

 

 

 
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