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Messaggi del 09/05/2023

 

Indagine al buio (1)

Post n°3060 pubblicato il 09 Maggio 2023 da paperino61to

 

Le pale del ventilatore fendono l’aria della stanza, il caldo si fa sentire in questi giorni sulla città. Intorno ad un letto una donna e un uomo.

“Tirdi, dici che si riprenderà?”.

“Credo di si, i medici hanno detto che ha buone probabilità di farcela”.

“Ho paura, tanta paura”.

“Non deve averne signorina Maria, il commissario è forte!”.

Le voci mi giungono ovattate, dove mi trovo? Lentamente riesco a muovere le dita.

Una porta si apre, una voce femminile chiede di uscire.

Uscire? Chi c’era con me?

Mi sforzo di parlare ma mi esce solo un rantolo, ma quel tanto che basta per far gridare la donna: “Dottore venga, il commissario si è svegliato”.

Le voci si sovrappongono fra loro, faccio fatica a distinguerle, gli occhi sono velati di nebbia e per quanto mi sforzi non si dirada.

“Commissario, sono felice che si sia ripreso, eravamo in pena per lei”.

Mi sembra di conoscere questa voce, ma non ne sono sicuro.

“Marco, amore mio” e sento delle labbra sfiorare le mie.

“Signori, vi prego, lasciatelo respirare. Vi chiedo gentilmente di uscire, appena ho finito di visitare il signor Berardi vi informerò delle sue condizioni di salute”.

Sento le mani del dottore sul mio volto, chiede una forbice all’infermiera.

“Si, la ferita per quanto brutta sia stata sembra a posto, infermiera lavi e rifaccia il bendaggio. Ora vediamo la vista…”.

“Dottore, come sta Marco? Si riprenderà?”.

“Signorina, la ferita si è rimarginata, quello che mi preoccupa è la vista. Il colpo preso di striscio alla tempia ha causato un problema al nervo ottico, purtroppo non so dirle quando ritornerà a vedere, può essere questione di giorni o di settimane”.

“Corre il rischio di rimanere cieco?” domanda Tirdi al dottore.

“Non credo, ma non ho in tasca la verità. Dobbiamo solo avere pazienza ed aspettare”.

“Possiamo entrare per salutarlo?”.

“Si, ma solo una decina di minuti non di più, il riposo per il commissario è di vitale importanza”.

Sento l’infermiera che saluta, ne deduco che c’è qualcun altro nella stanza.

“Marco, che bello saperti ancora vivo…ho avuto paura che tu…” Maria non finisce la frase che inizia a piangere.

Povera Maria che pena deve aver vissuto. Le domando cosa mi sia successo, ho solo un vago ricordo.

“Commissario, sono Tirdi, non ricorda del conflitto a fuoco avuto con gli uomini di Taballi? Lei è stato ferito in maniera grave, per questo motivo si trova alle Molinette”.

“Il mio buon Tirdi, vieni avvicinati, voglio abbracciarti, e anche tu Maria. Vorrei dirvi che mi fa piacere vedervi, ma per ora vedo solo nebbia…” quest’ultima parola la sussurro appena.

“Pensi a riposarsi commissario, l’operazione contro quei delinquenti ha avuto successo, solo Taballi è stato ucciso assieme a due dei suoi”.

“E i nostri?”.

“Solo lei e un agente ferito lievemente”.

“Meno male, ora immagino che dovrò starmene qui a letto!!”.

“Certo Marco, dove vorresti andare? Assoluto riposo fino a quando il dottore non darà ordine che puoi uscire”.

Quando arriverà questo ordine? Cerco di girarmi su un fianco ma sento dolore.

Non ricordo nulla dello scontro a fuoco, a malapena ricordo che eravamo in Corso Giulio Cesare, una soffiata ci aveva detto che Taballi e la sua banda erano nascosti dentro un’officina nel cortile delle case popolari.

“Commissario, domani verrà il questore e Perino a trovarla, appena esco di qui li avverto che lei si è risvegliato”.

“Da quanto tempo sono qui?”.

“Una decina di giorni”.

“Ho sempre...sempre dormito?”.

“Si Marco, i medici ti avevano messo in coma farmacologico. Eri…” Maria riprende a piangere, e capisco che dovevo essere messo molto male.

“Commissario in corpo aveva tre pallottole, di cui una ha perforato lo stomaco, , una alla spalla e l’altra invece le ha sfiorato la tempia destra…”.

“Credo che un angelo abbia vegliato su di me, vedi Maria neanche lassù mi vogliono, hanno paura che rompa le scatole anche a loro”.

“Scemo! Ora cerca di riposarti, torno domani mattina a trovarti. Ho un permesso speciale del dottore, posso entrare in qualsiasi orario”.

“A domani, e tu Tirdi per favore accompagnala a casa”.

“Non c’è bisogno che me lo dica, anzi se la signorina accetta può stare a casa nostra, mia moglie le ha già preparato la stanza per gli ospiti”.

“Grazie Tirdi, se non è troppo disturbo per te e la tua signora accetto volentieri, stare da sola con Marco qui…non so se ci riuscirei”.

Sento la porta chiudersi e capisco che sono andati via.

“Credo che per un bel po’ avrò tempo per riposarmi” poi lentamente sprofondo nel sonno.

L’indomani come detto da Tirdi vengono a trovarmi il questore e Perino.

Ammetto che mi ha fatto piacere questa visita, entrambi sono persone meravigliose, Perino è come Tirdi: un amico prima e collega dopo.

“Lei si riposi Berardi e si prenda tutto il tempo di cui ha bisogno, la polizia se la caverà egregiamente”.

“Senz’altro signor questore, d’altronde in queste condizioni posso fare ben poco”.

Parole veritiere, un cieco dove vuole andare? Un sorriso amaro compare sul mio volto. Perino intuisce a cosa stia pensando: “Commissario vedrà che tornerà a vedere, il dottore ne è sicuro, bisogna solo avere pazienza”.

Il mio buon Perino ha sempre una parola di conforto.

(Continua)

 

 

 
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