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Condanna a morte ( 11 capitolo )

Post n°3421 pubblicato il 11 Febbraio 2026 da paperino61to

Riassunto: Il commissario Berardi riesce a trovare il bando della matassa e a trovare le prove di chi ha commesso l'omicidio di Garzena. Pur con molte difficoltà da parte del prefetto e di Riva comandante del fascio della città. Importante è stata la testimonianza di Stella Fusino amica della Rosoni, quest'ultima assente in studio quando Berardi è venuto ad interrogare il personale dove Garzena era uno dei due titolari. La Rosoni è fatta oggetto di violenza da parte un misterioso uomo. La donna ricoverata all'ospedale viene rapita. Il commissario riesce a scoprire il luogo del sequestro e con i suoi uomini la libera, arrestando sia il sorvegliante che il proprietario della villa. Nella perquisizione viene scoperta la pistola che ha ucciso Garzena. Berardi riesce ad avere le impronte del presunto assassino con uno stratagemma. Le impronte sono compatibili con quelle trovate sulla pistola. Il processo a Perino viene anticipato e il questore avverte Berardi il quale si precipita in tribunale portando le prove che scagionano Perino.

 

“Ho fatto vedere a queste signore la fotografia dell’uomo che era entrato per la telefonata e l’hanno riconosciuto seppure quest’ultimo abbia tentato di non far vedere il suo volto”.

Nel frattempo è arrivato Tirdi con i due arrestati, la ragazza è rimasta fuori scortata da Mammoliti. La giuria domanda chi sono quelle persone, Bonetti si alza in piedi protestando a gran voce.

“Calma Bonetti, altrimenti dobbiamo chiamare un medico se continui ad arrabbiarti in questa maniera. Queste persone sono i testimoni che inchioderanno assieme ad un’altra persona che farà la sua apparizione tra poco, il vero assassino di Garzena. Entrambi sono coinvolti nel rapimento di una ragazza, questa ragazza è l’amante dell’assassino…”.

“Fai il nome Berardi, perché fino adesso hai solo fatto scena” mi urla contro Riva.

“Abbia pazienza caro Riva. Questa donna è stata fatto oggetto più volte di violenza da parte di questa persona finendo diverse volte all’ospedale. Per paura non lo ha mai denunciato, ma in diverse occasioni ha dovuto assentarsi dal lavoro e quando era presente piangeva. Lei lavorava allo studio di Garzena, e quest’ultimo si era accorto del cambiamento della ragazza ed è intervenuto domandando cosa stesse succedendo. La donna gli racconta tutto, e Garzena decide di intervenire e con questa decisione firma la sua condanna a morte. Questa persona sicuramente, anche su suggerimento di qualcuno, ma purtroppo questa cosa la posso solo supporre, ordisce il piano di come eliminare Garzena, ad entrambi fa molto comodo la sua morte".

Altro brusio, Riva si alza in piedi e urla di cacciarmi fuori dal tribunale, ma incurante continuo a parlare, due miliziani vengono intimati di fermarsi da parte della giuria.

“Continui commissario”.

“Questi signori presenti in aula sono i carcerieri dell’ amante dell’assassino di Garzena come ho già detto: Carlo Trucchini, delinquente di poco conto e Elmo Varalda, che come immagino sappiate è l’assistente giudiziario del giudice Lenzi, nonché proprietario della villa dove abbiamo ritrovato la ragazza sequestrata”.

Lenzi si alza in piedi e mi minaccia con la mano urlando che sto mentendo, che se continuo mi farà arrestare.

“Ambedue hanno confessato il crimine, ed è interessante soprattutto la confessione di Varalda”.

Mi avvicino al bancone della giuria e consegno la copia delle confessioni firmate, poi faccio entrare Mammoliti con la ragazza.

“Signori vi presento la signorina Lidia Rosoni, l’amante e vittima del giudice Lenzi, vi prego di ascoltarla molto attentamente”.

La donna seppur spaventata e timorosa, racconta tutta la sua triste storia. Diverse volte Lenzi tenta di impedirle di parlare ma lei ha continua e alla fine prendendo coraggio lo guarda in volto e le domanda se l’avrebbe uccisa visto che sapeva benissimo che era stato lui ad uccidere Garzena. In aula cala il silenzio, tutti guardano il giudice Lenzi, il quale non apre bocca, lo sguardo è assente, si guarda intorno alla ricerca di un aiuto, di qualche persona che possa darle una mano. Riva assieme a Bonetti si alzano ed escono dall’aula. La moglie di Garzena si avvicina e mi stringe la mano ringraziandomi, non degna di un occhiata l’assassino di suo marito, domanda soltanto a Solaro che abbia una punizione congrua per ciò che ha fatto, l’uomo le promette che avrà ciò che merita. Posso immaginare quale punizione avrà. La Rosoni timidamente mi ringrazia di averla liberata da un incubo e mi abbraccia.

“Signori, visto le prove portate dal commissario all'unanimità decretiamo che l’imputato Davide Perino venga prosciolto da ogni accusa a suo debito e che venga immediatamente scarcerato. Per quanto riguarda il giudice Lenzi il suo processo inizierà oggi pomeriggio!”.

Perino non smette di piangere e assieme a lui la fidanzata presente anche essa in aula. “Commissario non smetterò mai di ring…”.

“Perino, volevi mica che ti lasciassi portare al patibolo senza fare nulla? Poi il merito è anche di Tirdi e di tutti i colleghi che hanno sempre creduto alla tua innocenza”.

Solaro si avvicina e mi domanda se può stringermi la mano, poi chiede spiegazioni in merito alla persona che ha suggerito di eliminare Garzena.

“Purtroppo non ho prove concrete ma non credo di sbagliare che sia stato Riva, era geloso che il rivale andasse a finire a Roma al posto suo, e sicuramente Lenzi non dirà nulla in merito, ha una sua concezione sul valore della fedeltà agli amici. Inoltre ho come impressione che abbia avuto un trauma violento e che la sua mente, seppure già malata e violenta non sia più presente in lui”.

“Può darsi, ma ciò non gli salverà la vita, credo che i giurati abbiano già decretato la sua condanna a morte, il processo è solo una pura formalità. E’ stato in gamba commissario, ammetto il mio errore di giudizio sul suo collega, le prove che ha sottoposto erano convincenti”.

Non rispondo in merito al suo errore, faceva comodo anche a lui avere una persona che venisse condannata, lo richiedeva il partito, lo richiedeva il Duce e il ministero di grazia e giustizia. In fondo alle scale del tribunale vedo il mio amico della stampa.

“Allora Marco, la promessa la devi mantenere”.

“Le mantengo sempre le promesse, andiamo a pranzo ti porto da mamma Gina, ci sei mai stato?”.

Ci avviamo verso Piazza Vittorio, mentre dei fiocchi di neve iniziano a scendere, credo che entro breve il manto stradale sarà completamente imbiancato. 

                                            Fine 

 

Un grazie a tutti voi che avete seguito questa nuova indagine del commissario. I nomi dei personaggi ovviamente sono inventati, tranne due che sono realmente esistiti: Riva comandante del fascio di Torino e Solaro commissario federale e segretario provinciale del partito fascista.  

 
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