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La daga insanguinata (7 capitolo)

Post n°2967 pubblicato il 15 Settembre 2022 da paperino61to

Riassunto: Per le vie di Torino si aggira un assassino di prostitute. A dare man forte al commissario Berardi è giunto da Savona, il suo amico maresciallo Rimaudo, anch'egli sulle piste di un assassino. Tutte le donne uccise sono prostitute. il commissario chiede aiuto a malincuore agli sfruttatori, che tengano d'occhio le donne e i loro clienti e in caso di necessità di intervenire. Un paio di giorni dopo questa richiesta, il commissario si reca da una ragazza, che si è salvata per miracolo anche grazie a Rismondo, un amico degli sfruttatori che teneva d'occhio l'alloggio della prostituta. La donna seppur sotto shock, riferisce al commissario che un uomo con un italiano ridicolo ha chiesto il tariffario e che subito dopo un altro uomo, alto con cappello e cappotto nero si è presentato a lei. L'impressione avuta è che aveva un accento strano e che non capiva nulla di ciò che diceva. 

Berardi si reca dal questore e viene avvertito che Madame Giselle, tenutaria di una casa di appuntamenti si è già lamentata  con il prefetto. Il commissario risponde che se la donna è implicata negli omicidi lui tirerà dritto per la sua strada. 

 

 

Chiamo il mio amico redattore per sapere se ci sono notizie di aggressioni ad altre prostitute, ma la risposta è negativa. Spiego il motivo e lui casca dalle nuvole, sapeva solo dell’ultimo omicidio.

“Marco, credo che neanche il direttore ne sappia qualcosa, a meno che…”.

“A meno che la censura abbia vietato di diffondere la notizia o meglio ancora che non ritenesse valido farlo sapere ai cittadini, in fondo le vittime sono solo prostitute!”.

“Oppure che l’assassino sia uno del partito o un personaggio in vista della città? Ovviamente sarebbe coperto dagli alti piani del palazzo e della società che conta”.

“Ipotesi non campata in aria, se dovessero licenziarti dal giornale fai domanda in polizia, saresti un ottimo agente”.

Nel pomeriggio vengo convocato dal prefetto, il quale senza giri di parole mi domanda del perché fossi andato da Madame Giselle.

“Sentivo la sua mancanza, può andare come risposta?”.

Il volto di Tollini diventa rosso dalla rabbia.

“Berardi non mi prenda per il sedere! Avevo dato un ordine chiaro e preciso, non doveva occuparsi di quattro baldracche morte! Lei aveva altri compiti o sbaglio?”.

“Fino adesso mi sembra che i suoi amici non abbiamo corso rischi, i miei uomini assieme all’Ovra controllano che i comunisti non effettuino attentati. Ora se permette ho da fare, arrivederci!”.

Prima di uscire aggiungo: “Quelle baldracche come le ha chiamate sono persone e se non ci fosse gente come certe mie conoscenze compreso lei che ci vanno, sicuramente non farebbero quel mestiere. Inoltre faccio notare che anche queste donne hanno contribuito dando l’oro per la patria quando il beneamato Duce l’aveva richiesto!”.

Dal fondo delle scale sento gli insulti e gli improperi che il prefetto mi sta urlando dietro, alzo le spalle, le parole più di tanto non hanno mai ucciso nessuno.

“Marco, so che hai ragione ma so anche che sei stato avventato a dire quelle cose al prefetto!”.

“Concordo con Maria, stai rischiando non solo la carriera ma anche la vita. Marco, se quello che dici di Tollini è vero, rischi grosso. Quella è gente che non scherza, sono peggiori di quelli che c’erano nel partito diversi anni fa, questi sono solo dei criminali”.

So che hanno ragione ma quell’uomo, se così posso definirlo, mi fa saltare la mosca al naso.

“Quindi secondo voi che dovrei fare? Domandargli scusa?”.

“I due si guardano e non rispondono ma è ovvio che è un si, dovrei chiedere scusa.

Mi reco dal questore e racconto lo scambio di parole avute con Tollini.

“Berardi, so già tutto! Accidenti a lei, glielo detto che ho le mani legate con quella gentaglia. Vuole che la faccia trasferire, ovviamente non ci penso nemmeno, mi dica solo se ci sono novità”.

Racconto della testimonianza della ragazza aggredita e salva per miracolo e dell’auto che compare sulla scena del delitto.

“Quindi sia lei che il suo amico maresciallo ipotizzate che l’assassino abbia un complice e che quest’ultimo lo accompagni a compiere i delitti con l’auto per poi scappare, oltre che fare da intermediario per il prezzo della prestazione”.

“Si, ipotizziamo questo. Ci sono due testimoni che affermano di avere visto un’auto dileguarsi a gran velocità. Inoltre la ragazza da me interrogata, riferisce che quell’auto si è fermata una decina di metri più avanti di dove si trovava lei, è scesa una persona a contattarla per poi risalire sull’auto, dopo un paio di minuti un’altra persona è scesa dalla stessa auto. Inoltre, la donna riferisce che un paio di sere prima un’auto girava in quel tratto di strada ma non sa dire se è la stessa oppure no, inoltre la testimone afferma che solo uno parlava in italiano stentato”.

“Un passettino avanti è stato fatto ma non basta, bisogna fermare quel pazzo. Continui le indagini me la vedrò io con il prefetto, ma mi raccomando con lui vada con i piedi di piombo come si suole dire, faccia molta attenzione”.

Ci fossero tante persone come il questore il paese sarebbe migliore e non saremmo di sicuro in questa condizione. Ho appena varcato la soglia dell’ufficio quando entra Tirdi trafelato.

“La stavo cercando commissario, hanno trovato un cadavere!”.

“Un’altra donna?”.

“No! Stavolta è un uomo, la vittima è in via Antonio Canova”.

Sul posto si trova Perino con un paio di colleghi.

“Ciao Perino, dov’è la vittima?”.

“Venga commissario è dietro quei sacchi”.

“Cosa si sa di lui?”.

Perino abbassa la testa, sembra reticente a parlare.

“Che hai? Se sai qualcosa dillo...Non si tratterà mica di…”.

“Del suo amico? No commissario, per fortuna no, si tratta di…di un soldato nazista!”.

A sentire quelle parole rimango di sasso.

“Questi sono i suoi documenti”.

“Hans Wisel, di anni 36. Attendente delle SS”.

“Avete chiamato Stresi?”.

“Si…eccolo che arriva!”.

“E non solo…”.

Infatti con Stresi alle sue spalle arriva una pattuglia fascista accompagnata da un SS.

“Abbiamo saputo che uno dei nostri è stato ucciso!”.

Vorrei domandare come fanno a saperlo visto che il cadavere è stato scoperto da poco, ma so bene che non risponderebbero.

“Il medico legale sta valutando come è morto”.

“Sono i comunisti!” esclama il miliziano.

 Sento il tedesco imprecare nella sua lingua, poi si avvicina a me e in un italiano stentato mi dice che era l’attendente del maggiore Luwz.

“Avvisate voi il maggiore e il vostro superiore, io farò portare via il corpo per l’autopsia”.

Uno dei miliziani traduce la mia frase, il tedesco non sembra convinto di questa prassi.

“C’è stato un delitto, è mio compito capire come sia stato ucciso, da noi si usa così”.

Discutono un paio di minuti tra loro, poi se ne vanno.

“Commissario ho impressione che questo delitto non porti nulla di buono”.

“No affatto”.

“Dottore caro, come vede dopo un paio di belle donne ecco per lei un bel tipico esemplare di razza ariana”.

“Beradi, quando finirà questa follia, lasci la polizia e si dedichi al cabaret, ha doti notevoli mi creda”.

“Terrò conto del suo consiglio, ora cosa può dirmi?”.

“Ad un esame superficiale, l’uomo è stato ucciso con un pugnale o qualcosa del genere.

“Stessa arma che ha ucciso le prostitute?”.

(Continua)

 
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