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Messaggi del 02/02/2026
Post n°3414 pubblicato il 02 Febbraio 2026 da paperino61to
Riassunto: Il commissario Berardi indaga sull'omicidio di un noto avvocato e nome di spicco nel partito fascista della città. Imputato del delitto è il suo collega Perino. Fin dall'inizio il commissario capisce che sarà un'indagine difficile e che il tempo non gioca a suo favore: Perino rischia la pena capitale. Nonostante le difficoltà, riesce a sapere che non tutti nel partito erano amici della vittima, soprattutto quando si è saputo che si sarebbe trasferito a Roma in un ministero. Uno dei soggetti invidiosi è Riva, comandante del fascio della città.
“Lei deve avere santi in paradiso o meglio dire a Roma, in ogni caso indaghi pure ma si ricordi di non intralciare Bonetti, che per me rimane il titolare dell’indagine, sono stato chiaro?”. “Si eccellenza molto chiaro” il mio tono è sarcastico e non sfugge al questore che mi lancia un’occhiataccia. “Perfetto, ora vado e se ha novità mi avvisi, ma credo che non c’è ne saranno. Buona giornata signori”. Al questore confido ciò che ho saputo e anche lui è convinto che qualcuno vicino alla vittima sia l’assassino. Mi chiama Stresi, è riuscito a fare l’autopsia a Garzena, conferma che ad ucciderlo è stato un colpo di pistola, uno solo. “Sparato all’altezza del cuore”. “Il corpo è stato trovato riverso nella fontana con la schiena verso la strada”. “Si vede che l’assassino ha voluto metterlo in quella posizione per non farlo scoprire troppo presto, chi passava poteva pensare a un malore o qualcosa del genere, oppure la vittima nell’ultimo istante di vita si è girato cadendo sul bordo della vasca”. “Potrebbe essere, però l’assassino non si aspettava che Perino passasse proprio in quel momento”. “Berardi, è lei il genio dell'indagine, comunque concordo con lei, evidentemente questa misteriosa persona si era nascosta e quando il suo agente è andato a vedere cosa era successo è stato colpito”. “Bravo dottore vede a frequentarmi che diventa genio anche lei!”. Chiamo Tirdi e le dico di accompagnarmi in piazza Solferino, voglio verificare l’ipotesi su dove possa essersi nascosto l’assassino all’arrivo di Perino. “Commissario, l’unico posto è quell’albero di fronte alla fontana, una persona nascosta lì dietro non viene notata per niente e può colpire l’ignaro passante che si trova con la schiena rivolta all’assalitore”. “Facciamo una prova, tu ti nascondi e io vado verso la fontana”. L’ipotesi regge, Tirdi è ben nascosto e non lo noto, se poi non sapessi che è alle mie spalle non me ne accorgerei proprio, a maggior ragione se guardo davanti e non dietro. Mi guardo attorno ed è l’unico nascondiglio possibile, ma la milizia come è giunta a proposito? Sembra quasi che sia stata chiamata, ma i locali a quell’ora erano chiusi a meno che… “Andiamo a teatro”. Tirdi mi guarda come fossi impazzito. L’Alfieri si trova proprio davanti alla fontana, guardo i cartelloni degli spettacoli e noto che la sera dell’omicidio ne andava in scena uno. Decido di entrare, magari possono dirmi qualcosa di interessante. “Buongiorno sono il commissario Berardi, avrei bisogno di parlare con le dipendenti che lavorano all’ingresso”. “Buongiorno a voi, è fortunato commissario, sono passata a teatro perché mi sono dimenticata la borsa ieri sera, mi dica…”. “Lei è sempre presente all’apertura del teatro?”. “Si, e quando vi è molta affluenza sono affiancata da una collega”. “Ricorda qualcosa di strano accaduto un paio di sere fa, intorno alle nove pressapoco”. La donna ci pensa e scuote la testa, poi esclama:”Aspetti, ora ricordo, è entrata una persona, un uomo ha domandato se poteva fare una telefonata urgente. La domanda mi ha stupita, non siamo un bar le ho risposto, ma ha insistito che era piuttosto urgente; ha detto qualcosa al riguardo della sua auto che non partiva e aveva urgenza di arrivare a destinazione”. “Ha sentito cosa ha detto?”. “No, il telefono è in fondo al corridoio, vede quella cabina?”. “Un’ultima domanda, saprebbe descrivere questa persona?”. “Era alto come lei, corporatura normale, il volto era semicoperto da una sciarpa, visto il freddo che faceva non mi ha stupito più di tanto, un cappello modello borsalino di color grigio. Il cappotto era intonato con il cappello...di più non saprei dirle, mi spiace”. “E’ stata molto utile, la ringrazio e le auguro buona giornata, se dovesse venirle in mente altro mi chiami e domandi anche alla sua collega se ricorda qualcosa di questa persona”. Tirdi mi domanda se penso che l’assassino sia entrato nel teatro per chiamare la milizia, rispondo di si, che ne sono convinto. Non credo alla coincidenza che passasse una loro pattuglia per la ronda notturna. “ E ti dirò che secondo Stresi la vittima conosceva il suo assassino”. “Lei dice commissario?”. “Se uno ti punta addosso una pistola cerchi in qualche modo di reagire e se vai all’appuntamento di uno sconosciuto cerchi di avere i sensi all’erta, lui no, ci è andato tranquillo”. “Che si fa? Passiamo ad un altro amico della vittima?”. “Si, ma prima andiamo a pranzo a stomaco pieno si ragiona meglio”. Usciti dal locale ci rechiamo da Alfredo Torrisi, titolare di una oreficeria in Via Barbaroux. Chiediamo al dipendente se possiamo parlare con lui, risponde che dovrebbe arrivare a momenti:”E’ andato da un cliente, se volete potete aspettarlo qui”. “No grazie, lo aspettiamo fuori, andiamo al bar di fronte a prenderci un caffè”. Torrisi arriva a bordo della sua auto, la parcheggia nel cortile adiacente al negozio. “Signor Torrisi, sono il commissario Berardi, avrei da rivolgerle alcune domande in merito all’omicidio di Garzena”. “Piacere di conoscerla commissario, seguo sempre i resoconti delle sue indagini sulla stampa, prego entrate nel negozio, oggi trovo che fa piuttosto freddo e sapete con i miei problemi articolari non è il massimo”. L’ufficio è nel retro, è abbastanza ampio con tanto di divano e due poltrone. Un tavolo intarsiato di pino chiaro e un paio di mobili pregiati. Un quadro appeso alla parete che descrive le cinque giornate di Milano. “Grave perdita quella di Livio, era un amico di vecchia data”. “Lei che idea si è fatto sul suo omicidio?”. “Ho sentito dire che hanno arrestato l’assassino, ma il motivo per cui l’abbia ucciso non lo so, nessuno ha detto nulla, né Riva né chi conduce la sua indagine”. Lo immagino che non dicano nulla, ma non lo faccio trapelare. “Lei sa se Garzena aveva dei nemici?”. “Visto la sua posizione nel partito sicuramente si, e non solo quelli che sono contro questo governo ma credo anche all’interno del partito stesso”. “Come mai anche all’interno?”. “Una volta Livio mi disse che gli avevano proposto una poltrona a Roma, in ballo c’era un Ministero, e che Riva non l’aveva presa bene questa sua nomina”. “Gelosia quindi”. “Sicuramente Riva è un ambizioso mira in alto, molto in alto”. “Secondo la sua opinione potrebbe arrivare ad uccidere?”. L’uomo soppesa le parole prima di rispondermi. “L’animo umano è imperscrutabile commissario, non credo arrivi a tanto ma non posso escluderlo a priori”. “Una domanda ancora poi la lascio al suo lavoro: immagino che abbia una pistola visto il lavoro che svolge”. “Si certamente, è una Smith & Wesson 357.Magnum, ovviamente denunciata, questo lo voglio chiarire”. “La ringrazio per la sua disponibilità e se le venisse in mente altro mi chiami pure in ufficio”. Usciamo dalla ditta con alcune conferme: che Riva è un ambizioso ma questo lo sapevo già e che non è da escludere che possa avere commissionato l’omicidio a qualcuno vicino a lui. “Tirdi ricordi se nel referto mandatoci da Stresi si parla del modello di pistola che ha ucciso Garzena?”. “Se non ricordo male, non è di sicuro quella che ha Torrisi, ha formulato che possa essere stato usato il silenziatore, la Smith & Wesson non ha possibilità di poterlo mettere”. “Fosse così il colpo sparato è ovvio che non l’abbia sentito nessuno meno che mai le due dipendenti dell’Alfieri”. Entrati nel cortile della questura vedo Mammoliti venirci incontro, mi dice che il questore vuole parlarmi. (Continua)
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