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Messaggi del 03/02/2026
Post n°3415 pubblicato il 03 Febbraio 2026 da paperino61to
Riassunto: Grazie alla moglie della vittima: Livio Garzena, che ha chiesto l'intervento del Duce stesso, il commissario Berardi può indagare ufficialmente anche se il prefetto gli ricorda che l'indagine è affidata al miliziano Bonetti. Un' indagine complicata dove il collega Perino rischia la pena di morte. Dalle risposte che ottiene dagli amici della vittima, capisce che vi erano delle invidie e astio, specialmente dal comandante del fascio della città. Berardi va sul luogo del delitto e si reca al teatro di fronte e l'addetta ricorda di un uomo che domandò di fare una telefonata ad un taxi. Il commissario intuisce che possa essere l'assassino che chiamava la milizia per far arrestare Perino. Un amico di Garzena possiede una pistola ma è incompatibile con l'arma che lo ha ucciso, la pistola secondo Berardi aveva il silenziatore.
Vado dal questore per capire meglio cosa stia succedendo, mi risponde che Riva sta facendo pressioni perché Perino vada a processo entro breve termine. “Lo sa anche lei che è tutto una farsa, non hanno uno straccio di prova in mano e manco si impegnano a svolgere un’indagine seria!”. “Ho parlato con il prefetto ma sa anche lei da che parte pende...l’unica è che lei trovi il vero colpevole”. Mille pensieri mi vengono in mente, mille congetture, ma che non portano a nulla, solo ipotesi, l’unica cosa certa è che Perino è innocente. Devo ancora sentire l’ultimo amico nella cerchia di Garzena, il giudice Lenzi abita in un villino non lontano dal Colle della Maddalena. La domestica ci fa accomodare nel salotto. “Buongiorno commissario, cosa posso fare per lei?”. “Avrei delle domande sul suo amico Garzena”. “Mi dica, anche se non capisco perché me lo chieda lei visto che l’indagine è affidata a Bonetti!”. Tirdi fa per intervenire ma un gesto della mia mano lo fa desistere, evidentemente non è stato informato che posso indagare pure io oppure fa il finto tonto. “Pura curiosità, il suo amico aveva dei nemici?”. “Non credo ma non posso saperlo con certezza, chi al giorno d’oggi non ha nemici, immagino che anche lei ne abbia”. “Cosa può dirmi della sua nomina al ministero a Roma?”. Lenzi esita un attimo poi esclama che non ne sapeva nulla. “Lei è molto amico di Riva da quello che ho sentito dire o sbaglio?”. “Io sono amico di tutti, quindi anche della persona che lei ha nominato, lo trova strano?”. “Affatto, lei cosa pensa dell’arrestato?”. “Cosa vuole che le dica? Se è colpevole verrà condannato. Mi fido di Bonetti e di come porterà a termine l’indagine”. Uno squillo interrompe la conversazione, Lenzi domanda scusa e va a rispondere. Quando torna ci invita ad andarcene: “Un imprevisto, devo uscire mia moglie mi reclama, arrivederci commissario”. “La ringrazio molto e un’ultima domanda: secondo lei Garzena poteva avere un’amante?”. “Non era il tipo, amava sua moglie e non l’avrebbe mai tradita”. Mentre ritorniamo in questura, Tirdi mi domanda se non trovo sospetto il cambiamento di umore del giudice. “Si! L’ho notato, dopo quella telefonata è cambiato. Non mi stupirei che il nostro amico Riva gli abbia dato la notizia che sto indagando ufficialmente”. “Se così fosse non dovrebbe aver timore, no? La giustizia farebbe il suo corso”. “In teoria si, ma ho come l’impressione che stesse mentendo su tutta la linea. Chiama Stresi e chiedi se nel corpo della vittima ha trovato il proiettile, perché sul luogo dell’assassinio non è stato trovato nessun bossolo”. La risposta è affermativa, il proiettile era nel corpo, il dottore lo ha mandato alla balistica. Chiamo il collega che si occupa di queste cose e mi risponde che ha dovuto consegnare il referto e il proiettile a Bonetti. “Dannazione! Ricordi cosa avevi scritto?”. “Berardi, il referto l’ho stilato in duplice copia, immaginavo che venissero a prenderlo. Te lo porto oggi stesso”. Sento bussare alla porta dell’ufficio, è il mio amico redattore. “Ciao, accomodati pure, che ti porta da queste parti?”. “Ieri sono venute due persone della milizia, mi hanno detto di scrivere un articolo sull’uccisione di Garzena e come hanno svolto l’arresto dell’assassino. Tu immagino che ne sappia qualcosa?”. “Si purtroppo, l’arrestato è Perino!”. “Cosa? Perino? Ma questi sono pazzi o scemi…”. “No, amico mio, sono furbi, hanno da nascondere qualcosa e quello che vogliono nascondere è il vero assassino. Perino si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, una dannata e maledetta coincidenza”. “Dimmi tutto…”. Finito di raccontare come sono andate le cose, mi domanda cosa intendo fare. “Vado avanti ad indagare, il tempo stringe però. Tu ovviamente hai le mani legate per scrivere un articolo su come sono andate veramente le cose?”. “Purtroppo si, questo è il foglio dell’articolo che devo pubblicare”. Un concentrato di falsità messo su carta. Guardo il mio amico e capisco che è obbligato a stamparlo. “Fai quello che ti dicono, non devi rischiare né te né la tua famiglia”. Dopo essere uscito entra il questore, è scuro in volto, si siede e dopo un paio di minuti mi confessa che il processo a Perino si terrà tra quattro giorni. “Maledetti!” esclamo violentemente. Tirdi ipotizza che la telefonata a Lenzi riguardasse la nostra indagine e che qualcuno ha fatto pressioni al giudice per andare subito a processo. “Ha ragione Tirdi, alla luce di quello che mi avete detto concordo con lei. Ora però è indispensabile che troviate il vero assassino!”. Finalmente arriva il referto della balistica, il collega non ha dubbi che il proiettile è stato sparato con il silenziatore e ipotizza anche l’arma che è stata usata. “Potrebbe trattarsi di una calibro, uso il potrebbe ma di sicuro non è una Luger, bisognerebbe trovare l’arma e compararla con un’esame balistico”. “La troveremo ne sono sicuro! Grazie per quello che hai fatto”. “Figurati, Perino è un mio amico non solo collega”. Verso sera vado a trovare Perino, dal suo sguardo capisco che è stato informato che andrà a processo. “Non ho scampo commissario, se non riesce a trovare il vero assassino la mia sentenza è già segnata”. “Per ora ho scoperto che Garzena era inviso anche da alcuni esponenti del partito locale, e che stanno facendo di tutto per coprire il vero assassino, ma stai tranquillo che lo scoprirò”. “Morire non mi fa paura, ma morire per una colpa non commessa sì, lo trovo ingiusto!”. “Non morirai te lo prometto”. Esco dal carcere e cerco di respirare a fondo, guardo le alte mura e mi domando come fa una persona a resistere lì dentro per una colpa che non ha commesso. A casa Maria mi domanda come procede l’inchiesta, rispondo che di grosse novità non ce ne sono, a parte un amico della vittima e la moglie, tutte le altre sono convinte che sia stato Perino a ucciderlo. “Come fanno a esserne così sicuri? Quali prove hanno?”. “Lo hanno preso con la pistola in mano così dicono, pistola che guardo caso è poi sparita”. “Come sparita?”. “Tirdi ha domandato al suo amico della milizia e gli ha riferito che non si trova più tra le prove, ma sicuramente spunterà fuori al processo”. “Possono farlo?”. “No Maria, per questo devo scoprire in fretta l’assassino, solo così posso evitare la condanna a Perino”. “Del giudice cosa mi dici?”. “Che stava mentendo, ma non capisco se fa parte del complotto oppure no”. Gli racconto della chiacchierata avuta con lui e del repentino cambio di umore dopo aver ricevuto la telefonata. “Dici che vi è una relazione quindi?”. “Ne sono convinto e anche Tirdi è della mia stessa idea. Bisogna scoprire chi ha chiamato il giudice, anche se sono convinto che sia stato Riva”. “Però se non hai prove?”. “Questo è il punto, però non è detto". Rifletto sul da farsi, devo andare alla studio dove lavorava Garzena e sentire se possono dirmi qualcosa di utile. E’ come una partita a scacchi, il minimo errore può costare la sconfitta, e questo errore è la vita di Perino. Telefonare alla compagnia telefonica potrebbe essere un’idea per scoprire chi ha chiamato il giudice. Alzo la cornetta poi mi blocco, Tirdi aveva timore che il mio telefono fosse a rischio di intercettazione, per questo mi diede appuntamento da mamma Gina. (Continua)
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