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Messaggi del 05/02/2026
Post n°3416 pubblicato il 05 Febbraio 2026 da paperino61to
Riassunto: Pur con mille difficoltà l'indagine per scagionare e salvare da una condanna a morte Perino, il commissario riesce a farsi un'idea del perchè sia stato ucciso Garzena, noto avvocato e nome di spicco nel partito fascista della città. Ipotizza che qualcuno copra il vero assassino. Il commissario sa di non avere molto tempo a disposizione per portare alla sbarra il vero assassino. Le prove che accusano Perino, portate da Bonetti, sostenuto sia dal prefetto che dal comandante del fascio torinese sono false. Quest'ultimo fa pressione per mandare a processo al più presto Perino. Il referto della balistica dichiara che il proiettile che ha ucciso Garzena non è quella di una Luger, come hanno detto i miliziani. Intanto continua a sentire gli amici della vittima, compreso il giudice del tribunale fascista: Lenzi.
“Maria, scendo un attimo a fare una telefonata”. Mi domanda il perché non uso il nostro telefono:”Ho timore che sia messo sotto intercettazione, ricordi di Tirdi che mi diede appuntamento da mamma Gina?”. “Mio dio...un commissario sotto intercettazione!”. “E’ gente pericolosa Maria, per questo devo stare molto attento”. Mezz’ora dopo sono già di ritorno, come sospettavano alla Stet non hanno saputo dirmi nulla, sono stati molto reticenti a parlare, l’unica cosa che sono riuscito a sapere è che la chiamata arrivava dalle parti del centro. Scommetto la mia paga di un anno che è arrivata da Via Carlo Alberto dove Riva ha il suo comando. Il mattino presto vado in ufficio dove e trovo Tirdi già presente. Facciamo un salto dove lavorava Garzena, non abbiamo ancora sentito i colleghi che lavoravano con lui. L’ufficio è in piazza Carlo Felice di fronte alla stazione. Vi sono diversi studi di avvocati, Garzena era socio di uno di essi. La signorina ci fa accomodare: “Chiamo subito l’avvocato Filippi”. “Buongiorno signor commissario, cosa posso fare per lei?”. “Sto indagando sulla morte del suo socio, e avrei bisogno di porre alcune domande sia a lei che ai suoi impiegati”. “Brutta faccenda, cosa avrà spinto quello squilibrato a un gesto così vile? Posso dire che il povero Livio era una persona squisita, gentile e altruista”. “I suoi clienti erano sovente miliziani da quello ho saputo?”. “Non solo, molti personaggi illustri di questa città hanno avuto l’onore di usufruire dei suoi servizi”. “Tutti i clienti erano soddisfatti immagino”. “Ovviamente, ma lei crede che qualcuno di essi possa averlo ucciso?”. “Se Garzena ha vinto le cause l’ipotesi è da scartare, ma se per caso qualcuno ha subito una condanna, chi lo sa…”. “Lo escludo, Livio ha vinto tutte le cause fino adesso”. “Posso parlare con i dipendenti?”. Pur non essendo molto convinto Filippi ci porta in una saletta e fa chiamare le persone che lavorano nello studio: sono circa una decina. “Devo avvisarla commissario che manca la signorina Taricco, è ammalata”. “Sa dove abita?”. Tirdi prende nota dell’indirizzo mentre io pongo le domande ai presenti. Non dicono nulla di interessante riguardo all’indagine e dai loro volti non traspare nessuna esitazione nel rispondere alle mie domande; sembra quasi che abbiano studiato a memoria le risposte che hanno dato. Ringrazio per la loro collaborazione e mentre stiamo per uscire una ragazza mi dice che vorrebbe stringermi la mano. “Sa commissario ho seguito tutte le sue indagini e sarei onorata di poterle stringerle la mano...la prego”. Sorrido a questa sua richiesta, mai avrei pensato di essere una celebrità. “Volentieri signorina”. Nella mano sento che mette qualcosa, mi sorride e torna al lavoro. Usciamo dallo studio, e Tirdi sorride chiedendomi come mi sento a essere una celebrità. “La ragazza mi ha dato un foglietto altro che celebrità, fammi vedere cosa ha scritto”. E’ un appuntamento: ore 13 davanti alla statua Re Umberto. “Secondo lei cosa vorrà dirci la ragazza?”. “Non lo so ma credo che abbia a che fare con Garzena, sicuramente ha avuto paura di parlare davanti agli altri”. “Ora che si fa? Andiamo a trovare la ragazza che è a casa ammalata?”. “Dove abita?”. “In via Rossini al numero 12, si chiama Lidia Rosoni”. La temperatura gelida si fa sentire, un barbone chiede una moneta per una tazza di caffè caldo. Il portone dello stabile è aperto, è in atto un trasloco, chiedo al portinaio a che piano abita la ragazza: secondo piano mi risponde. “Signorina Rosoni, siamo della polizia, sono il commissario Berardi, avrei bisogno di parlarle”. Riprovo a suonare il campanello ma nessuno risponde. La vicina di fronte esce e domanda chi cerchiamo. “Sa se la signorina è in casa?”. La donna anziana risponde che la poveretta è all’ospedale. “Col desgrassià...meglio che non parli, mi creda”. “Non abbia timore parli pure siamo della polizia, perché la signorina è all’ospedale?”. “Lidia è una cara ragazza, me la sento come fosse la mia figliola. Ha una relazione con un...un mascalzone, ecco cos’è quella persona, un mascalzone”. “Perchè lo chiama così?”. “Perchè a lè un gran bastard, la picchia commissario, a lè un violent! Glielo già detto molte volte di mollarlo, ma lei no...lo ama mi dice. Io credo invece che abbia paura!”. “Non ha fatto denuncia?”. “Non che io sappia e ora a lè neuv all’ospedale, povra matota”. “In che ospedale è ricoverata? Sa il nome di quest’uomo?”. “L’ospedale è il Maria Vittoria, non so come si chiama quell’uomo. L’ho visto solo una volta ma da lontano e non saprei riconoscerlo, e Lidia non mi ha mai detto il nome, commissario arrestatelo col desgrassià!”. Guardo l’ora, se andiamo all’ospedale non faremo in tempo ad arrivare per l’appuntamento con l’impiegata dello studio, decidiamo così di tornare in ufficio. “Commissario, vengo anche io oggi all’appuntamento?”. “Sarebbe meglio, ma tu starai lontano e osserverai la scena caso mai ci fosse qualcuno che ci spia”. Mangiamo qualcosa alla veloce e verso mezzogiorno usciamo, poca gente per strada, il tempo non invita a fare una passeggiata, ci fermiamo un attimo in un bar e prendiamo un caffè. La statua di Re Umberto si staglia nel cielo grigio torinese, non vedo la ragazza, un paio di auto transitano per il corso. Da un portone di fronte alla statua vedo sbucare una mano, è lei che mi invita a seguirla. Tirdi non lo vedo, si è nascosto per bene evidentemente. Attraverso il corso ed entro nel portone che viene subito richiuso. “Buongiorno commissario, spero che nessuno l’abbia seguito, io rischio parecchio a parlare con lei”. “Tranquilla signorina, nessuno mi ha seguito, e se la può rassicurare un mio collega è nascosto proprio per vedere se vi sono eventuali curiosi”. “Perfetto, mi chiamo Stella, Stella Fusino e come sa lavoro nello studio di Garzena. Lidia è una mia amica…”. “Ho saputo che è all’ospedale, è stata picchiata da un uomo”. “Tante volte gli ho detto di troncare quella relazione, ma ha sempre avuto paura, quel mascalzone è violento, e credo anche, ma non ne sono sicuro che sia lui che abbia ucciso Garzena”. La frase mi colpisce come un pugno in faccia. “Cosa glielo fa credere?”. “Perchè Lidia un paio di settimana fa mi disse che Garzena l’aveva sorpresa a piangere, lei si era confessata ed aveva fatto il nome di quest’uomo”. “Lei immagino non lo sappia?”. “No! Una volta glielo detto di dirmelo ma mi ha risposto che per la mia sicurezza era meglio che non lo sapessi, è una bestia mi disse, non ci penserebbe un attimo ad ucciderti”. “Quindi secondo lei Garzena può essere intervenuto a favore della sua amica e quel misterioso uomo l’avrebbe ucciso?”. La ragazza fa un cenno affermativo. “Secondo lei, Lidia lo farebbe questo nome a un commissario di polizia?”. Scuote la testa:”Ha troppo paura di quella persona, e io temo per lei”. “Adesso però è all’ospedale”. “Vero, ma non c’è un agente a proteggerla. Quell’uomo può entrare a suo piacimento e ...non voglio pensarci”. “Lei teme che la sua amica abbia capito chi ha ucciso Garzena?”. “Si!”. Continua)
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Inviato da: paperino61to
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