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Messaggi del 06/02/2026
Post n°3417 pubblicato il 06 Febbraio 2026 da paperino61to
Riassunto: L'indagine per salvare Perino dalla pena capitale è molto difficile e complicata. Il commissario intuisce che di sono persone che coprono il vero assassino dell'avvocato Garzena. Inoltre le prove trovate dai miliziani agli ordini di Bonetti e Riva sono assolutamente false. Perino è il capro espiatorio perfetto, visto che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. In un colloquio con una dipendente: Stella Fusino dello studio di Garzena viene a sapere che Lidia Rosoni collega della Fusino e amica è fatta oggetto di violenze da parte di un misterioso uomo. Secondo la Fusino l'omicidio di Garzena potrebbe essere collegato alla sua amica e che quest'ultima abbia capito chi sia stato a commetterlo. “Farò un salto all’ospedale e chiederò di mandarmi immediatamente un collega, stia tranquilla signorina. Mi tolga una curiosità, visto il luogo insolito della nostra chiacchierata, lei abita in questo stabile?”. “No, però ho una zia che ci abita, per questo sono riuscita ad entrare e lasciare aperto il portone. La prego commissario salvi, la mia amica da quel maledetto”. Esco con circospezione dal portone e mi avvio verso via Cernaia, dopo qualche minuto Tirdi è al mio fianco, le riferisco il dialogo e poi domando se ha notato qualcosa di strano, la risposta è negativa. “Quindi commissario, la donna potrebbe fare il nome del presunto assassino?”. “Si, il problema è che se ha paura non lo direbbe manco sotto tortura”. Svoltiamo in via Cibrario, arriva un tram e saliamo a bordo. Ordino a Tirdi che quando siamo dentro l’ospedale di chiamare la questura e farsi mandare un agente di corsa. Al bancone dell’ingresso domando della Rosoni, l’impiegata scorre l’agenda e mi dice che è al secondo piano stanza 11. Mi avvio verso la stanza e noto che vi è una certa agitazione, un medico parla ad alta voce con un paio di infermieri presenti. “Come è possibile che la paziente non ci sia? Dove è andata? Per dio cercatela!”. “Buongiorno dottore, sono un commissario di polizia, che succede?”. “La paziente è sparita, e dato che si reggeva a malapena in piedi, vuol dire che qualcuno è venuta a prenderla...dannazione!”. “Parla della Rosoni immagino”. “Si! Ma perché le interessa?”. “Dovevo rivolgerle alcune domande in merito ad un’indagine. Se qualcuno l’avesse rapita può essere uscita solo dall’entrata principale…”. “Non è detto, ci sono un paio di uscite oltre quella, ma bisogna passare dal cortile, una di queste è una portina che da su via San Donato”. “Immagino sia chiusa”. “Dovrebbe, ma stanno facendo dei lavori nel padiglione a fianco, quindi potrebbe essere che i lavoratori non chiudano la portina”. Attraversiamo il cortile e la vediamo aperta, alcuni operai stanno entrando. Domando se hanno visto qualcuno uscire, uno di loro mi risponde che ha visto un tizio spingere una carrozzella. La via è deserta, a parte qualche passante. Una panetteria è aperta, provo a chiedere se per caso avessero visto passare una carrozzina. “No signore, l’unica cosa che ho notato è stata un’auto che viaggiava velocemente. Glielo so dire, perché una mia cliente mi ha detto che ha rischiato di essere presa sotto”. “Le ha detto in quale direzione è andata?”. “Verso piazza Statuto”. Torniamo in ufficio con le pive nel sacco come si suole dire e con la preoccupazione che la Rosoni sia stata rapita proprio per non denunciare quell’uomo. Ma questa persona è implicata veramente con l’omicidio di Garzena? Da quello che mi ha raccontato l’amica della Rosoni direi di si, se è vero che la vittima è intervenuta a favore della ragazza, l’ipotesi è molto plausibile. Vado dal questore per aggiornarlo della situazione, la speranza di salvare Perino è sempre più labile. Torno dalla vedova di Garzena, e domando se era a conoscenza di cosa stava capitando alla Rosoni. “Mio marito mi aveva accennato qualcosa, ma non più di tanto. Lo vedevo preoccupato, si era preso a cuore quella ragazza, se non lo conoscevo bene avrei pensato che fosse stata la sua amante. Perchè me lo domanda?”. “Ho come l’impressione che la causa della morte di suo marito sia legata a questa donna”. Lei mi guarda perplessa e domanda cosa intendo dire. “Che suo marito sia intervenuto per salvarla da un uomo violento, un uomo che suo marito evidentemente conosceva”. “Quindi lei ipotizza che quest’uomo Livio lo conosceva?”. “Credo di si, se suo marito voleva parlargli è perché sicuramente sapeva chi era”. “Mio dio, uno dei nostri amici!”. Rifletto su questa affermazione e rispondo che sia molto probabile, il punto è quale degli amici di Garzena sia l’assassino. Torno in questura e con Tirdi cerchiamo di capire dove possa essere stata portata la ragazza. Mando un collega all’indirizzo della Rosoni ma come immaginavo torna dicendo che l’alloggio è vuoto, nessuno ha notato il suo ritorno dall’ospedale. “Fai un’indagine su ognuno degli amici di Garzena per vedere se hanno qualche immobile oltre quello dove abitano, io sento la Fusino”. Telefono allo studio di avvocati dove la ragazza lavora e mi faccio passare per un cliente. “Dovrei parlarle signorina, è urgente, si conosco il posto, tra mezz’ora va benissimo”. Ci vediamo in un bar vicino a via Della Consolata non lontano dall’obelisco. “Perdoni se l’ho fatta chiamare, si tratta della sua amica”. “E’….è….” non riesce a finire la frase che le lacrime iniziano a scendere. “No, tranquilla signorina, è viva almeno per il momento. Però è stata presa da una persona e portata via a forza dall’ospedale”. Mi guarda sorpresa e domanda come possa essere successo. “Il medico che l’aveva in cura se ne è accorto quando è andato a fare il suo consueto giro nei reparti. Nessuno ha visto questa persona uscire, ha preso la sua amica, messa su una carrozzella e sono usciti da via san Donato, salendo a bordo di un’auto”. “Povera Lidia, in mano a quel pazzo. Sono sicura che è stato lui! Ma perché l’avrà rapita?”. “Il motivo è semplice e duplice: assicurarsi il suo silenzio per il processo che si terrà contro il mio collega e far capire alla sua amica che è di sua proprietà e che non ci sarà più nessun Garzena a difenderla”. “Secondo lei rischia la vita?”. “Potrebbe essere, se l’assassino capisce che la Rosoni rappresenta un pericolo per lui, credo che non esiterebbe ad ucciderla”. “Cosa posso fare per aiutarla commissario? Me lo dica per favore!”. “La sua amica non le ha mai parlato di qualche posto dove andava con questa persona? Non credo che andassero nella residenza dell’uomo”. “Una volta mi accennò che era andata dalle parti di Pecetto, e io scherzosamente gli avevo chiesto se era andata a raccogliere le ciliege”. “Non sa quanto tempo si sia fermata in quel posto?”. “Sicuramente un fine settimana...no credo che sia stato di più. Ricordo che avevo chiesto un paio di giorni di permesso, ma poi ho rinunciato per lasciarli a lei”. “Grazie signorina, se le viene in mente altro mi contatti”. Tornato in ufficio decido di risentire la moglie di Garzena, mi accenna che suo marito una volta le disse che sarebbe andato a pranzo assieme a Ribotti e Lenzi dalle parti di Pecetto:”Mi sembra che era una frazione...Roseto...Rosero...qualcosa del genere”. La strada per arrivare a Pecetto è disastrata, la pioggia ha fatto franare del terreno dalla collina vicina. La frazione Rosero è a pochi chilometri dal paesino, un paio di ville sono sparse lungo la strada e molti distante tra loro. “Luogo isolato ideale per tenere sequestrata una persona”. “Concordo in pieno, sorpassa le ville poi fermati, torniamo indietro a piedi”. Solo una delle due è abitata, il proprietario ci domanda cosa cerchiamo. “Stiamo svolgendo una perlustrazione, ci è stato detto al comando che si aggira da queste parti una banda di eversivi molto pericolosa, lei ne sa qualcosa?”. L’uomo ci guarda spaventato poi risponde di no, non ha mai visto nessuno, a parte qualche contadino con il suo carretto. “Cosa sa dirmi della villa prima della sua? E’ abitata?” “Non ho idea di chi sia il proprietario, ne io ne la mia famiglia abbiamo mai visto nessuno, anche se ogni tanto vediamo la luce accesa provenire dall’interno”. “In questi giorni ha sentito dei rumori provenire dall’interno?”. “No, però l’altro giorno mia moglie mi ha detto di aver visto entrare dal cancello un’auto e dopo un paio di ore dopo ripartire a gran velocità”. “La ringraziamo signore, ci è stato molto utile!”. Ci avviamo alla villa, non vediamo movimento al suo interno. Prendo nota del cognome sul cancello. Le imposte sono chiuse, sul terreno si vedono segni di ruote recenti. (Continua)
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il 07/03/2026 alle 08:44
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