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Messaggi del 09/02/2026

 

Condanna a morte ( 9 capitolo )

Post n°3419 pubblicato il 09 Febbraio 2026 da paperino61to

Riassunto: Il commissario Berardi tramite una dipendente dello studio di avvocati dove Garzena era uno dei due soci, viene a sapere che la ragazza assente è fatta oggetto di violenza da parte di un uomo misterioso e che in quel momento si trova ricoverata all'ospedale. La ragazza, purtroppo non conosce il nome e tanto meno ha mai visto questa persona, la Fusino questo è il nome della ragazza crede che l'assassino di Garzena sia questo misterioso uomo. La vittima aveva visto Lidia Rosoni piangere e quest'ultima si era confidata. Berardi e Tirdi vanno all'ospedale per interrogarla ma la ragazza è scomparsa. Il commissario risente la Fusino e gli domanda se c'era un posto dove la sua amica andasse con l'amante, lei gli risponde dalle parti di Pecetto. Sente anche la moglie di Garzena e racconta gli ultimi avvenimenti, la donna risponde che il marito una volta le disse che andava con degli amici dalle parti di Pecetto, frazione Rosero. Berardi e Tirdi decidono di andare a vedere.

 

“Tirdi, fai una ricerca su questo nome, vediamo cosa salta fuori”. Dall’indagine su questa persona Tirdi esclama con un:”Allora è lui l’assassino…”.

“Non è detto, purtroppo fino a quando non troviamo la ragazza e soprattutto l’arma non possiamo provare la sua colpevolezza”.

Mi viene in mente un piano molto ardito, ovvero entrare nella villa.

“Se la ragazza è stata portata là, la troviamo di sicuro”.

Chiamo Mammoliti e gli consegno un foglio con segnato sopra un nome.

“Devi seguire questa persona, l’importante è che non ti fai scoprire rischieresti grosso ma soprattutto rischierebbe Perino. Prenditi un collega con te e appena sai qualcosa mi chiami immediatamente”.

Verso sera una chiamata arriva in ufficio, è Mammoliti.

“Commissario, la persona che mi ha detto di seguire, si è recato in una villa appena fuori Pecetto, si è fermata un paio di ore poi è ripartita. Sull’auto c’erano tre persone, una però è rimasta in villa. Che dobbiamo fare? Torniamo in questura?”.

“No! Rimanete lì e non fatevi scorgere, noi arriviamo”.

Quasi giunti a destinazione chiedo a Tirdi di spegnere i fanali in prossimità delle due ville.

“Parcheggia in quello spiazzo, cerchiamo di non fare rumore”.

Mammoliti ci vede e ci viene incontro.

“Zili è rimasto nascosto in quel fossato davanti alla villa”.

“Bravo collega, ora dobbiamo trovare il modo per entrare”.

“Prima del suo arrivo commissario ho fatto il giro della villa, il muro di cinta di dietro è più basso e si può scavalcare senza troppi problemi”.

“Sei sicuro di non esser stato visto?”.

“Sicurissimo commissario!”.

“Bene, fammi vedere il muro, poi vai dal collega e aspettate di essere chiamati”.

In effetti il muro non è alto, lo scavalchiamo e ci rechiamo all’ingresso. La porta è chiusa, Tirdi mi suggerisce di provare con quella che da sul retro. Stiamo per girare l’angolo quando una debole luce si riflette nel buio della notte, è quella di una sigaretta. La persona rientra dentro e dopo qualche minuto ci avviamo anche noi. Per fortuna la porta non è stata chiusa. Senza fare rumore entriamo, pistola in mano. Il crepitio della legna che brucia arriva dalla sala. Un uomo è seduto sulla poltrona, accanto a lui sul tavolino un bicchiere e una bottiglia di vino. Da sopra sento un lamento, è la voce di una donna.

“Piantala! Non rompermi le scatole se non vuoi che salga!” urla l’uomo.

La voce ora non è più un lamento, la sento benissimo, lo prega di farla uscire.

“Ti avevo avvertito, ora salgo e ti darò una lezione che ricorderai per sempre!”.

L’uomo si alza senza accorgersi della nostra presenza.

“Credo che ti convenga rimanere dove sei!”.

“Ma ...chi siete? Che volete?”.

“Sono la fatina del bosco, ora lo ripeto siediti e stai tranquillo, se obbedisci bene altrimenti ti sparo!”.

“Tirdi ammanettalo, e guarda se ha una pistola con sè”.

La pistola è nella tasca del cappotto.

“Bene caro amico, ora vado al piano di sopra e se scopro la donna che cerco tu sei in un mare di guai. Tirdi chiama i nostri colleghi”.

Salgo al piano di sopra, la porta è chiusa. La donna urla di non farle del male.

“Ti prego...aiutami...ti prego…”.

Sfondo la porta la donna è seduta sul pavimento spaventata, piange e trema.

“La signorina Lidia Rosoni immagino?”.

Lei mi guarda stupita e domanda con voce flebile chi sono.

“Commissario Berardi, siamo venuti a liberarla, non abbia timore, ecco il mio tesserino della polizia.

L’aiuto ad alzarsi, si abbraccia forte a me singhiozzando.

“Mi aiuti commissario, mi aiuti la prego...quell’uomo è un mostro…”.

“Adesso scendiamo, non abbia paura della persona che la sorvegliava, ci sono i miei colleghi che badano a lui. Con calma mi racconterà tutto”.

La donna dopo essersi ripresa è un fiume in piena, racconta per filo e per segno la sua relazione malata con il suo amante. Ne fa il nome e cognome e soprattutto quando ha saputo che Garzena era stato ucciso ha capito subito chi fosse il suo assassino.

“Non potevo denunciarlo, mi ha minacciato di uccidere anche me. Per farmelo capire meglio mi ha picchiato, poi mi ha portato all’ospedale dove ho dovuto raccontare che ero caduta in casa. Lui era a debita distanza per controllare che non raccontassi la verità. Poi l’altro ieri l’ho visto nella camera dove ero ricoverata e mi ha obbligato a vestirmi e seguirlo, avevo paura, che potevo fare? Una volta usciti mi ha portato qui, con lui c’era un’altra persona, non so chi fosse”.

“Ora tutto è finito signorina”.

Poi mi rivolgo al sorvegliante della donna ed esclamo che lo arresto per sequestro di persona, violenza e omicidio nella persona di Garzena. L’uomo balbetta che non c’entra nulla, che ha ricevuto un ordine:”Dovevo solo sorvegliarla, io non ho fatto altro, lo giuro”.

“Hai solo una scelta per cavartela...fai il nome di chi ti ha ingaggiato e fallo venire qui”.

“Se non lo facessi?”.

“Basta che faccia correre la voce che hai violentato la donna, e il suo amante credimi, non te lo perdonerebbe e saresti un uomo morto, quindi che decidi?”.

L’uomo acconsente di telefonare: “Sarà qui a breve”.

Mezz’ora dopo la chiamata sentiamo il rombo di un motore che si ferma davanti alla villa, il cancello si apre e vediamo un uomo entrare.

“Vai ad aprire la porta, ma guai a te se ti metti a urlare”.

“Che diavolo succede qui? Parla, non ho tempo da perdere! Perchè mi hai fatto venire?”.

“Il signor Varalda suppongo. Prego si segga, le aspetta una lunga chiacchierata”.

L’uomo mi guarda torvo e domanda chi siamo.

“Forse non ha capito che le domande le faccio io e non lei!”.

Osserva la donna ma non dice nulla, domando alla Rosoni se è lui l’uomo che assieme al suo amante l’hanno portata qui. La risposta è affermativa.

“Bene caro Varalda, lei è nei guai. La incrimino per sequestro, per violenza fisica e per l’omicidio di…”.

“Lei è un pazzo! Come si permette? Io sono un onesto cittadino!”.

“Non usi la parola onesto con me, lei è un assassino!”.

“Non ho ucciso nessuno, mi porti le prove di quello che dice. Poi lei chi è? Non mi ha ancora detto il suo nome, ne a quale corpo appartiene”.

“Commissario Berardi...le basta?”.

L’uomo sbianca ma non dice nulla.

“Vuole le prove? Mammoliti portami quello che hai trovato”.

Dentro un panno legato con una corda c’è una pistola, una calibro 22 con silenziatore.

“Scommetto che questa è l’arma che ha ucciso Garzena, come vede questa è una prova”.

“Non ho ucciso nessuno, il mio amico mi farà assolvere”.

“Lei crede? Anche noi siamo bravi a fabbricare delle prove e scommetto che troveremo le sue impronte sulla pistola. Inoltre sono sicuro che non ha neanche un alibi nel giorno dell’omicidio di Garzena, lei pensa davvero che il suo amico non la scarichi? Pensa che si farebbe coinvolgere per salvarla? Inoltre la signorina l’accuserà di tutto quello che ha subito”.

“Ma io non ho fatto nulla, non credo a quello che dice”.

“Come vuole, Tirdi fai venire una camionetta, li portiamo in questura, con questi capi d’accusa, la sua sentenza è segnata!”.

“No! Sono innocente, non potete farlo...se parlo ne terrete conto?”.

“Farò il possibile, lo prometto”. Tirdi prende nota di tutto quello che Varalda racconta. Il puzzle è completo, un piano architettato perfettamente anche con l’aiuto di Riva seppur indirettamente.

“ Una volta scritta a macchina la sua confessione la firmerà, e questo vale anche per la persona ingaggiata da lei. Ora torniamo in questura, alla ragazza bisogna trovarle un nascondiglio”.

“Ho degli amici che mi devono un favore, posso chiedere a loro”. “Perfetto, deve stare al sicuro fino al giorno del processo e non credo che tarderà, questione di un paio di giorni al massimo”.

(Continua)

 
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