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La daga insanguinata (10 capitolo)

Post n°2971 pubblicato il 20 Settembre 2022 da paperino61to

Riassunto: Il commissario Berardi indaga sulle uccisioni di alcune donne, il filo che gli lega è oltre che essere prostitute e anche l'arma del delitto, sempre la stessa. 

A dar manforte vi è il suo amico maresciallo Rimaudo, anche lui coinvolto nelle indagini nella sua città Savona e che l'ha portato fino a Torino. Una ragazza che fa la vita si salva grazie all'intervento di un amico, che sotto consiglio del commissario agli sfruttatori, chiedeva di controllare eventuali clienti che davano in escandescenza. Purtroppo l'assalitore riesce a scappare. La ragazza dice che chi l'ha contattata per il prezzo delle prestazioni parlava in un italiano ridicolo. Non ha saputo dire nulla dell'aggressore salvo che le poche parole che diceva erano incomprensibili, quasi gutturali. Nel frattempo un soldato tedesco viene ucciso, è l'attendente del maggiore delle SS Luwz, la vittima si chiama Wisel. Secondo il medico legale l'arma è la stessa delle uccisioni delle prostitute. Berardi con Tirdi vanno alla casa di appuntamento di Madame Giselle, che dista a pochi isolati da dove è stato trovato il corpo del tedesco. Intuisce che la tenutaria sta mentendo e mentre sta uscendo riceve un biglietto da una delle ragazze. Sopra vi è il nome di una di loro che non era presente. I due decidono di andarla a trovare. Berardi lotta contro il tempo, il colonello Kross ha concesso 24 ore di tempo per trovare l'assassino dopo di che fucilerà dieci detenuti presi a caso. La ragazza, interrogata dal commissario rivela che era l'amante dell'attendente, e che quella sera è uscita per andare all'appuntamento con un cliente su ordine di Madame Gisell. Quando Wisel l'ha vista gli ha urlato di scappare e di tornare nel bordello. Riferisce che non ha visto uccidere il suo amante ma lo ha sentito discutere in tedesco. Nel frattempo Perino ha fatto vedere la fotografia del tedesco alla ragazza scampata all'aggressione e lo riconsce è Wisel. Purtroppo per Berardi manca l'arma del delitto per incastrare l'assassino, allora concepisce un piano molto pericoloso. 

 

 

 

“Capisci perché ti voglio lasciare fuori? La stessa cosa vale per Tirdi e Perino. L’unico a rischiare devo essere io e ti chiedo un favore, vai da Maria e portala lontano da Torino dove non possono trovarla”.

Nel volto di Ettore si notava il contrasto tra il rimanermi accanto e l’obbedire a ciò che gli chiedevo.

“Va bene Marco, vado a prendere Maria al negozio, non credo che sia conveniente portarla dai tuoi amici a Viù”.

“Ci ho pensato meglio di no, hanno già una testimone che potrebbe servirci contro Luwz”.

“C’è un tenente che conosco, presta servizio a Novara, mi deve alcuni favori”.

“Grazie Ettore, partite immediatamente, mi farò vivo io quando tutto sarà finito”.

“Mi raccomando Marco, fai molta attenzione lo sai che i crucchi non scherzano, specialmente le SS”.

Il piano che avevo in mente era semplicemente andare nella camera dove alloggiava il maggiore e cercare l’arma del delitto. In fondo che ci voleva entrare in un albergo sorvegliato dalle SS?

Ma il fato aveva deciso di entrare in gioco. A volte è capitato nel corso delle mie indagini, non so se è perché ho dei santi protettori oppure no, sta di fatto che un’ora dopo aver dato le disposizioni a Ettore e ai miei collaboratori, ecco entrare un collega che accompagna un signore anziano.

“Prego si segga signor...?”.

“Buongiorno commissario, mi chiamo Pagliai, ho chiesto all’entrata e mi hanno accompagnato da lei. In questa busta di carta ho trovato questa cosa...”.

“Mi faccia vedere”.

Apro la busta e all’interno vi sono dei fogli di giornale. Li tiro fuori e sento che sono pesanti come se avviluppassero qualche cosa.

Rimango stupito quando vedo il contenuto, è un coltello di grande dimensioni, tutto insanguinato.

“Dove l’ha trovato signor Pagliai?’”.

“Io e mia moglie abbiamo un piccolo orto dalle parti di Piazza Carducci, stavamo raccogliendo la verdura quando noto qualcosa vicino alla pianta delle mele.

Mi avvicino e vedo questo coltello, anche se per la verità mi sembra grande per essere un coltello. Noto che la lama è sporca di sangue, sono spaventato non so cosa fare e chiamo la moglie. Lei mi dice di portarvelo e così ho fatto”.

Chiamo la scientifica per rilevare le impronte, in capo a poco mi consegnano il responso: ci sono e anche nitide.

“Bravo signor Pagliai ha fatto benissimo, ringrazi anche sua moglie da parte mia”.

Rileggo il referto di Stresi sugli omicidi delle donne e dell’attendente di Luwz e capisco di avere in mano l’arma dei delitti.

Rimetto l’oggetto nella busta e vado dal questore con essa.

“Berardi, allora ci sono novità?”.

“Si, signor questore, non credo di sbagliare ma ho qui dentro l’arma dei delitti”.

“Delitti?”.

“Si, è la stessa che ha ucciso le due donne e il tedesco, ma non solo. Ne sono più che sicuro”.

“Ci sono impronte sul manico?”.

“Si e abbastanza nitide, evidentemente l’assassino nell’ultimo delitto non ha fatto in tempo ad indossare i guanti”.

“Lei crede che sia…?”.

“Ne sono più che sicuro che quest’arma sia del maggiore Luwz”.

Il questore mi guarda senza proferire parola, sta riflettendo sul da farsi e lo capisco benissimo, con i nazisti bisogna andarci cauti se poi sono appoggiati in tutto e per tutto dal prefetto.

“Bene Berardi, convocherò il colonello Kross e il prefetto”.

“Aggiunga alla lista anche il sospettato Luwz, io mi farò stilare il rapporto dal maresciallo Rimaudo sulle morti delle donne in Liguria”.

“Hanno a che fare con il maggiore?”.

“Ne sono convinto, il tutto indica che sia lui l’assassino e il suo attendente il complice”.

Esco dall’ufficio e chiamo Ettore, è a Novara con Maria, gli racconto della piega presa dall’indagine e mi fa sapere che torna subito a Torino. Io nel frattempo ho avvertito Tirdi e Perino che il mio strampalato piano non lo attuerò più, facendogli tirare un bel respiro di sollievo.

“Meno male commissario, se possiamo dirlo in tutta franchezza era una follia totale”.

 “Lo so ragazzi, ma se il destino non ci avesse dato una mano che potevo fare? Non me la sentivo di fare condannare a morte dieci innocenti, almeno non per un delitto che non avevano commesso”.

“E ora che succederà?” mi domanda Perino.

“Ho chiesto al questore di convocare Kross e il suo maggiore assieme al prefetto. Io per contro ho chiamato Ettore, appena saprò l’ora della convocazione andate a prendere la ragazza scampata all’assassino e la portate qui. E’ una testimone importante, convochiamo anche la Lenzi che si trova a Viù dai miei amici, chissà che vedendo Luwz non lo riconosca, forza ora andate!”.

La convocazione del questore è per le nove di sera, non rimane molto tempo per salvare i condannati.

“Lei non si arrende mai vero Berardi? Far perdere tempo prezioso sia a me che ai nostri alleati…su vediamo cosa si è inventato questa volta”.

La voce del prefetto era come sempre sferzante e arrogante ma lasciai perdere, ora erano altre le cose urgenti.

“Bene signori, colonello, maggiore…come sapete sto indagando sulla morte dell’attendente Hans Wisel. Ebbene colonello Kross, ora le domando, vuole veramente sapere chi è l’assassino di un suo soldato o preferisce soprassedere?”.

“Cosa vuol dire herr commissario?”.

“Che so chi è l’assassino e non solo di Wisel ma anche di diverse donne. Donne uccise non solo qui a Torino ma anche in Liguria. Il qui presente maresciallo dell’arma dei carabinieri vi saprà spiegare meglio i delitti avvenuti dalle sua parti, prego Ettore a te la parola”.

Rimaudo spiegò in breve cosa fosse accaduto e di come tutte le tracce lo portavano da noi: “Ogni delitto avvenuto collimava con il passaggio del battaglione del maggiore Luwz e questo non poteva essere un caso. Alcuni testimoni asserivano di avere visto un’auto di colore nero andare via a tutta velocità dal luogo del delitto. Certo un auto nero è un po’ vaga come prova, ma uno dei testimoni asserisce di avere sentito parlare ad alta voce in tedesco”.

Kross mi guardava mentre Luwz era impassibile, assieme a loro vi era anche un loro soldato che traduceva in tedesco le parole dette da noi.

“Posso domandare gentilmente al colonello cos’è quell’arma bianca che porta alla cintura?”.

“Non capisco la sua curiosità ma rispondo subito, questa è essere una daga SS, ogni ufficiale appartenente a questo gruppo ne ha una”.

(Continua)

 

 

 

 
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La daga insanguinata (9 capitolo)

Post n°2970 pubblicato il 19 Settembre 2022 da paperino61to

Riassunto: Una serie di omicidi avvolge la città di Torino. Le donne uccise sono tutte prostitute, il commissario Berardi indaga con molte difficoltà, a darglio manforte il suo amico maresciallo Rimaudo. Anhe nel savonese vi sono stati degli efferati omicidi di prostitute e la sua pista lo ha condotto a Torino. Solo una ragazza si salva anhe grazie all'intervento di un amico del protettore, il quale ha seguito il consiglio di Berardi di fare proteggere le ragazze dal maniaco. Purtroppo la testimone afferma che un uomo l'ha contattata parlando un italiano ridicolo e che il cliente parlava "gutturale" e che ha cercato subito di farle del male. Nle frattempo un attendente delle SS è stato ucciso, il dottor Stresi ipotizza che l'arma del delisso sia la stesa che ha ucciso le donne. Il commissario viene convocato dal prefetto il quale pretende spiegazioni del perchè continua ad indagare su delle donnacce e non ha protetto gli alleati tedeschi. Il colonello Kross concede al commissario 24 ore di tempo altrimenti dieci detenuti verranno fucilate. Berardi torna da madame Giselle con la fotografia del tedesco ucciso e nota che la tenutaria fa di tutto per non fare parlare le sue ragazze. nell'uscire dal bordello un biglietto viene lanciato a terra da una delle ragazze. Sul biglietto vi è l'indirizzo di una donna che lavora nella casa e che in quel momento non è presente. Lui e Tirdi decidono di andarle a parlare.

“Io.io…non lo conosco…e ora andate via per favore…vi prego”.

“Senta Giulia, come le ho detto dieci uomini innocenti rischiano la vita per una cosa che non hanno fatto, se lei sa qualcosa la prego me lo dica”.

Mi domanda cosa sia successo, rispondo che l’uomo della fotografia è stato ucciso.

“No!..nooooooo….” urla la ragazza poi si accascia a terra svenuta.

“Tirdi aiutami a metterla sul divano e prendi un bicchiere d’acqua”.

“Si sente meglio ora? Vuole che chiami un medico?”.

“No grazie commissario non serve…io…va bene le dirò ciò che vuole sapere. Conoscevo Hans, all’inizio era un cliente come tanti, poi con il passare del tempo ci siamo innamorati. Era dolce e buffo con quel suo italiano strambo…”.

“Poi che è successo?”.

“Una sera è venuto a trovarmi ma prima di star con me ha parlato con Giselle. Solo dopo che Hans è andato via lei è venuta a cercarmi nella mia stanza, mi ha detto che verso le 23 avrei dovuto farmi trovare all’angolo con via Madama, una macchina mi sarebbe venuta a prendere. Ho cercato di dirle che non mi andava a genio questa cosa, ma lei mi ha minacciato dicendo che il cliente aveva già pagato la prestazione”.

“Vada avanti la prego”.

“Alle 23 in punto esco dalla casa di appuntamenti, vedo l’auto, da essa scende un uomo che mi viene incontro, lo riconosco, era Hans…mi guarda stupito, poi si avvicina e mi dice di andare via, di tornare indietro…scappa, scappa amore mio mi grida”.

“Lei che ha fatto?”.

“Sono rientrata in casa passando dal retro, in modo da non farmi vedere da Giselle e sono salita nella mia stanza, nessuna delle ragazze mi ha visto di questo ne sono sicura”.

“Può dirci altro? Ha notato qualcosa?”.

“Mentre tornavo sui miei passi, ho sentito la porta della macchina aprirsi e parlare ad alta voce in tedesco, questa persona sembrava adirata, arrabbiata, sentivo Hans che cercava di calmarlo”.

“Ha visto se ha minacciato il suo ragazzo?”.

“No commissario, avevo troppo paura…ma perché è stato ucciso? Non era cattivo come gli altri suoi commilitoni…era gentile, premuroso…perché?”.

“Grazie Giulia ci è stata di aiuto, come promesso io e lei non ci siamo mai visti ne parlato…mi permetta di darle un consiglio non vada più da Giselle, stia alla larga, la sua vita è in pericolo, anzi meglio ancora se lascia questo alloggio”.

“Mio Dio…e dove vado? Potrei andare da mia sorella a Leinì”.

“Meglio di no, ho timore che chi ha ucciso il suo Hans possa risalire a lei. Ci penso io…Tirdi chiama il mio amico di Viù e comunicagli che ha un ospite”.

 “Grazie commissario…lei è un angelo”.

“Bene Tirdi torniamo in ufficio e speriamo che il buon Perino abbia trovato la ragazza e che riconosca la persona sulla fotografia”.

Perino ha trovato la ragazza e riconosce l’uomo sulla fotografia: è Wisel, questo conferma la mia certezza.

“Ragazzi, non credo di sbagliare, l’attendente del maggiore Luwz era il procacciatore di prostitute. Sicuramente sapeva bene come si comportava il suo superiore con queste donne…”.

“Quindi era suo complice negli omicidi?”.

“Si Tirdi, lo era anche se non materialmente, lui provvedeva a far incontrare Luwz con le donne”.

“Ma perché ucciderlo?”.

“Semplice, perché al maggiore avevano proposto Giulia, la fidanzata di Wisel , quando lui l’ha vista avviarsi verso l’auto l’ha riconosciuta e non poteva permettere al maggiore di ammazzarla come le altre donne”.

“Non capisco una cosa, ma l’attendente era andato a parlare con Alfonsina?”.

“Credo di sì, la maitresse ha mentito spudoratamente”.

“Secondo lei sapeva cosa aveva in mente il maggiore?”.

“Non credo, Alfonsina non può permettersi di perdere le ragazze, peggio ancora se vengono uccise, sa bene che ci sarebbe un’inchiesta”.

“Ma non era rischioso per Luwz? Poteva immaginare che ci sarebbe stata un’indagine”.

“Credeva di essere intoccabile per via della divisa, credo anche che Kross non sappia nulla del vizietto del suo maggiore”.

“E ora che si fa? Manca l’arma del delitto, non credo che il nazista se ne vada in giro con quella”.

“Questa è una bella osservazione, vai da Stresi e fatti dare la copia del referto medico di Wisel, digli anche di non fare parola con nessuno e soprattutto con il prefetto”.

“Tirdi, guarda se riesci a scoprire dai nostri amici in camicia nera dove alloggia il maggiore Luwz”.

“Commissario…non starà pensando di…”.

“Non ho scelta Tirdi, la vita di dieci persone dipende da me…se trovo l’arma del delitto sono salve”.

“E se non la trova? Ma soprattutto se la scoprono? Vengo con lei!”.

“Non ci pensare neanche, hai una famiglia tu…e anche te Perino…non dovete fare parola di questa nostra conversazione, manco con il questore…sono stato chiaro?”.

Il referto del medico legale conferma che ad uccidere l’attendente del maggiore è stata una daga, la stessa che ha ucciso le altre prostitute.

“Marco, allora ci sono novità? Ho provato a domandarlo ai tuoi colleghi ma mi sono sembrati molto reticenti, soprattutto sono sconvolti”.

“No, Ettore…nulla…”.

“Come se non ti conoscessi, sai anche noi carabinieri riconosciamo un bugiardo…forza dimmi la verità!”.

Ettore è un mio amico, ma soprattutto è anche molto impulsivo, se gli dico cosa ho in mente per entrare in possesso dell’arma dei delitti avrebbe preteso di aiutarmi.

“Hai ragione amico mio, ci sono novità, ma queste novità non posso dirtele, non domandarmi il perché, non ti risponderei, devi solo fidarti di me”.

“Non mi piace questo discorso Marco, dalle tue parole deduco che c’è qualcosa di rischioso…molto rischioso”.

“Si! Ettore, per questo voglio che tu ne rimanga fuori…hai un nascituro da mantenere e una moglie”.

“Indosso una divisa come te, so quali sono i rischi che potevo incorrere quando ho giurato fedeltà all’arma”.

“Non capisci amico mio, qui non si tratta di rischiare solo te, ma anche la tua famiglia”.

“Non capis…c’entrano i nazisti vero? Quel dannato colonello Kross!”.

(Continua)

 

 

 

 
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Miss Dinah Lee

Post n°2969 pubblicato il 17 Settembre 2022 da paperino61to

Bentornati al rock cafè, signori e signore ecco a voi Miss Dinah Lee. Buon ascolto e buon fine settimana a voi. 

 

 

         

 

 

 

 

            

 

 

 

 

 

           

 

 

 

 

           

 

 

 

 

     

 
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La daga insanguinata (8 capitolo)

Post n°2968 pubblicato il 16 Settembre 2022 da paperino61to

Riassunto: Il commissario Berardi e il suo amico maresciallo dei carabinieri Rimaudo indagano su degli omicidi di prostitute. I fatti di sangue partano da Savona e conducono il maresciallo a Torino. L'ultimo tentativo dell'assassino fallisce grazie alla prontezza di riflessi della ragazza e dell'intervento di un uomo che sorvegliava i clienti della prostituta come aveva chiesto il commissario. Nel frattempo il prefetto con aspre parole ordina categoricamente a Berardi di non perdere tempo sugli omicidi, quel tipo di donne non meritano giustizia. Nel frattempo un soldato tedesco viene ritrovato ucciso, è Hans Wisel attendente delle SS. il dottor Stresi non esclude che l'arma del delitto sia identico a quello che ha ucciso le prostitute. 

 

 

“Potrebbe essere ma solo dopo l’autopsia posso esserne sicuro, ora vada e mi lasci lavorare…sono curioso di sapere se la razza superiore è davvero diversa da noi!”.

Dico a Tirdi di scattare una fotografia della vittima e di incominciare a sentire se ci sono testimoni.

“Qualcuno avrà sentito, vedo che ci sono diverse case in questo tratto di strada”.

Come sovente accade di testimoni non ce ne sono, e quei pochissimi che parlano sono reticenti a raccontare, è tutto un “forse, mi sembrava, non sono certo”.

Passa poco tempo che vengo convocato dal questore, assieme a lui c’è il prefetto e il colonello Kross.

“Si segga commissario”.

“Lei sa perché è stato convocato?”.

“Non perdiamo tempo in giochini infantili. Berardi, lei è nei guai, non ha saputo, ripeto non ha saputo mantenere la protezione che avevo chiesto nei confronti dei nostri alleati. Cosa ha dire in merito?”.

“Nulla, semplicemente che faccio il mio lavoro da poliziotto, ovvero indago! Come farò esattamente per l’attendente del maggiore Luwz”.

“Sappiamo già chi è stato, è inutile che indaghi!”.

“Potrebbe dirmelo così non starei a perdere tempo”.

“Berardi, non faccia lo spiritoso! Sono stati i comunisti, quelli che vogliono fare insorgere la popolazione contro di noi e i nostri alleati. Lei deve trovarli, ha capito? Altrimenti…”.

“Altrimenti cosa signor prefetto?”.

“Commissario quello che il prefetto vuole dire, è che se non trova i colpevoli o il colpevole, applicheremo la nostra giustizia…la giustizia del Reich!”, a parlare era il colonello Kross.

“Capisco, se non erro è quella di prendere dieci uomini o donne per ogni vostro soldato ucciso e fucilarli senza prendervi la briga di sapere se sono innocenti oppure no, giusto colonello?”.

Il tedesco mi guarda con astio, poi si rivolge al prefetto che mi concede ventiquattrore di tempo per portargli chi ha ucciso il soldato Wisel.

“Ha sentito commissario? Se lei è convinto che non sono stati i suoi amici si dia da fare!”.

Guardo il prefetto, vorrei dirgliene quattro ma evito, esco dall’ufficio respirando a pieni polmoni. Dieci innocenti rischiano di essere fucilati solo perché un dannato nazista applica la legge del taglione.

“Perino, fai un paio di fotografie del militare ucciso poi…ascolta la prostituta che si è salvata dal maniaco, non ha detto che una persona le ha parlato in un italiano approssimativo, che sembrava straniero?”.

“Si, se non ricordo male si…vuole che gli mostri la foto?”.

“Non sarebbe una cattiva idea, mettiti in contatto con lei, ti do l’indirizzo ma non farti seguire mi raccomando, chiama Tirdi per favore”.

“Mi dica commissario? Ha bisogno di me?”.

“Si, appena abbiamo la foto del morto andiamo a trovare la nostra cara Alfonsina”.

“Commissario, ma sa cosa rischia? Non mi ha detto che il prefetto l’ha minacciata in merito alla visita dell’altra volta?”.

Spiego a Tirdi che se non riusciamo a trovare in tempo l’assassino, dieci persone verranno condannate a morte e dato che il tedesco è stato ucciso a pochi passi dalla casa di appuntamento magari qualche ragazza che lavora lì lo ha visto.

“Commissario, vorrei dire che piacere rivederla ma non è affatto così”.

“Alfonsina, chiama le tue ragazze, devo mostrare loro una fotografia”.

Una decina di minuti le ragazze si presentano nella sala di aspetto, domando se ci sono tutte. Per loro risponde la maitresse: “Si, sono tutti qui i miei angeli. Mostri la fotografia commissario…spero sia una cosa veloce, sa devono lavorare, i clienti non aspettano i comodi altrui!”.

 “Riconoscete questa persona? Magari è un vostro cliente…osservatolo bene per favore, è importante”.

La foto passa di mano in mano, nessuna di loro lo riconosce, solo un paio bisbigliano sottovoce. Domando loro di alzare la voce, ma interviene Alfonsina che le impedisce di parlare.

“Ne siete sicure? Ci sono dieci vite in ballo, dieci persone verranno fucilate per l’omicidio di questa persona, dieci innocenti”.

“Se li fucilano è perché sono in galera e in galera non ci soggiornano gli innocenti”.

“Hai ragione Alfonsina, non ci sono innocenti in galera, ma purtroppo non ci sono neanche persone come te. Tirdi, mostra la foto alla signora, è l’unica che non l’ha ancora vista”.

La donna osserva la fotografia, impercettibilmente le labbra si contraggono in una smorfia e gli occhi semichiusi come a non volere vedere la foto della vittima.

“Mai visto…chi è?”.

“E’ un militare tedesco ucciso a pochi passi da questa casa, e non so perché, ma sento che te e le tue ragazze state mentendo. Attenzione Alfonsina che se scopro che è così, tu ti ritrovi alle Nuove e per Dio, ti giuro che butterò personalmente via la chiave della cella, andiamo Tirdi…un’ultima cosa cara Madame Giselle come vuoi farti chiamare, è inutile che provi a chiamare il tuo amico in prefettura…come avrai notato certi consigli del tuo amichetto non sto neanche ad ascoltarli figurarsi a prenderli in considerazione”.

 

“Ora che si fa commissario?”

Stavo per rispondere quando una voce mi chiama, proviene dal primo piano, alla finestra ci sono un paio di ragazze, le stesse che bisbigliavano sottovoce.

“Commissario, legga questo biglietto e per amor di dio non dica che gliele abbiamo dato noi, arrivederci!”.

Raccolgo il biglietto e lo metto in tasca.

Saliamo in auto e leggo quello che la ragazza mi ha scritto.

“Tra noi mancava Giulia Lenzi, abita in via Lombroso 34, lei lo conosceva quello della foto”.

“Andiamo a trovare questa donna, vai Tirdi”.

Bussiamo alla porta e una voce femminile ci domanda chi siamo.

“Polizia, apra per favore dobbiamo parlarle, non abbia timore”.

Passano alcuni minuti prima che la porta si apra. La ragazza è sui vent’anni ed è molto graziosa.

“Prego entrate, ma non capisco, è Madame Giselle che vi manda?”.

“Per nulla, anzi lei non sa che siamo qui e rimarrà un segreto mi creda. Voglio mostrarle una fotografia”.

Poso sul tavolo metto la fotografia, la ragazza nel vederla impallidisce.

“Conosce quest’uomo Giulia? Lo osservi bene è molto importante, dalla sua risposta dipende la vita di dieci persone”.

La donna balbetta, capisco che ha paura.

“Senta, mi è giunta voce che lei lo conosceva bene, perché ha paura a parlarne?”.

(Continua)

 

 
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La daga insanguinata (7 capitolo)

Post n°2967 pubblicato il 15 Settembre 2022 da paperino61to

Riassunto: Per le vie di Torino si aggira un assassino di prostitute. A dare man forte al commissario Berardi è giunto da Savona, il suo amico maresciallo Rimaudo, anch'egli sulle piste di un assassino. Tutte le donne uccise sono prostitute. il commissario chiede aiuto a malincuore agli sfruttatori, che tengano d'occhio le donne e i loro clienti e in caso di necessità di intervenire. Un paio di giorni dopo questa richiesta, il commissario si reca da una ragazza, che si è salvata per miracolo anche grazie a Rismondo, un amico degli sfruttatori che teneva d'occhio l'alloggio della prostituta. La donna seppur sotto shock, riferisce al commissario che un uomo con un italiano ridicolo ha chiesto il tariffario e che subito dopo un altro uomo, alto con cappello e cappotto nero si è presentato a lei. L'impressione avuta è che aveva un accento strano e che non capiva nulla di ciò che diceva. 

Berardi si reca dal questore e viene avvertito che Madame Giselle, tenutaria di una casa di appuntamenti si è già lamentata  con il prefetto. Il commissario risponde che se la donna è implicata negli omicidi lui tirerà dritto per la sua strada. 

 

 

Chiamo il mio amico redattore per sapere se ci sono notizie di aggressioni ad altre prostitute, ma la risposta è negativa. Spiego il motivo e lui casca dalle nuvole, sapeva solo dell’ultimo omicidio.

“Marco, credo che neanche il direttore ne sappia qualcosa, a meno che…”.

“A meno che la censura abbia vietato di diffondere la notizia o meglio ancora che non ritenesse valido farlo sapere ai cittadini, in fondo le vittime sono solo prostitute!”.

“Oppure che l’assassino sia uno del partito o un personaggio in vista della città? Ovviamente sarebbe coperto dagli alti piani del palazzo e della società che conta”.

“Ipotesi non campata in aria, se dovessero licenziarti dal giornale fai domanda in polizia, saresti un ottimo agente”.

Nel pomeriggio vengo convocato dal prefetto, il quale senza giri di parole mi domanda del perché fossi andato da Madame Giselle.

“Sentivo la sua mancanza, può andare come risposta?”.

Il volto di Tollini diventa rosso dalla rabbia.

“Berardi non mi prenda per il sedere! Avevo dato un ordine chiaro e preciso, non doveva occuparsi di quattro baldracche morte! Lei aveva altri compiti o sbaglio?”.

“Fino adesso mi sembra che i suoi amici non abbiamo corso rischi, i miei uomini assieme all’Ovra controllano che i comunisti non effettuino attentati. Ora se permette ho da fare, arrivederci!”.

Prima di uscire aggiungo: “Quelle baldracche come le ha chiamate sono persone e se non ci fosse gente come certe mie conoscenze compreso lei che ci vanno, sicuramente non farebbero quel mestiere. Inoltre faccio notare che anche queste donne hanno contribuito dando l’oro per la patria quando il beneamato Duce l’aveva richiesto!”.

Dal fondo delle scale sento gli insulti e gli improperi che il prefetto mi sta urlando dietro, alzo le spalle, le parole più di tanto non hanno mai ucciso nessuno.

“Marco, so che hai ragione ma so anche che sei stato avventato a dire quelle cose al prefetto!”.

“Concordo con Maria, stai rischiando non solo la carriera ma anche la vita. Marco, se quello che dici di Tollini è vero, rischi grosso. Quella è gente che non scherza, sono peggiori di quelli che c’erano nel partito diversi anni fa, questi sono solo dei criminali”.

So che hanno ragione ma quell’uomo, se così posso definirlo, mi fa saltare la mosca al naso.

“Quindi secondo voi che dovrei fare? Domandargli scusa?”.

“I due si guardano e non rispondono ma è ovvio che è un si, dovrei chiedere scusa.

Mi reco dal questore e racconto lo scambio di parole avute con Tollini.

“Berardi, so già tutto! Accidenti a lei, glielo detto che ho le mani legate con quella gentaglia. Vuole che la faccia trasferire, ovviamente non ci penso nemmeno, mi dica solo se ci sono novità”.

Racconto della testimonianza della ragazza aggredita e salva per miracolo e dell’auto che compare sulla scena del delitto.

“Quindi sia lei che il suo amico maresciallo ipotizzate che l’assassino abbia un complice e che quest’ultimo lo accompagni a compiere i delitti con l’auto per poi scappare, oltre che fare da intermediario per il prezzo della prestazione”.

“Si, ipotizziamo questo. Ci sono due testimoni che affermano di avere visto un’auto dileguarsi a gran velocità. Inoltre la ragazza da me interrogata, riferisce che quell’auto si è fermata una decina di metri più avanti di dove si trovava lei, è scesa una persona a contattarla per poi risalire sull’auto, dopo un paio di minuti un’altra persona è scesa dalla stessa auto. Inoltre, la donna riferisce che un paio di sere prima un’auto girava in quel tratto di strada ma non sa dire se è la stessa oppure no, inoltre la testimone afferma che solo uno parlava in italiano stentato”.

“Un passettino avanti è stato fatto ma non basta, bisogna fermare quel pazzo. Continui le indagini me la vedrò io con il prefetto, ma mi raccomando con lui vada con i piedi di piombo come si suole dire, faccia molta attenzione”.

Ci fossero tante persone come il questore il paese sarebbe migliore e non saremmo di sicuro in questa condizione. Ho appena varcato la soglia dell’ufficio quando entra Tirdi trafelato.

“La stavo cercando commissario, hanno trovato un cadavere!”.

“Un’altra donna?”.

“No! Stavolta è un uomo, la vittima è in via Antonio Canova”.

Sul posto si trova Perino con un paio di colleghi.

“Ciao Perino, dov’è la vittima?”.

“Venga commissario è dietro quei sacchi”.

“Cosa si sa di lui?”.

Perino abbassa la testa, sembra reticente a parlare.

“Che hai? Se sai qualcosa dillo...Non si tratterà mica di…”.

“Del suo amico? No commissario, per fortuna no, si tratta di…di un soldato nazista!”.

A sentire quelle parole rimango di sasso.

“Questi sono i suoi documenti”.

“Hans Wisel, di anni 36. Attendente delle SS”.

“Avete chiamato Stresi?”.

“Si…eccolo che arriva!”.

“E non solo…”.

Infatti con Stresi alle sue spalle arriva una pattuglia fascista accompagnata da un SS.

“Abbiamo saputo che uno dei nostri è stato ucciso!”.

Vorrei domandare come fanno a saperlo visto che il cadavere è stato scoperto da poco, ma so bene che non risponderebbero.

“Il medico legale sta valutando come è morto”.

“Sono i comunisti!” esclama il miliziano.

 Sento il tedesco imprecare nella sua lingua, poi si avvicina a me e in un italiano stentato mi dice che era l’attendente del maggiore Luwz.

“Avvisate voi il maggiore e il vostro superiore, io farò portare via il corpo per l’autopsia”.

Uno dei miliziani traduce la mia frase, il tedesco non sembra convinto di questa prassi.

“C’è stato un delitto, è mio compito capire come sia stato ucciso, da noi si usa così”.

Discutono un paio di minuti tra loro, poi se ne vanno.

“Commissario ho impressione che questo delitto non porti nulla di buono”.

“No affatto”.

“Dottore caro, come vede dopo un paio di belle donne ecco per lei un bel tipico esemplare di razza ariana”.

“Beradi, quando finirà questa follia, lasci la polizia e si dedichi al cabaret, ha doti notevoli mi creda”.

“Terrò conto del suo consiglio, ora cosa può dirmi?”.

“Ad un esame superficiale, l’uomo è stato ucciso con un pugnale o qualcosa del genere.

“Stessa arma che ha ucciso le prostitute?”.

(Continua)

 
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