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Un passo indietro per farne uno avanti: "Il latte".
Post n°263 pubblicato il 11 Ottobre 2011 da lascrivana
Arrivata al ruscello, sistemai il grosso pentolone su due grosse pietre, lasciando tra di loro uno spazio per inserire della legna e accendere il fuoco. Così avrei portato l'acqua e la cenere a ebollizione per infilarci dentro i vestiti che avevo addosso e un paio di sacchi di iuta trovati nel vecchio casolare.Dopo aver sistemato tutto, mi spogliai completamente, rimettendomi addosso solo la lunga camicia di flanella bianca che indossavo sotto il golf di lana rossa. Misi gli indumenti nella pentola in ebollizione.Un'odorosa fragranza fuoriusciva da quell'antica miscela di cenere e acqua calda; dovetti proprio riconoscere che la nonna aveva ragione. Anche se, nel momento in cui me lo raccontò, avevo seri dubbi sulla profumazione. Sistemai i vestiti ad asciugare su dei rovi che costeggiavano il ruscello.Improvvisamente mi accorsi di non essere più sola. Mi girai per vedere chi si fosse avvicinato e rimasi piacevolmente sbalordita nel vedere una grossa mucca intenta ad abbeverarsi, mentre il ragazzino che l'accompagnava mi scrutava con un'espressione divertita.«Chi… chi sei?» mi domandò quasi balbettando.«Sibilla… il mio nome è Sibilla e sono nuova da queste parti.»«S-sì… s-lo so! N-non… non ti ho mai vista prima d-o… o-ora!»«Tu invece come ti chiami?» gli domandai dolcemente.«Beppe… mi… mi chiamo Beppe.»I gorgoglii dello stomaco si fecero sentire con irruenza: la fame iniziava a far sentire il suo ruggito. Se ne accorse anche Beppe e me lo fece notare schiettamente:«A me fa così quando ho fame… tu hai fame?»«Un po',» ammisi con un mezzo sorriso.Lui, senza far troppe domande, prese il secchiello di zinco e si avvicinò alla mucca. Dopo averla teneramente accarezzata, s'inchinò per mungerla.Incuriosita dalla sua bravura nell'eseguire codesta operazione, mi avvicinai titubante e silenziosa, facendo attenzione a non spaventare l'animale. Dopo che Beppe ebbe spremuto un'abbondante porzione di latte, mi porse il secchiello con un largo sorriso, incitandomi a prenderlo e a bere.Lo presi prontamente, tuffandoci le mani a forma di coppa per riempirle di un'abbondante sorsata. Man mano che si svuotava, diventava sempre più difficile usare le mani per bere; così avvicinai la bocca al secchio, tirai su la testa e svuotai avidamente tutto il contenuto, incurante di quello che mi sbrodolava fuori.«É la colazione più buona che abbia mai fatto! Grazie!» esclamai soddisfatta, mentre mi avvicinavo a Beppe per abbracciarlo.La sua risata bloccò il mio entusiasmo: si stava sbellicando e io non capivo il perché!«S-sei proprio buffa!» esclamò Beppe, indicandomi e continuando a ridere a crepapelle.Mi specchiai nella limpida e trasparente acqua del ruscello per capire il motivo di tanta ilarità. L'immagine che mi rimandò era veramente ridicola! Sembravo un clown, con i contorni della mia rosea bocca tracciati di bianco dalla schiuma del latte e i capelli tutti arruffati dall'inquietante nottata.A pensarci bene… non mi ero nemmeno pettinata! Accidenti, lì era veramente tutto diverso! Nulla aveva più importanza, né il mio aspetto, né il tempo.L@ur@ |


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