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poesie prose e testi di L@ur@

 

UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

Per chi volesse leggere la storia"Un passo indietro per farne uno avanti" sin dalle prime pagine;basta cliccare sui link.

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Un passo indietro per farne uno avanti :"Il pranzo".

Post n°272 pubblicato il 30 Ottobre 2011 da lascrivana

Mi avvicinai al pianoforte;dopo aver chiesto il consenso di poter strimpellare qualche nota,mi sedetti e iniziai a suonare una vecchia e dolce melodia.

A darmi qualche lezione di piano,era stato ” Eugenio Durfine”un distinto ed elegante signore di mezz’età,con i capelli brizzolati e gli occhi grigi, proprietario del lussuoso ristorante “Artisti del gusto” lo stesso dove faceva la cameriera mia madre “Rosanna Germana”.

Mi recavo con lei al lavoro,e mentre si apprestava al suo servizio,il Signor Durfine,che mi aveva accolta con molto affetto e simpatia,notando la mia passione per la musica classica e soprattutto accorgendosi del mio sguardo attento e adorante ogni qualvolta eseguiva qualche pezzo al pianoforte;decise di darmi qualche lezione.

Da brava e appassionata allieva appresi subito.

Con il tempo dovetti rinunciare a questa mia passione;io e mia madre,non avevamo soldi a sufficienza per coltivarla o per acquistare un pianoforte.

Iniziai a lavorare sin dalla giovanissima età,saltando da un lavoro all' altro alla ricerca di una paga migliore,acquisendo varie esperienze nei settori e arricchendo notevolmente il mio curriculum.

“Sibilla Galvani!”

Esclamava sempre il mio carissimo amico e vicino di casa Giulio:

“Tu non diventerai mai veramente brava in nessun mestiere se continui a saltellare da una posizione all’altra con estrema facilità e leggerezza!”

Ma a me,di questo importava poco,vivevo alla giornata,ragion per cui non ebbi difficoltà a lasciare un mondo,seppur con innumerevoli problemi,di apparente agiatezza,per avventurarmi in una vita sconosciuta e primitiva,portandomi dietro come unico manuale di sopravvivenza i ricordi dei miei nonni.

Dolci e melodiose le note di “Per Elisa” di Beethoven,si levarono nell’aria deliziando le orecchie dei miei attenti ascoltatori;la stazza imponente e vigorosa di nonno Armando e l’esile e acerba figura di Beppe.

“Che brava che sei!”

Esclamò Beppe con sguardo ammirato.

“Un tantino brava si,e anche con un innato talento … ma credo tu abbia bisogno ancora di qualche lezione”.

L’affermazione del nonno,mi fece capire che lui era un ottimo intenditore e che sicuramente, anche un bravo maestro.

“Il pranzo è pronto!”

La voce imperiosa di nonna Clara,c’invitava a sederci a tavola senza  indugiare.

Ci avvicinammo alla tavola semplicemente apparecchiata;con la sua tovaglia a quadri rossi e  delle ciliegie ricamate agli angoli.

Il pranzo a base di pasta casereccia  fresca,condita con il sugo di pomodoro e carne rossa alla brace;venne servito nei piatti di ceramica grossolana,con stampe floreali centrali.

Sorseggiammo l’ottimo vino d’annata e di produzione propria,in semplici bicchieri di vetro.

Mi sentivo a mio agio in quella calda e familiare atmosfera.

Dopo pranzo,mentre il nonno e Beppe,andarono a dare un occhiata agli animali della fattoria;aiutai nonna Clara a riordinare la cucina e a lavare i piatti,scherzando e confidandoci come vecchie amiche.

Dopo aver finito in cucina ci sedemmo sul divano del salotto.

I suoi occhi azzurri e grandi ,incastonati nel viso scuro per via della vita all’aperto,diventarono lucidi e tristi quando mi raccontò la triste infanzia di Beppe e della natura dei suoi disturbi.

Mi appariva fragile indifesa ,tutta raccolta nel suo pullover giallo e la gonna nera che le arrivava fino alle ginocchia,con lo sguardo chino a fissare le mani incrociate sul grembo.

Accarezzai teneramente la sua grigia chioma,trattenuta sulla nuca da uno chignon,incoraggiandola dolcemente a proseguire con il racconto.

Beppe era diventato molto importante per me,e conoscere la vera natura dei suoi problemi mi avrebbe aiutato a capirlo meglio.

Avevo già intuito qualcosa di grave  dai suoi atteggiamenti ribelli e delle sue improvvise esplosioni di rabbia che lo spingevano a diventare violento e a chiudersi in se stesso,ritornando il giorno dopo come se nulla fosse successo,rimuovendo totalmente dalla mente l’accaduto.

E anche se provavi a parlargliene, era inutile!la sua mente scivolava via nel presente con molta facilità,ignorando le mie domande.

L@ur@

 
 
 
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Un blog di: lascrivana
Data di creazione: 19/09/2010