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poesie prose e testi di L@ur@

 

UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

Per chi volesse leggere la storia"Un passo indietro per farne uno avanti" sin dalle prime pagine;basta cliccare sui link.

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UN PASSO INDIETRO PER FARNE UNO AVANTI.

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Messaggi di Febbraio 2020

Pensar bene, fa bene

Post n°1706 pubblicato il 26 Febbraio 2020 da lascrivana
 

 

La primavera era inoltrata da un pezzo e le giornate iniziavano ad allungarsi. Con l’estate alle porte i progetti per le vacanze erano tanti -che poi erano legati solo al mare, che tra l’altro si trovava a due passi da casa nostra- in ogni caso non mancava mai di entusiasmare noi bambini. Eravamo appena agli inizi degli anni ottanta, che già il duemila iniziava già a far parlare di sé.  Hanno iniziato a tirar fuori tutte le profezie, e a proclamare l’imminente fine del mondo. Io mi ero fatta i calcoli, e mi mancavano 28 anni prima di morire; e a me sembravano davvero tanti - anche se in quella giornata grigia, dove le gonfie nuvole minacciavano di scaricare la pioggia da un momento all’altro- la fine del mondo sembrava imminente.

Da allora ho iniziato a odiare le profezie funeree. Sono sempre stata una gran fifona, e ho temuto l’arcano sin dall’età della ragione. Me ne sono sempre stata alla larga da maghi e fattucchieri, da superstiziosi e scaramantici. Ho sempre vissuto i miei giorni fantasticando sul futuro, e non ho mai lasciato spazio alle negatività. Ho sempre pensato che predisporsi al bene, fa bene allo spirito e al corpo. A nulla serve immaginare un pessimo futuro -farsi male due volte, prima nel sogno poi nel reale, non diminuirà di certo il dolore e la delusione che andremmo a provare nei momenti di sconforto.

Le persone, e le tristi previsioni, fanno male solo se gli consenti di occupare la tua mente. Lo dico per esperienza –più do importanza alle sensazioni e alle persone malefiche, più consento loro di annullarmi.

A volte si fa una gran fatica a liberare la mente dai brutti pensieri; e ci vuole una dose massiccia di buona volontà per spazzare via le nuvole nere che offuscano la mente. Ci sono dolori reali che non si possono cancellare, che hanno bisogno del loro tempo per essere elaborati. In questo caso è necessario farsi forza e cercare di trovare un qualsiasi pretesto per ritornare a sorridere.

Resto sempre del parere che la migliore medicina per guarire da una grave perdita, sia il calore e l’affetto della famiglia e degli amici.

 

 
 
 

Inutili e deleterie profezie

Post n°1705 pubblicato il 24 Febbraio 2020 da lascrivana
 

 

Non condivido tutto il caos che sta generando nell'ultime ore a causa del coronavirus. Per l'amor del cielo la prevenzione è un sacrosanto diritto, e avrebbe dovuto esserci con maggiore severità anche nei mesi scorsi. Ciò che non sopporto è la revisione dei libri profetici, dei maia, di Nostradamus , e di chi più ne ha più ne metta.

Io mi domando, ma dove stanno tutte le profezie quando in mare muoiono migliaia di immigrati? E da secoli in Africa muoiono per la fame?

Preannunciare la fine del mondo è ridicolo ora.  Avreste dovuto saperlo che è l'uomo il peggior nemico dell'uomo -non a caso il primo omicida fu Caino che uccise Abele. Erano solo 2 sulla faccia della terra; e il cinquanta per cento è morto.

L'ignoranza e la cattiveria continua a essere il più grosso virus mortale. Abbiate fede. Prendete precauzione e distanze necessarie senza far risorgere le profezie. La fine del mondo c'è per tutti! In massa o singolare; nessuno di noi ne è immune.

Ricordate le tre cose fondamentali per uscirne con meno danni possibile da questa triste storia.

1)Consapevolezza: essere al corrente di tutto quello a cui si va incontro se si contrae il virus.

2) Responsabilità: ognuno deve essere in grado di tenere sotto controllo la propria persona; evitando qualora ritiene la possibilità di aver contratto il virus, di frequentare luoghi pubblici e rimanere isolato fino a che non ha la certezza di non esserne affetto. La corsa al medico si fa solo quando il problema diventa grave fisicamente, non psicologicamente.

3) Tolleranza: stare alla larga dai soggetti infetti senza introdurre inutile razzismo, alimentando focolai di odio e rancori e accendendo miccie di ribellione.

Ricordiamo di distinguerci sempre per la nostra civiltà e autocontrollo. Questo è il miglior modo per combattere il virus. 

Non dimentichiamoci nemmeno di rivestirci della vera fede: quella che con la caparbietà della preghiera e della forza d'animo, sconfigge ogni miseria umana.

E poi, vi scongiuro, risparmiatevi la divulgazione di deleterie profezie: angustiano gli animi delle persone più fragili e sensibili. Dimostrate un po di solidarietà in questo momento così drammatico per tutti.

 

 

 

 
 
 

Uno stupido desiderio

Post n°1704 pubblicato il 22 Febbraio 2020 da lascrivana

 

Correva l’anno 1978 quando nel mese di febbraio iniziò a diffondersi il contagio di una congiuntivite acuta. Le prime a contrattare il virus furono le mie compagne più deboli. Nonostante desiderassi di avere come loro la congiuntivite, nei mesi di maggiore allerta non ne fui colpita.

Invidiavo la loro quarantena nell’infermeria all’ultimo piano: potevano vedere la televisione tutto il giorno -che poi vedere era un paradosso poiché avevano gli occhi incrostati dal pus-  ed erano dispensati dallo studio e dalla partecipazione alle preghiere - cosa noiosissima per me a quei tempi.

Quando fu il turno di mia sorella ad avere la congiuntivite, io osai persino raccogliere una sua lacrima e strofinarla al mio occhio pur di contrarre il virus; ma niente da fare, rimasi immune per i mesi di marzo e aprile, ritrovandomi spesso a giocare da sola nel cortile.

Arrivò maggio, e noi ragazze eravamo tutte in fermento per la gita in programma a metà mese. La maggior parte di loro erano ormai guarite e quindi si organizzava entusiaste la gita rimanendo sveglie fino a notte tarda. 

Fu proprio a 3 giorni dalla gita che mi svegliai al mattino inorridita scoprendo che il mio occhio non si poteva aprire! Accidenti a me! La congiuntivite mi aveva colto proprio sul più bello!Fui mandata immediatamente in quarantena nell’infermeria. Questa volta ad occupare la stanza ero da sola, senza nemmeno la tv per compagnia.

La mattina precedente alla gita, mi alzai felice: avevo sognato che non avevo più la congiuntivite.  Corsi subito in bagno, mi sciacquai gli occhi per bene, convinta che dietro le incrostazioni che mi appiccicavano le ciglia l’una all’altra, il mio sguardo sarebbe stato di nuovo limpido; e invece l’immagine che mi rimandò lo specchio era raccapricciante: avevo uno sguardo da zombi con gli occhi piccoli e insanguinati.  Mi rimisi a letto demoralizzata.  In tarda mattinata la cara Carmelina, una donna mingherlina dalla pelle olivastra e rugosa con i capelli grigi sempre raccolti in una crocchia al termine della nuca, mi portò insieme a una barretta di duplo (per chi non la conoscesse è la marca di un cioccolato)  la sua piccola radiolina a farmi compagnia.  Era l’anno in cui Patty Bravo aveva sfondato con “Pensiero Stupendo”.  Mi piacque subito, tanto da farmi cambiare continuamente stazione per trovarla. L’unica nota bella di quella stupida congiuntivite: potevo ascoltare continuamente la musica preferita senza disturbare nessuno.

Arrivò il giorno della gita, e io non ero guarita e non potei parteciparvi; in compenso fui mandata a casa per le vacanze estive in anticipo. 

Che triste punizione per aver desiderato qualcosa di stupido come quella di contrarre un virus. 

 

 
 
 

Sapori indimenticabili

Post n°1703 pubblicato il 21 Febbraio 2020 da lascrivana

 

 A volte, quasi magicamente, mi sembra di sentire nell’aria l’aroma delizioso di certe prelibatezze che hanno profumato la mia infanzia, in particolare quello dello stufato. Quando da piccola stavo in collegio,  il menù del giovedì era composto da uno stufato di carne e patate -comprendo che cucinare per tante persone fosse un compito arduo ed oneroso- ma la nostra cara Suor Dorina, quella mansione la svolgeva egregiamente. Ritornando allo stufato di carne e patate, era il più buono che avessi mai mangiato e il suo buon’odore aleggiava per tutta l’immensa area dell’istituto. Da piccola non mangiavo tanto -ho portato la 32 (taglia italiana) fino a vent’anni. Dopo la maggiore età, un’altra persona a me sconosciuta ha preso possesso del mio stomaco: se fino a vent’anni la vita divorava me, dopo ho iniziato io a divorarla.  In ogni caso, anche se non ero una buona forchetta, la cucina di suor Dorina era davvero buona.  Nella sua cucina tutto era gigantesco, persino il mattarello per stendere la pizza; come facesse lei così mingherlina ad usarlo non idea, fatto sta che la focaccia – il menù del venerdì sera- era davvero soffice e fragrante. Gigantesca persino la pentola per cuocere la pasta, che dominava gran parte del piano della fornace. L’acqua di cottura era fornita direttamente nella pentola  da un rubinetto attaccato al bordo. Come poi la pasta venisse scolata, o addirittura come venisse svuotata la pentola, ancora oggi rimane un mistero per me

Certi odori e sapori non li dimentichi mai, a volte li hai masticati con gli occhi lucidi aggiungendo il sapore amaro delle lacrime; altre ti sei strafogata con il sorriso.  Sono stata a stretto contatto con una categoria abbastanza ampia di bambine e di ragazze. Educata da diverse suore, e nessuno di loro offriva la stessa versione. Come al solito mi sono rimaste impresse solo le sorelle che approcciavano con noi affettuosamente.

Ricordo che quando frequentavo la quarta elementare, eravamo governati da una suora che aveva mostrato per me un attaccamento ossessivo. Dovevo vestirmi e pettinarmi come diceva lei; io ero un maschiaccio mancato che saltava sui tetti, e lei mi voleva vestire sempre in ghingheri con degli abiti che non mi appartenevano.  Ovunque andassimo mi metteva sempre in primo piano. Io sono stata la protagonista principale di ogni sua scelta canora o teatrale.  Si è presa l’esclusiva di pettinarmi i capelli fingendo che nella mia testa ci fossero i pidocchi; non che in passato non li avessi presi, ma quella volta non li avevo proprio.

Mi vestiva e acconciava come una bambola. Io che odiavo fiocchi e colletti, trovava sempre il modo di adornarmene. In particolare odiavo quel vestito blu con la cravatta a pois rossi che voleva farmi sempre indossare nelle grandi occasioni.

Con quell’orribile vestito addosso mi sentivo talmente a disagio che ogni volta che si girava dalla mia parte, le rivolgevo uno sguardo truce e cagnesco: avrei voluto stracciarle l’abito a morsi. Poi era davvero adorabile quando usava uno dei tanti fermargli, che soleva infilzarmi tra i capelli, per pulirsi le orecchie. Finito le sue abluzioni, aveva poi il coraggio barbaro di volermelo rimettere in testa. Fortuna che almeno in quel caso le mie proteste erano esaudite; vuoi per vergogna perché io mi rifiutavo urlando, vuoi perché anche lei si accorgeva del cerume che incrostava il ferretto, in ogni caso ritirava la mano arrendevolmente.

 

 
 
 

Luoghi non aperti al pubblico

Post n°1702 pubblicato il 20 Febbraio 2020 da lascrivana

Non ho mai temuto la vecchiaia: ho solo paura di non vivere la vita che mi spetta da protagonista.

Da ragazzina, chiusa nella mia cameretta, osservavo la vita scorrere dalla finestra. Spesso non potevo stare in mezzo alla folla come avrei voluto; ma con la fantasia immaginavo di essere nelle piazze più gremite, nei luoghi più frequentati, sul palcoscenico al centro dell'attenzione. 

Se ritorno a ritroso con la mente mi rendo conto di non essermi mai fatta mancare niente. E mentre vedo i giovani sguazzare in una realtà sempre più fredda e virtuale, mi ritengo fortunata ad aver avuto una vita fatta di sacrifici, di umiliazioni, e di privazioni, ma più umana.

Eravamo giovani e felici; avevamo fiori tra i capelli striati di biondo naturale. Il sole arrossave le nostre gote; e il nostro continuo correre nei prati levigava i nostri muscoli.

Conoscevamo il prezzo delle cose, e ne gustavamo il contenuto fino all'ultima briciola.

Oggi è un tempo migliore; abbiamo raggiunto vertici tecnologici impensabili.

Sono una donna davvero fortunata! Ho vissuto in un epoca dove potevi toccare con mano la natura,  e guardare negli occhi i tuoi più cari amici. Piangere, ridere, litigare, sempre e solo di persona. Anche noi avevamo i nostri sms; li scrivevamo a mano in piccoli fogliettini, li ripiegavamo e li passavamo sotto il banco ai destinatari, oppure li facevamo recapitare dai nostri amici più cari. 

Benedette mani che mi hanno fatto accarezzare il mondo che mi scorreva davanti.

Ora viviamo in un epoca dove tutto è più comodo; persino ricevere mail importanti sul nostro pc senza dover recarci nei pubblici uffici. Se ripenso alle file fatte per ottenere informazioni, non posso che ringraziare la tecnologia.

E poi, vuoi mettere ora che posso connettermi con le menti più affini e dialogare con loro?

Non devo più accontentarmi del vicino pettegolo e voltafaccia.

La gente  vede di me solo l'immagine attuale; io invece con la memoria rivivo e ripercorro mondi che loro non hanno mai conosciuto, e mai avranno  la possibilità di visitare; poiché quei luoghi sono stati inghiottiti dalla nuova civiltà. 

Quindi non pensare di ferirmi quando mi giudichi dall'apparenza; se mi vedi muta e assorta incapace di rispondere, è perché non ho ancora imparato a dialogare con l'ignoranza.  E tu ... tu che pensi che non rispondo alle provocazioni perché stupida e fragile; hai fatto male i conti, non hai ancora capito che la mia forza nasce dal silenzio.

Sai a me basta davvero poco per allontanarmi dai luoghi angusti e stretti, mi basta portare la mente nei posti dove vivo, e sono vissuta, felice e amata. Sono spazi liberi che mi consentono di risorgere  più forte dopo ogni difficoltà. 

 

 

 
 
 

Al di lÓ del muro

Post n°1701 pubblicato il 19 Febbraio 2020 da lascrivana

In perenne equilibrio tra le diverse realtà

nell'affannosa ricerca

di una verità sempre più sfuggente

Pedine di un destino

che si diverte a sconvolgere gli animi

Mentre la stanchezza 

intorpidisce le membra

Ma la vivida mente 

ha già trovato un nido che la ripari

dalle tempeste  scaturite da 

una natura varia ed esigente

e dalle angosce

che come sabbie mobili 

tendono a risucchiare

Impavida subentra la forza dell"amore

che sollevando al suo cospetto

sfida la rassegnazione 

 aprendo varchi tra la dura roccia

E la verità si fa strada 

in un squarcio di pietra

Al di là del muro

il sole continua a splendere 


 
 
 

Approfondiamo gli argomenti

Post n°1700 pubblicato il 18 Febbraio 2020 da lascrivana

Le mie idee appartengono a un tempo moderno; un tempo che con gran fatica mi vede impegnata alla spasmodica ricerca di un profitto spirituale e materiale.  Nel precedente post parlo di responsabilità, consapevolezza e tolleranza: necessarie per poter sostenere la mia idea e per poterla saldamente congiungere a quella degli altri.

Le persone tendono, in base al ruolo occupato o alle competenze acquisite, di prevaricare chi apparentemente è più debole: arroganti e spocchiosi con i subordinati; agnelli mansueti con i superiori.   La mia natura mi ha sempre impedito di manifestare servilismo verso chi apparentemente ha più potere.

Il mio comportamento è guidato dalla responsabilità. Se m’impegno a fare qualcosa bene non è per graziarmi i superiori, bensì per trarne il massimo profitto personale e collettivo. 

La consapevolezza mi consente di riconoscere quelle che sono le mie competenze e le mie attitudini. Cercare di migliorarle e di adattarle ai tempi che cambiano fa parte della consapevolezza.

La tolleranza, necessaria per solidificare i rapporti e sposare un’idea diversa dalla mia, mi consente di affiancare qualsiasi tipo di persona caratterialmente differente; poiché non tutte quelle che mi circondano mi aggradano e compiacciono. La tolleranza, unita alla consapevolezza e alla responsabilità, mi consente di adattarmi al gruppo per il raggiungimento dell’obiettivo.

Se non si osservano e applicano queste tre regole, a nulla serve cambiare continuamente partner. Se non si è capaci d’impegnarsi e di adattarsi alle peculiarità caratteriali differenti amalgamandoli tra loro in modo da ottenerne un impasto soffice e lievitato, cercare di cambiare farina è tempo perso.

 A proposito di farina facciamo un esempio culinario: scegliamo diversi tipi di farina per ottenere un pane speciale, qualcosa che sia in grado di stuzzicare la curiosità del palato, e le misceliamo per ottenere un unico impasto.  Procediamo nell' amalgamare le farine aggiugendo acqua e lievito ben dosati ; impastiamo con forza fino a rendere il composto spugnoso e malleabile. Lasciamo lievitare l’impasto fino a ottenerne il raddoppio. Una volta giunto al termine della lievitazione viene modellato, infornato e posto alla critica del palato.

 

Ora analizziamo gli ingredienti: la farina è rappresentata dai subordinati (questi possono essere operai, alunni o figli); il lievito è il leader (che può essere genitore, maestro o capo); l’acqua è la risorsa necessaria che si può ben paragonare alla tolleranza - proprio per la facoltà che ha di assemblare perfettamente il tutto.

Come abbiamo potuto vedere da questo esempio, tutto è necessario per la riuscita di un buon pane.  Il risultato di ogni buona convivenza è il profitto, non la diversità caratteriale e sociale.

 

 

 
 
 

ResponsabilitÓ, consapevolezza e tolleranza

Post n°1699 pubblicato il 16 Febbraio 2020 da lascrivana

Ciò che contraddistingue un individuo è rileva la capacità di sopravvivere nella massa, è di sostenere caparbiamente tre prerogative fondamentali per il benessere personale e collettivo. Alla base di ogni rapporto duraturo ci deve essere: responsabilità, consapevolezza e tolleranza.

Al primo posto la responsabilità : nasciamo con il libero arbitrio e ognuno deve rendersi conto che ogni azione è conseguenza delle nostre scelte (chiaramente riferendoci a soggetti psicologicamente stabili). 

Al secondo posto la consapevolezza: questa ci rende certi dei nostri limiti e della nostra capacità di prevaricarli; e soprattutto ci aiuta a scegliere di condividere le nostre idee con chi è in grado di rispettarle e comprenderle. 

Terzo, ma non di minore importanza, è la tolleranza: senza di essa nulla si potrebbe costruire insieme. La tolleranza ci consente di adattare il nostro comportamento abituale a quello dell'altro per poterne trarre il massimo beneficio; poiché spesso a causa di lavoro, ma anche familiare, per poter trarre dei profitti si è costretti a stare a stretto contatto con persone differenti da noi. La tolleranza cammina a braccetto con il rispetto delle idee altrui; con essa si raggiunge il compromesso necessario alla stabilità del gruppo. 

Con queste tre prerogative si dimostra di avere carattere sociale e civile. Esse rappresentano la chiave del successo e della crescita spirituale ed economica. 

 
 
 

Cime innevate

Post n°1698 pubblicato il 10 Febbraio 2020 da lascrivana

Pare si respiri aria di libertà sulle cime innevate inondate di sole ; sembra proprio che brillino come punte di diamanti incastonati in anelli di nuvola.  Non ci sono mai stata lassù. Le ho ammirate dal basso, immaginandole maestose e irraggiungibili.  In ogni caso non ho avuto difficoltà a chiudere gli occhi fantasticando di trovarmi lì, con le braccia aperte ad accogliere il senso di pace e di libertà che la loro vista emana. Ho percepito la forza della fredda brezza che mi sterzava sul viso facendo lacrimare i miei occhi; e i cocenti raggi del sole che picchiano forte sulle mie tempie, sottolineando di rosso i solchi bianchi delle rughe di espressione.  Le labbra inumidite  dalla lingua sono diventate secche e screpolate,  mentre  la gola è arsa per l'affanno dovuto alla sfiancante e ripida salita.

Sotto l’imbottitura ingombrante della tuta di neve, sono calda e sudata. Affannata ed estasiata dal panorama che la cima mi offre, mi accascio a braccia conserte sulla neve. Faccio dei cerchi concentrici che ricordano l’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.

Non sono sola lassù in cima; sono ad un passo dal cielo, tanto che se stendo la mano posso toccare le nuvole. Sotto di me il mondo scorre come un fiume in piena; ma io da lassù non ne vedo i movimenti. Tutto sembra essersi fermato. A faccia a faccia con il sole; a viso aperto con la verità che illumina anche la parte più oscura di noi. Non puoi mentire lassù. Puoi gridare ad alta voce tutto quello che ti fa star male. Ma li ti sembra di aver dimenticato che ai piedi della montagna il quotidiano ti offre un sacco di problemi; li hai raggiunto il tuo obiettivo: sei arrivato in cima.

 
 
 

La parodia di Sanremo

Post n°1697 pubblicato il 09 Febbraio 2020 da lascrivana

La prima cosa che ho fatto appena sveglia, è cercare il vincitore di Sanremo tra social e quotidiani. É una cosa che ho sempre fatto ogni anno : poiché non sono mai riuscita a restare sveglia sino alla fine.

La domanda nasce spontanea: Si sono addormentati tutti prima di scegliere il vincitore?

Altrimenti non si spiega perché del vincitore nessuno fa testo.

Buona domenica in! Con Mara Venier che è rimasta a vegliare all'ariston insieme a tutti i partecipanti che si stanno contendendo il primo posto. Mi pare persino di sentirli : ho vinto io, tu hai già vinto le precedenti edizioni con la stessa canzone, e poi quel cantante è morto, non potete far vincere i defunti.

La parodia di Sanremo volge al termine. 

 
 
 
 
 

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Un blog di: lascrivana
Data di creazione: 19/09/2010