NOTTE STELLATA

IRAKEL


Irakel era un bambino pakistano. Genitori poverissimi, era il più grande di sei fratelli e sorelle. Era molto intelligente Irakel, e il suo desiderio era poter studiare per aiutare un giorno la famiglia. Ma non era possibile, la sua povertà gli precludeva gli studi. Così i genitori furono costretti a mandarlo a lavorare, per racimolare qualche soldo e smafare la famiglia. Iniziò così, in un lurido capannone dove con altre decine di bambine e bambini si occupavano di cucire i palloni che la Nike produceva in Pakistan, palloni che bambini più fortunati e giocatori strapagati avrebbero preso a calci per il divertimento di altre persone in altre parti del mondo, quello cosidetto civile. Lavorava 15-18 ore al giorno Irakel, e il padrone della fabbrica, che aveva l'appalto dalla Nike, li sfruttava con pochi spiccioli, con molte botte, con violenze di ogni genere. I bambini erano terrorizzati, ma allo stesso tempo non potevano far niente per ribellarsi a quella condizione disumana.Ma il sogno di Irakel era un altro. Il sogno di tutti i bambini del mondo. Studiare e giocare, crescere in modo normale, non come animali da macello. Iniziò così a chiedere al padrone, per se stesso e per gli altri bambini, di avere del tempo per poter andare a scuola, tempo libero per giocare e stare insieme ai suoi coetanei. La risposta del padrone, stupito da tali richieste, fu dura: aumento delle ore lavorative e della produzione. Ma Irakel era anche un bambino tosto. Alla risposta del padrone minacciò che se non avesse accettato le richieste, avrebbero smesso di lavorare. E così, dopo aver convinto tutti gli altri bambini, la produzione si fermò. I bambini andavano al capannone, ma si rifiutavano di lavorare. Intervenne la Nike, preoccupata non certo per le condizioni dei piccoli lavoratori, ma per il fatto che gli ordinativi non venivano rispettati. La multinazionale impose al padrone di trovare una soluzione, qualunque essa fosse, pur di riprendere a produrre palloni, minacciando il padrone di togliergli l'appalto.Intanto lo sciopero continuava. I bambini erano sempre più motivati e decisi. Il padrone, preoccupato per l'affare che poteva andare in fumo, si rivolse alla Polizia, che in Pakistan non è certo famosa per senso della giustizia. Il capo era un vecchio amico del padrone, e cercò con minacce e violenza di convincere Irakel e gli altri a riprendere il lavoro. Ma non c'era niente da fare, i bambini erano sempre più determinati, lo sciopero continuava, la produzione era bloccata, la Nike sempre più incazzata, e il padrone sempre più spaventato all'idea di perdere tutto. Il capo della Polizia gli consigliò di rivolgersi ad un personaggio di sua conoscenza, un uomo che guidava una sorta di polizia segreta, parallela, dedita a lavori sporchi, traffico di droga, corruzione, traffico di organi e cose del genere. Lo sciopero intanto andava avanti, e Irakel e gli altri non mollavano. E così intervenne la polizia segreta.Irakel aveva solo 12 anni, quando una mattina andarono a prelevarlo al capannone. Lo ritrovarono in una discarica, massacrato, mutilato, ucciso come monito verso tutti gli altri bambini. Così la produzione riprese, il padrone continuò a sfruttare i bambini più di prima, e la Nike potè garantire ai bambini e ai ricchi dell'altro mondo il divertimento negato a quelli del mondo di Irakel.Successe in Pakistan, nel 2002. E ancora oggi, alla vigilia del 1° Maggio, forse la festa più importante che esista, milioni di bambini in tutto il mondo, Italia compresa, vengono sfruttati, oppressi, schiacciati, violati, uccisi con il lavoro minorile, per la gioia e il divertimento di di quei Parsi che ci ostiniamo a definire "civili".Credo che se una parola d'ordine deve essere data a questo Primo Maggio, non può che essere "I BAMBINI A GIOCARE, I GRANDI A LAVORARE".Carlo e Carmen.