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« Il senso della vitaA volte non funziona »

Surì

Post n°122 pubblicato il 06 Dicembre 2012 da meninasallospecchio

Si chiamano così in dialetto le vigne che si trovano in cima alle colline più ripide, con la migliore esposizione, a seconda del vitigno può essere sud, sud-est o sud-ovest. Li chiamano surì nell'astigiano, sorì nell'albese. Si racconta che un antico barolista negli anni '50-'60 solesse andare al belvedere di La Morra poco dopo una nevicata. Di là si vedevano le vigne dove la neve si era già sciolta: quelli erano i terreni migliori da acquistare, i surì appunto.

E' passato del tempo e i surì non li vuole più nessuno, non nella zona del Moscato d'Asti, almeno, dove i contadini vendono l'uva alle aziende dello spumante che la pagano tutta allo stesso modo, surì o non surì. E così una vigna totalmente non meccanizzabile dà gli stessi ricavi di una in piano e i proprietari spostano le vigne o vendono i diritti di impianto a chi ha terreni in posizioni più "facili".

A rimetterci non è soltanto la qualità globale del vino prodotto, ma anche il paesaggio e la sicurezza idrogeologica: i terreni non più trattenuti dalle radici profonde delle viti sono soggetti a dilavamento e frane. E di conseguenza le province sono gravate da una costosa manutenzione stradale.

Da qui l'idea di incentivare i proprietari dei surì di moscato. La regione sta dispensando fondi a chi possiede vigneti con pendenza superiore al 50%.

L'altro giorno è venuto a trovarmi il Babbo Natale dei surì. In mano aveva una lista da cui risultava che io sono l'orgogliosa proprietaria della 12esima vigna più ripida su oltre 4000 (!) Che culo, eh. A quanto pare mi daranno un regalino. Niente di che, compenserò i tagli alla sanità che la stessa regione sta facendo. Poi ci sono altri progetti, forse faranno un marchio particolare per il vino, forse pagheranno di più l'uva, forse scriveranno un libro con le storie eroiche dei proprietari di surì.

Mi è venuto il magone. Io che voglio vendere. Insomma, l'avevo anche fatta la cosa eroica: lasciato un lavoro in azienda, cambiato vita, venuti qui senza sapere un cazzo di agricoltura, rimesso a posto la casa, imparato a coltivare la vigna, l'agriturismo, il vino con la nostra etichetta. Ne abbiamo fatte di cose. Ce l'avevo la storia eroica da raccontare. Ma non ha il lieto fine. Troppo impegno, troppo isolamento, non abbastanza soldi, non abbastanza palle. Ci siamo schiantati sulle nostre fragilità. E' la storia di un fallimento quella che ho da raccontare. Che cosa dirò al giornalista?

 
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Commenti al Post:
carognavera
carognavera il 06/12/12 alle 15:58 via WEB
eh no! Questa è la storia di una persona che ci ha provato! Il fallimento (che a me personalmente non piace come vocabilo...)è da mettere in conto in ogni cosa della vita. Può andare bene o può andare male ma l'importante è provarci. E se le cose non vanno a buon fine, vorrà dire che si cambierà pagina e se ne scriverà un'altra! :-)
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meninasallospecchio
meninasallospecchio il 06/12/12 alle 16:42 via WEB
Sì, questo lo so e per natura guardo più avanti che indietro. Però resta qualche ferita e questa per me non è cicatrizzata, sono ancora in mezzo al guado. Questa storia, che doveva essere una buona notizia, ha messo un po' il dito nella piaga. Succede.
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gginopino
gginopino il 06/12/12 alle 16:08 via WEB
mi piace tuto, tranne la questione della protezione relativa a fattori idrogeologici. la vite non è certo nata lì, ma è stata impiantata lì. nessuna vite è autoctona. sono tutte viti che sono state impiantate da molti anni, ma quella terra, come le altre, erano lì così come sono da prima dell'impianto ( delel viti )
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meninasallospecchio
meninasallospecchio il 06/12/12 alle 16:46 via WEB
Be', d'accordo, ma le viti ci sono dai tempi degli antichi romani. Poi certo, dilavamenti e frane ci sono sempre stati, è così che si sono formate le pianure alluvionali; al posto della pianura padana c'era il mare, se proprio vogliamo tornare all'antico :-) Ma quando una strada è bloccata da una frana non è una gran consolazione.
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gginopino
gginopino il 06/12/12 alle 16:11 via WEB
Punta ad un mercato di nicchia, se riesci/riuscite a produrre qualcosa di particolarmente superiore...( purtroppo )
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meninasallospecchio
meninasallospecchio il 06/12/12 alle 16:49 via WEB
Le cose sono molto più complicate, ne ho parlato in alcuni post a cavallo della vendemmia, ai primi di settembre. Ma comunque ormai la decisione è presa, devo soltanto trovare un compratore.
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gginopino
gginopino il 06/12/12 alle 22:51 via WEB
beh...peccato...soprattutto per la delusione...
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sagredo58
sagredo58 il 08/12/12 alle 00:04 via WEB
Ij un settore del tutto diverso il 2010 è stato l'anno del mio fallimento, dopo 25 anni di successi è arrivato. Non l'ho ancora metabolizzato del tutto, solo perché il susseguirsi di disastrosi eventi fa si che io stia ancora lavorativamente precipitando. C'è una cosa che unisce le nostre diversissime storie: della qualità non frega più un cazzo a nessuno!
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meninasallospecchio
meninasallospecchio il 08/12/12 alle 00:28 via WEB
Be', io avevo già abbandonato l'informatica perché le cose non erano andate nel modo giusto, ma in quel caso mi ero raccontata che ero stata io a volerlo. E un po' era vero. Quando mi ricapita di essere in contatto con quel mondo mi ricordo perché ad un certo punto avevo comprato una cascina. In questo caso non posso dare la colpa a nessuno. Siamo stati velleitari e basta.
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ciaolaura
ciaolaura il 11/12/12 alle 14:14 via WEB
Al giornalista racconterai la storia di un tentativo. E il fatto di apprezzare le cose belle e buone.
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meninasallospecchio
meninasallospecchio il 11/12/12 alle 14:45 via WEB
Sai, il fatto è che non è stato un fallimento imprenditoriale; anche se abbiamo lasciato le cose a metà non ci siamo rovinati economicamente. E' stato un fallimento esistenziale. Il mio ex non ha più retto l'impegno, io non ho più retto l'isolamento, insieme non siamo riusciti a evitare di scannarci. Insomma, il sogno di andare a vivere in campagna, di recuperare le origini, le tradizioni, un po' ci credo ancora, ma noi non ce l'abbiamo fatta. Le cose belle e buone.. sì, quelle le apprezzo.
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