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Come sopravvivere alla Prima Comunione (prima parte)

Post n°185 pubblicato il 04 Maggio 2013 da meninasallospecchio

Fra un paio di settimane mio figlio farà la Prima Comunione. Niente di tragico, di per sé. Gettando nella costernazione tutto il paese, ho dichiarato di essere non credente e mi sono evitata le menate di coinvolgimento dei genitori. Ma questa sarà l'occasione per me per rivedere tutta la famiglia del mio ex, a circa un anno e mezzo dalla nostra separazione.

Faccio una premessa. Io odio la famiglia. La mia e quella degli altri. Proprio come concetto, come istituzione. Mi rendo conto di essere fuori tempo, forse dovevo nascere 10-15 anni prima e fare il '68, ma tant'è. Dico questo affinché possiate leggere ogni ulteriore considerazione alla luce di questa mia stronzaggine repressa.

Tempo fa, quando si è parlato con il mio ex di questa storia della Prima Comunione, lui se n'è uscito con una delle sue idee geniali: non facciamo il pranzo al ristorante, bensì nella nostra cascina. Era stato già così per il battesimo e la cosa sembrava ragionevole, sia per il numero relativamente esiguo degli invitati, sia per il fatto che la nostra cascina è luogo estremamamente ameno e gradevole. Già. Però nel frattempo le cose sono parecchio cambiate. Lì per lì, come spesso mi è capitato con le idee geniali partorite dal mio vulcanico ex, ho acconsentito. Ma, all'approssimarsi dell'evento, la faccenda ha cominciato ad assumere i contorni di un incubo.

Vediamo innanzi tutto il parterre degli invitati:

- in primo luogo, la vostra amata autrice

- poi l'ex, con il quale i rapporti sono altalenanti, come è sempre stato

- e il pargolo festeggiato

Da parte di padre:

figlie del precedente matrimonio dell'ex, di cui 

- figlia1, con cui un tempo ero in buoni rapporti, ma che mi odia da quando ho lasciato suo padre

- figlia2 che mi ha sempre odiata

- suocera che mi ha sempre odiata

- suocero rinco, non si sa se mi odia o meno, a lui interessa soltanto trovare qualcuno disposto ad ascoltare per la duecentomillesima volta i suoi racconti (questo succede a non avere un blog)

- sorella dell'ex con cui un tempo ero in buoni rapporti, ma che non ho più visto da quando ci siamo lasciati: forse ora mi odia anche lei

- cognato, il quale, quando indossavo la minigonna, mi lanciava sguardi e apprezzamenti non precisamente da cognato fervente cattolico: forse ora mi odia anche lui, ma tenderei a considerarlo improbabile

- figli dei cognati: due marmocchi viziati e rugnosi

Da parte mia:

- mia madre, in forza al nemico

- amica1, con fidanzato

- madre di amica1, invitata per generare entropia, allo scopo di distogliere l'odio generale dalla  sottoscritta

- amica2

A questo bisogna aggiungere, non fra gli invitati ma fra le cause di stress, il parroco ultra-conservatore che,  approfittando della chiesa piena per le comunioni, non si lascerà sfuggire l'occasione per lanciarsi in qualche invettiva completamente fuori luogo. Con cosa se la prenderà? I cristiani perseguitati nel mondo? I matrimoni gay? 

Vabbé, voi mi direte: che ti frega, fatti scivolare tutto. Già. Non ho imparato in 50 anni di vita, non ce la farò in 2 settimane. E' un giorno, si tratta di stare calmi e tranquilli per un giorno, cercando di prenderla nel modo migliore. Sì, ma come posso riuscirci?

E poi, d'improvviso, la soluzione.

Mi faccio una canna.

(continua)

 
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Commenti al Post:
vesirene
vesirene il 18/05/13 alle 12:59 via WEB
beata te ,tu sei stata coraggiosa a dichiarare apertamente che sei una non credente.Io non so in cosa credo ma so che nella chiesa non credo e alla domanda del parroco perchè non vado alla messa domenicale con mio figlio (esempio importante da dare a figli)non ho detto che non credo nella chiesa,nei preti ma ho solo specificato che parlando con mio figlio gli ho dato motivazioni del non mio andare in chiesa,(appunto il non credere)quindi non ero obbligata a dare il buon esempio.
(Rispondi)
 
 
meninasallospecchio
meninasallospecchio il 18/05/13 alle 18:16 via WEB
Io a mio figlio devo ancora spiegarlo, che non sono credente. La faccenda è un po' problematica perché lui non è tanto tipo da sfumature, quindi devo trovare il modo di far convivere quello che penso io con quello che sente nell'ora di religione e al catechismo.
(Rispondi)
 
vesirene
vesirene il 25/05/13 alle 20:38 via WEB
io ho dovuto dare spiegazione per "forza" .Mio figlio imbeccato dalla catechista mi faceva pressione per andar con lui in chiesa.Per non dargli dispiacere ci andavo qualche volta con lui in chiesa violentando me stessa,ma uscivo dalla chiesa incazzzata nera per quello che il prete diceva durante la predica.Consigliata dalla psicologa ho affrontato l'argomento con mio figlio dicendo che non potevo seguirlo nella sua formazione cattolica perchè personalmente non so in cosa credo,ma e' giusto che lui segua il suo percorso "giudichi"cio che insegna la chiesa in modo che con il tempo possa decidere autonomamente che strada prendere.
(Rispondi)
 
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